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Full text of "Atti della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale in Milano"

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PRE' 


DELLA 


SOCIETÀ  ITALIANA 

[)I  SOIMNZM  NATURALI 


E  DEL 


DI  STORTA  NATURALE 


IN  MILANO 

— <=}«=. — 

VOLU3IE  LXXII 
Fascicolo  III-IV 


(con  due  tavole) 


MILANO 


Dicembre  1933  (XII) 


CONSIGLIO  DIRETTIVO  PEL  1933. 


Presidente:  De  Marchi  Dofcfc.  Coirmi.  Marco,  Via  Borgonuovo  23 
(1932-33). 


Vice-Presidenti:  )  (1933  34). 

/  Mariani  Prof.  Coirmi.  Ernesto,  Via  Jadi- 

\  no  41  (1932-33). 

Segretario:  Moltoni  Dott.  Edgardo,  Museo  Civico  di  Storia  Nat. 
(1932-33). 

Vice-Segretario  :  De.sio  Prof.  Cav.  Ardito,  Via  privata  Livorno  3 
(1933-34). 

Archivista:  Mauro  Ing.  Gr.  Uff.  Ori.  Francesco,  Piazza  S.  Am¬ 
brogio  14  (1932  33). 

Airaghi  Prof.  Carlo,  Via  Podgora  7, 

Micheli  Dott.  Lucio,  Via  Cardo  Goldoni^  32. 
Parisi  Dott.  Bruno,  Museo  Civico  di  Storia 
Naturale. 

Pugliese  Prof.  Angelo,  Via  Enrico  Besana  18 
Supino  Prof.  Cav.  Pei, ice,  Via  Ariosto  20 
Turati  Conte  Gr.  Uff.  Emilio,  Piazza  S.  Ales¬ 
sandro  6.  I 


Cassiere:  Dott.  Ing.  Federico  Bazzi,  Via  Borghetto  5  (1933). 
Bibliotecario  :  Dora  Setti. 


ELENCO  DELLE  MEMOB.IE  DELLA  SOCIETÀ 


Voi. 

I. 

Fase. 

J-JO; 

anno 

1865. 

n 

II. 

ìì 

1-JO; 

a 

1865-67. 

il 

III. 

il 

1-5  : 

a 

1867-73. 

n 

IV. 

a 

1-3-5; 

anno 

1868-71. 

a 

V. 

a 

1  ; 

anno 

1895  (Volarne 

completo). 

n 

VI. 

a 

1-3; 

a 

1897-1910. 

ìi 

VII. 

a 

1; 

a 

1910  (Volume 

completo). 

?i 

vili. 

a 

1-3; 

a 

1915-1917. 

n 

IX. 

a 

1-3; 

a 

1918-1927. 

n 

X. 

a 

1; 

a 

1929. 

PAVIA 

PREMIATA  TIPOaRAFIA  SUCCESSORI  FRATELLI  FUSI 

Via  L.  Spallanzani,  11. 


Consiglieri  : 


A.  Schatzmayr 

(Museo  «  Pietro  Rossi  »  Duino) 


EISULTATI  SCIENTIFICI  DELLE  SPEDIZIONI  ENTOMO¬ 
LOGICHE  DI  S.  A.  S.  IL  PRINCIPE  ALESSANDRO 
DELLA  TORRE  E  TASSO  NELL’AFRICA  SETTEN¬ 
TRIONALE  E  IN  SICILIA. 


IV.  Apioninae. 

Dei  paesi  qui  trattati,  e  cioè  Sicilia,  Algeria,  Tunisia,  Tripo- 
litania  e  Cirenaica  (regione  mediterranea  centrale)  è  finora  noto 
circa  un  centinaio  di  Apion.  Della  Tripolitania  veramente  non 
era  nota  finora  nessuna  specie  ;  della  Cirenaica  il  dott.  Gri- 
delli  ne  cita  otto  (Col.  Giarabub  392-393). 

Gli  endemiti  di  questi  paesi  sono  circa  25,  dei  quali 
diversi  descritti  da  Desbrochers  sopra  un  singolo  esemplare  e 
fino  ora  non  più  ritrovati  ;  43  circa  sono  le  forme  diffuse  nei 
paesi  mediterranei  e  la  maggior  parte  anche  in  Europa  ;  dei 
paesi  del  Mediterraneo  occidentale  (Spagna,  Marocco,  Algeria, 
Tunisia  e  Sicilia)  ne  conosco  13,  e  17  le  forme  sparse  anche 
nella  maggior  parte  della  regione  paleartica. 

Ecco  l’elenco  delle  specie  catturate  da  Sua  Altezza  e  da  me: 

Apion  tamariscì  Gyll.  Tunisi  (Djedejda)  14-10-29  su  Tainarix 
11  esemplari.  Francia  meridionale,  Sicilia,  Sardegna,  Africa 
settentrionale. 

Apion  Poupilìieri  Wenck.  Algeria  (Oumache)  .  2-2-29  (3  es.'  ; 
(Biskra)  30-1  -  1-2-29  (12  es.)  ;  Tougurt  6  e  7-2-29  (6  es.) 
sempre  sul  Tainarix .  Secondo  il  dott.  Gridelli,  il  signor 
Gonfalonieri  catturò  questa  specie  in  numero  rilevante  sulle 
infiorescenze  delle  palme  (1.  c.  392).  Un’altra  pianta  segna¬ 
lata  poi  per  due  Onycìiapion  fKirsclii  e  DuinontiJ  dal  signor 


12 


170 


A.  SCHATZMAYR 


dure)  6  e  7-10-29  (2  es.).  Diffuso  nei  Paesi  mediterranei  e 
secondo  la  letteratura  anche  nelle  Canarie.  In  queste  isole  io 
catturai  in  grande  quantità  solamente  la  specie  affine  sagit- 
tiferiim  AVoll.  Vive  su  Mercuriaìis. 

Apio/i  rufiiìum  Wenck.  Messina  (Contesse)  3-2-26,  diversi  esem¬ 
plari  ;  Siracusa,  presso  Villa  Politi  25-2-26  (1  es.).  La  specie 
è  stata  descritta  di  Saint  Paphael  (Francia  meridionale)  ed 
è  diffusa,  con  le  sue  razze,  in  tutti  i  paesi  del  bacino  medi- 
terraneo. 

rufulum  Rolphi  Wagn.  Tunisi  (Cartagine)  17-1-29  (2  es.)  ; 
(Sidi  bu  Said)  26-2-29  (4  es.)  ;  (Belvedere)  16-1-29  (4  es.)  e 
30-9-29  (Q  es.). 

Apion  rufescens  Gyll.  Palermo  (M.  Pellegrino)  9-2-26  :  Siracusa 
(Villa  Politi,  nelle  «  Prigioni  di  Dionisio  »)  25-2-26,  frequente 
sulla  Parietaria.  In  Europa  meridionale  comune. 

Apion  ìeucopliaetiim  Wenck.  Algeria  (Laverdure)  7  e  9-10-29 
(2  9  9)-  (Frejus)  loc.  class.  Diffuso  nella  Francia  meri¬ 
dionale,  Spagna,  Italia,  Carniola. 

Apion  curiuìuììi  Desbr.  Algeria  (Laverdure)  7-10-29  (1  es.). 
Diffuso  in  Italia  media  e  meridionale.  E  segnalato  però  anche 
di  Inghilterra  e  Francia  meridionale. 

Apion  stolidiiin  Grenn.  Un  esemplare  U  falciato  a  Suani  ben 
Aden  (Tripoli)  il  15-3-26  ;  Tripoli  (verso  Gargaresc)  31-3-26 
un  cT  errante  sulla  sabbia  ;  Garian  24  e  27-3-26  (2  es.). 
Differiscono  dai  nostri  giuliani  solamente  per  il  rostro  un  po 
più  lungo,  e  la  testa,  fra  gli  occhi,  fortemente  j)unteggiata. 
Xessuna  differenza  nel  j^ene.  Specie  diffusa  in  Europa  e  in 
Algeria. 

Apion  detritnni  Bey.  Sicilia  (Ficuzza)  15-2-26  (1  es.).  Europa 
orientale.  Paesi  mediterranei,  Caucaso. 

Apion  nitens  Schilsky.  Algeria  (Laverdure)  7  e  9-10-29  (2  9  9)? 
(Biskra)  10-2-29  (1  es.).  Secondo  Schilsky  sarebbe  noto  anche 
di  Tunisia.  Il  nitens  si  identifica  forse  con  lo  stolidiim  siih- 
sqìtanìiferuni  Desbr. 

Apion  cardiioruin  Kirby.  Sicilia  iLentini)  6-4-26  diversi  esem¬ 
plari;  Tunisi  (Belvedere)  19-2-29  (4  es.)  ;  (Le  Bardo)  8-12-28 
(1  es.).  Forma  larga,  elitre  verde  oscure,  pubescenti,  pronoto 
senza  peli.  Vive  su  Cardus  e  Onopordon.  Europa,  special- 
mente  Paesi  mediterranei. 

Apion  carduoruni  gaìactilis  ÙVenck.  Tunisi  (Belvedere)  25  e  30- 
9-29  e  poi  3-10-29  diversi  esemplari;  (Ariana)  3-10-29  fre- 


RISULTATI  SCIENTIFICI  DELLE  SPEDIZIONI  ECC.  171 

quente.  Osservasi  che  le  due  forme  vivono  nella  stessa  loca- 
lità,  ma  in  epoche  diverse.  E  forse  una  razza  biologica  del 
carduorum. 

AiJÌori  Damryi  Desbr.  Messina  (  M.  Peloritani)  5-2-26  (1  es.)  ; 
Tunisi  (Chott  Sedjoumij  23-2-29  (1  es.)  Vive  sui  carciofi 
(  Cynara  scolymusj  ed  è  descritta  della  Corsica.  Trieste  è  la 
località  più  settentrionale  della  sua  diffusione. 

Apion  lancirostre  Chevr.  Tunisi  (Arianna)  3-10-29,  sbattuti  due 
esemplari  da  un  albero  fruttifero.  E  diffuso  nell’  Africa  set¬ 
tentrionale,  ma  è  ovunque  raro. 

Apion  inacro rrìiynclius  Ejopelsh.  Tripoli  (Suani  ben  Aden)  15-3-26 
falciato  un  solo  esemplare.  Descritto  di  Nikaria  (Isola  del- 
1’  Egeo),  fu  in  seguito  segnalato  anche  di  Algeria,  Tunisia, 
Siria  e  Caucaso. 

Apion  Sicardi  Desbr.  Sicilia  (Eicuzza)  15-2-26  (1  es.).  Wagner 
(Cat.  Winkler,  1395)  identifica  questa  forma  con  la  var. 
falìax  Wenck.  Wencker  però  descrive  anche  il  j^,  sesso 
non  ancora  noto  nella  forma  ritenuta  dagli  autori  per  Sicardi 
Desbr.  Per  questa  ragione  non  ritengo  uguali  queste  due 
forme.  Il  Sicardi  è  descritto  di  Tebursuk  (Tunisia),  il  faìlax 
d’  Algeri.  Regione  mediterranea  occidentale. 

Apion  Heìenae  9  sp.  Insetto  di  un  azzurro  nero  lucente,  a  pube- 
scenza  rada.  Rostro  un  po’  meno  che  equilungo,  curvato, 
glabro,  a  punteggiatura  rada  e  fina  ;  antenne  interamente^ 
nere,  inserire  dietro  la  metà  del  rostro,  articolo  basale  lungo 
quanto  è  largo  il  rostro  all’inserzione  delle  antenne,  articoli 
mediani  quasi  globosi,  clava  robusta,  appuntita;  testa  un  po’ 
conica,  occhi  piani,  fronte  punteggiato  ;  pronoto  subconico, 
pure  con  riflessi  azzurri,  a  punti  piuttosto  fini,  ma  profondi 
e  sparsi  ;  elitre  alquanto  allungate,  all’  indietro  dilatate,  con 
strie  fine  e  bene  incise.  Zampe  nere  con  tarsi  brevi  e  larghi. 
Nella  forma  del  corpo  ricorda  molto  il  Sicardi^  ne  differisce 
per  gli  occhi  più  piani,  per  la  regione  interoculare  fortemente 
punteggiata  anziché  striolata  e  per  le  strie  delle  elitre  molto 
più  fine. 

In  un  primo  tempo  ritenni  questo  Apion  per  il  del 
Sicardi  di  cui  non  si  conoscono  che  9  9  ?  punteggiatura 
della  testa  però  è  un  carattere  troppo  importante  per  consi¬ 
derarlo  solamente  sessuale.  Lungh.  2,6  min.  compreso  il  rostro. 
Catturato  da  Sua  Altezza  Serenissima  a  Le  Bardo  (Tunisi) 
1’ 8-12-28. 


172 


A.  SCHATZMAYR 


A  Sua  Altezza  Serenissima  la  Principessa  Elena  della 
Torre  e  Tasso,  Duchessa  di  Castel  Duino,  in  segno  di  grati¬ 
tudine. 

Apion  tenue  Kirby.  Sicilia  (Dentini)  6-4-26  (1  es.)  :  (Ficuzza) 
15-2-26  (1  es.).  Ovunque  in  Europa  frequente  sul  Trifolium 
e  Medica go. 

Apion  tenue  sbsp.  E  una  razza  biologica  o  una  specie  a  se. 
In  media  più  robusto  del  tenue^  a  pubescenza  molto  rada 
e  fina,  occhi  un  po'  più  sporgenti,  rostro  evidentemente  più 
lungo,  di  lunghezza  alquanto  oscillante,  elitre  lunghe  all*  in¬ 
dietro  fortemente  dilatate. 

Algeria  (Biskra)  27-1-29  e  10-2-29,  comune  sul  Trifolium. 
Xon  siamo  riusciti  a  catturare  il  percui  credo  che  il 
modus  vivendi  di  questo  sia  differente  da  quello  del  tenue 
.  che,  come  si  sà,  è  frequente  al  pari  delle  O  9  , 

Apion  Kraatzi  Wencker.  Messina  (M.  Peloritani)  6-2-26,  due 
esemplari  sbattuti  dalla  Caly cotome  infesta:  Algeria  (Laver- 
dure)  6-10-29  (1  es.).  Paesi  mediterranei  occidentali;  è  de¬ 
scritto  della  Francia  meridionale  (Var). 

Apion  ftavofemoratum  Herbst.  Sicilia  fEicuzza)  15-2-26  ;  (Mes¬ 
sina,  31.  Peloritani)  4  e  6-2-26  comune  sulla  Caly  cotome 
infesta:  Algeria  (Laverdure)  6  e  7-10-29  (2  es.).  Europa, 
Paesi  mediterranei,  Asia  occidentale,  centrale,  settentrionale. 

Apion  aethiops  Herbst.  Messina  (31.  Peloritani)  8-2-26  (5  es.). 
Europa,  Paesi  mediterranei,  Asia. 

Apion  gracilicolle  Dyll.  3Iessina  (31.  Peloritani)  6-2-26  (1  es.). 
Europa  meridionale. 

Apion  vorax  Herbst.  Sicilia  (Ficuzza)  15-2-26,  comune;  (Lentini) 
24-2-26  (1  Q^’);  (31.  Pellegrino)  9-2-26  (1  o);  (31.  Peloritani) 
8-2-26  (2  O);  Algeria  (Laverdure)  5  e  7-10-29  (2  es.)  ; 
(Haminam  3Ieskoutine)  4-3-30  (19)5  Tunisi  (Chott  Sedjoumi) 
19  e  23-2-29  (2  es.).  Europa,  specialmente  media  e  meridio¬ 
nale,  Paesi  mediterranei,  Siberia. 

Apion  ononis  Kirby.  Algeria  (Laverdure)  5-10-29  (1  es.).  Europa. 
Paesi  mediterranei. 

Ap  ion  pomonae  F.  Sicilia  (Ficuzza)  15-2-26  (1  es.).  Diffuso  in 
Europa,  Caucaso  e  Siberia. 

Apion  rirens  Herbst.  Algeria  (Laverdure)  7-10-29  (1  es.).  In 
Europa  una  delle  specie  più  comuni  ;  è  conosciuto  anche 
della  Siberia.  Vive  su  Trifolium . 


RISULTATI  SCIENTIFICI  DELLE  SPEDIZIONI  ECC.  173 

Apion  astragali  Sicilia  (Ficuzza)  15-2-26,  comune;  (Bauso 

presso  Messina)  7-2-26  (1  es.)  ;  (M.  Peloritani)  5-2-26,  abba¬ 
stanza  frequente  ;  Algeria  (Laverdurej  5-10-29  (1  es.).  Xel- 
r  esemplare  algerino  è  visibile  un  piccolo  dente  gulare. 
Europa,  Paesi  mediterranei. 

Apion  nigritarse  Kirby.  Sicilia  (Eicuzza)  15-2-26,  frequente  ; 
Algeria  (Laverdure)  5  e  7-10-29,  comune.  Specie  molto  dif¬ 
fusa  e  comune  in  Europa.  Trovasi  anche  in  Siria  e  nel 
Caucaso. 

Apion  aestivum  Germ.  Sicilia  (Lentini)  6-4-26,  comune.  Specie 
cumunissima  in  Europa,  specialmente  sul  Trifolhim. 

Apion  interjectiun  Desbr.  Malta  4-4-26  (1  es.)  ;  Messina  (M. 
Peloritani)  6-2-26  (1  es.)  ;  Algeria  (Laverdure)  7-10-29  (1  es.). 
E  ritenuto  da  Wagner  come  razza  diAV  aestivum  ]  da  noi  in 
Italia  le  due  forme  sono  sempre  bene  distinte,  vivono  assieme 
senza  formare  passaggi  evidenti. 

Apion  ìaevicoììe  Kirby.  Sicilia  (Eicuzza)  15-2-26  (4  es.).  Inghil¬ 
terra,  Paesi  mediterranei. 

Apion  assimile  Kirby.  Sicilia  (Lentini)  6-4-26,  un  solo  esemplare 
falciando.  Specie  diffusa  in  Europa,  Siria  e  Algeria.  Vive 
su  Trifolium. 

Apion  dentipes  Gerst.  Palermo  (Monreale)  10-2-26  (1  es.).  Il 
tipo  è  descritto  della  Sicilia,  V  armifernm  Wenck.  di  Scu- 
tari  d’ Albania  e  il  tuhicen  di  Spagna,  Sicilia  e  Pirenei. 
Specie  molto  diffusa  in  Italia  inedia  e  meridionale,  ma  non 


comune. 


ISTITUTO  DI  ZOOLOGIA  DELLA  R,  UNIVERSITÀ  DI  PAVIA 
DIRETTO  DAL  PROF.  CESARE  ARTOM. 


Dott.  F.  Cavallini 


MOLLUSCHI  ACQUATICI  DEL  PAVESE 


Ad  un  conoscitore  dei  dintorni  di  Pavia  non  può  passare 
inosservata  l’ottima  posizione  della  nostra  città  per  coloro  cLe  si 
vogliono  interessare  di  fauna  d’ acqua  dolce.  Dal  grande  fiume  al 
piccolo  ruscello,  dal  canale  d’ irrigazione  alla  risaia,  qui  sono 
rappre’sentati  tutti  gli  ambienti  più  diversi  in  tutte  le  condizioni 
di  variazione.  Nel  Ticino  troviamo  cosi  la  corrente  rapida  come 
la  lentissima,  il  fondo  ghiaioso,  sabbioso,  melmoso,  la  mancanza 
di  vegetali  e  l’ abbondanza  di  alghe  e  piante  acquatiche.  Le 
lanche,  i  bracci  morti  e  le  gore,  tutti  numerosissimi  e  delle  più 
diverse  estensioni,  ci  danno  l’ambiente  ad  acqua  lentamente 
rinnovantesi  o  completamente  ristagnata,  con  pochi  vegetali  o  con 
tale  abbondanza  di  piante  acquatiche  (quali  :  ninfee,  ranuncoli, 
lemma,  ecc.)  da  formare  col  loro  fusto  un  feltro  intricatissimo, 
che  bene  spesso  intralcia  e  talora  perfino  impedisce  il  passaggio  ' 
anche  alla  barca  più  leggera.  Dal  Naviglio,  al  Navigliaccio  ed  al 
Carena  si  passa  a  corsi  d’ acqua  meno  importanti  e  di  diversa 
portata,  quali  la  Vernavola,  la  Eolia  e  il  Gravellone  Vecchio,  tino 
al  piccolo  ruscello  senza  nome  per  la  sua  esiguità.  Vi  sono  grandi 
canali  di  recente  costruzione  per  lo  scolo  delle  acque  e  la  bonifica 
di  terreni,  quali  il  Gravellone  Nuovo,  accanto  ad  una  rete  ben 
costruita  di  canali  d’irrigazione,  quali  il  Cavour,  Bidelli,  Cavone, 
Orlandi,  ecc..  Aggiungendo  a  tutto  questo  le  numerose  risaie  e 
marcite,  che  si  possono  trovare  anche  a  pochi  chilometri  dalla 
città,  dobbiamo  concludere  che,  anche  con  un  semplice  e  superfi¬ 
ciale  sguardo  ai  dintorni  di  Pavia,  si  ha  l’ impressione  non  solo 
dell’  ambiente  ricchissimo  di  acqua,  ma,  quello  che  più  ci  interessa, 
di  tutta  la  serie  e  la  ricca  graduazione  degli  ambienti  più  sva¬ 
riati.  Il  famoso  epiteto  di  «  Città  della  nebbia  »,  dato  a  Pavia 
trova  la  diretta  spiegazione  nella  ricchezza  idrica  dei  suoi  dintorni. 


MOLLUSCHI  ACQUATICI  DEL  PAVESE 


1  <5 

e  se  queste  condizioni  possono  in  riguardo  al  clima,  essere  sfavo¬ 
revoli,  per  uno  studio  di  fauna  acquatica  ci  danno  invece  un  quadro 
veramente  imponente  per  la  gamma  difficilmente  raggiungibile 
altrove,  delle  variazioni  di  condizioni  ambientali.  ' 

La  prima  constatazione  dello  studioso  della  fauna  malacologica 
pavese  in  relazione  alle  sue  condizioni  ambientali  è  quella  della 
grande  riccbezza,  ricchezza  che  ha  la  sua  importanza  non  tanto 
per  il  numero  degli  individui  quanto  per  le  loro  specie  e  varietà. 

Se  osserviamo  la  lanca  del  Rottone,  il  letto  del  Ticino  presso 
la  foce  di  questa  lanca,  ed  il  letto  del  Ticino  pure  presso  la 
sponda  opposta  a  tale  foce,  nel  territorio  della  IMenabrea  o  Poli¬ 
gono,  possiamo  aver  subito  T  idea  dell’  enorme  abbondanza  di  mate¬ 
riale.  Devo  qui  osservare  che,  mentre  i  molluschi  nelle  lanche  e 
dove  la  corrente  non  è  forte  vivono  vagando  e  sono  visibili  ad 
un  primo  superficiale  sguardo,  quelli  invece  che  stanno  nel  letto 
del  fiume  richiedono  al  ricercatore  un’  attenta  e  perspicace  iilve- 
stigazione.  Se  si  considerano  i  lamellib ranchi,  rappresentati  dalle 
varie  specie  di  Lffiio,  dalla  Pseudanodonta  e  dall’ Anodonta,  essi 
stanno  infossati  nel  terreno  e  non  sono  riconoscibili  se  non  da 
una  piccola  fessura  allungata  che  si  ha  nella  superficie  terrosa  e 
che  comunemente  sfugge  al  jirofano.  Se  si  ricercano  le  Xeritine 
e  gli  Ancylus,  questi  sono  sempre  difficilmente  visibili,  sia  per 
la  loro  piccolezza,  sia  perchè  stanno  aderenti  alla  facciata  infe¬ 
riore  dei  sassi  ove  questi  volgono  al  terreno,  ragione  per  cui 
difficile  ne  riesce  il  ritrovamento. 

Xon  pochi  sono  stati  coloro  che  si  interessarono  dei  nostri 
molluschi  :  il  Villa,  lo  Stabile,  il  Crivelli,  ecc.  e,  fra  questi,  due 
in  particolare,  il  Rezia  e  lo  Strobel,  si  interessarono  della  mala- 
cologia  pavese  ;  il  primo  con  il  lavoro  :  «  Gasteropodi  terrestri  e 
fluviali  dei  dintorni  di  Pavia  »,  il  secondo  con  le  :  «  Lumache  ed 
ostriche  pavesi  ».  L’uno  e  l’altro  studio  sono  il  risultato  di  dili¬ 
gente  ed  accurato  esame,  ma  appartengono  ad  una  letteratura 
ormai  troppo  passata  ;  risalgono  infatti  il  primo  al  1848,  ed  il  se¬ 
condo  al  1856.  Essendomi  occorso  di  considerarli  per  classificare 
qualcuno  dei  molluschi  nostri  più  comuni,  la  Bytliinici  tentacu- 
lata^  ad  esempio,  ho  avuto  appunto  occasione  di  vedere  come  essa 
sia  anche  nello  Strobel  ancora  classificata  come  Paludina  tenta- 
culata  L.,  impura  Lamarck  ;  inoltre  avendo  ricercato  e  non  tro¬ 
vato  nell’  elenco  la  Physa  aciita^  dovetti  persuadermi  di  quanto 
era  necessità  di  fare  :  aggiornare  la  classificazione  dei  molluschi 


176 


F.  CAVALLINI 


pavesi,  osservando  le  modificazioni  avvenute  in  questi  77  ultimi 
anni  nel  nostro  territorio. 

Mi  diedi  quindi  alla  raccolta  del  materiale  e  quando  mi  parve 
di  averla  completata,  mi  posi  come  base  il  modernissimo  ed  uni¬ 
versalmente  encomiato  trattato  del  Germain  :  «  Mollusques  terre- 

stres  et  fiuviatiles  »  1931  ed  ho  quindi  proceduto  alla  classifi¬ 
cazione. 

In  questo  elenco  di  molluschi  pavesi  ho  considerato  i  carat¬ 
teri  degli  animali  per  ciò  che  riguarda  le  caratteristiche  delle 
famiglie,  e  per  le  singole  specie  ho  fatto  seguire  alla  descrizione 
della  conchiglia  l’ indicazione  del  luogo  ove  le  varie  specie  si 
trovano,  indicandone  la  maggiore  o  minore  frequenza. 

Gasteropodi  Polmonati  Basommatofori  (M. 

Fani.  Limnaeidae* 

Animale  allungato  ovoide  con  mantello  più  o  meno  sviluppato. 
Testa  munita  di  due  tentacoli  triangolari  piatti  e  corti  con  occhi 
sessili  alla  loro  base  interna.  Piede  grande  e  ovalare.  Tutti  gli 
orifici,  il  respiratorio  ed  i  sessuali  sono  a  destra. 

Conchiglia  destrogira  di  forma  variabile  più  o  meno  allun¬ 
gata.  Ombelico  nullo  o  ridottissimo,  xùpertura  ovoide.  Guscio  uni¬ 
colore  di  color  corneo  più  o  meno  intenso. 

Le  limnee  vivono  di  preferenza  nelle  acque  stagnanti,  a  fondo 
melmoso,  ricche  di  vegetali  :  qui  strisciano  sul  fondo  ;  si  arram- 
jiicano  sugli  steli  e  camminano  sul  pelo  dell’  acqua  con  il  corpo 
rivolto  in  basso.  Le  limnee  vivono  anche  in  acque  correnti,  solo 
che,  mentre  nelle  paludi  si  possono  trovare  tutte  le  specie,  nelle 
correnti  le  forme  allungate  di  grandi  dimensioni  non  si  riscontrano 
più,  e  solo  qui  quindi,  la  L.  atiricolaria  non  è  accompagnata 
dalla  L.  stagnaììs. 

Si  possono  trovare  limnee  viventi  anche  fuori  dell’  acqua  ed 
infatti  le  forme  a  peristoma  piccolo  quali  la  L.  Iruncatiiìa.  L. 
turricolata  e  la  L.  paìustris^  passano  spesso  sugli  steli  erbosi 
periodi  più  o  meno  lunghi  della  loro  vita:  d’estate,  se  lo  stagno 
si  dissecca,  le  limnee,  come  quasi  tutti  i  molluschi  acquatici,  si 


(1)  Con  asterisco  sono  conti-assegnate  le  specie  e  varietà  che  non  erano  state 
riscontrate  dai  precedenti  autori. 


MOLLUSCHI  ACQUATICI  DEL  PAVESE 


177 


sprofondano  nel  fango,  chiudono  con  nn  epifragma  la  loro  apertura 
e  superano  cosi  in  vita  latente  i  periodi  a  loro  sfavorevoli.  Come 
la  maggior  parte  dei  molluschi  sono  erbivore.  Per  quanto  riguarda 
la  riproduzione  le  limnee  sono  ermafrodite.  Il  nidamento  nel  quale 
sono  poste  le  uova  è  dato  da  una  massa  gelatinosa  allungata  e 
cilindrica  che  viene  fissata  alle  piante  acquatiche. 

La  famiglia  delle  limnee  è  una  delle  famiglie  di  molluschi 
più  ricca  non  solo  per  il  numero  degli  individui,  ma  anche  per 
l’abbondanza  di  specie  e  varietà.  In  base  allo  sviluppo  del  man¬ 
tello  il  Germain  ha  suddivisa  la  famiglia  delle  limnee  in  due 
generi. 

Il  solo  genere  Limnaea  de  Lamarck  1779,  caratterizzato  dallo 
svilupjoo  ridotto  del  mantello,  è  qui  rappresentato  e  viene  suddi¬ 
viso  in  base  a  caratteri  della  radula,  dell’  apparato  genitale  e 
della  conchiglia,  in  varii  sottogeneri. 

S.  G.  Limnaea  sensu  stricto. 

Nel  pavese  esiste  una  sola  specie,  la 

L.  stagnai is  Limi.  (lung.  35-60  mm.  diam.  16-27  inm.). 

Conchiglia  grande,  allungata,  ed  acuminata,  costituita  di  6  o 
7  giri-  di  spira  l’ultimo  dei  quali,  formante  i  due  terzi  della  con¬ 
chiglia,  ovoide  e  ventricoso  con  apertura  ovalare  allungata,  legger¬ 
mente  angolosa  in  alto.  Ombelico  nullo.  Guscio  sottile,  relativa¬ 
mente  solido,  sub  trasparente,  di  color  giallo- corneo  sempre  piut¬ 
tosto  chiaro  segnato  da  sottili  e  fitte  strie  longitudinali  attraver¬ 
sate  da  altre  rare,  trasversali. 

Specie  caratteristicamente  polimorfa,  considerata  dal  Rezia  in 
tutte  le  sue  varietà  pavesi  (var.  reticolata,  striata,  fragile,  rosa 
ecc.)  non  dallo  Strobel  il  quale  già  probabilmente  aveva  intuito 
che  le  grandi  diversità  che  si  possono  osservare  anche  nelle  forme 
pavesi,  non  costituiscono  varietà  in  quanto,  come  osserva  il  Ger¬ 
main  (p.  485)  :  «  Toutes  ces  formes  passent  insensibilmentde  l’une 
à  l’autre  et  ne  sauraient  étre  distinguees  mème  cornine  variétés. 
D’autre  part  L.  Vignai  (1911  p.  157-178)  a  pu  obtenir,  par  éle- 
vage  en  aquarium,  en  partant  d’une  mème  ponte,  la  plupart  de 
ces  formes  abusivament  élevées  au  rang  d’ especes  ».  Nonostante 
quindi  la  grande  diversità  di  forma  che  si  osserva  nelle  Limnee 
stagnali col  Germain  sono  convinta  che  non  si  debba  parlare 
di  varietà,  ma  il  massimo  di  forme  in  quanto  anche  qui  nel  pa¬ 
vese  accanto  alla  Limnaea  stagnaìis  Limi,  forma  turgida  Menke, 


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F.  CAVALLIXI 


si  trova  la  forma  Locarcli  Cout.  ;  ma  fra  i  due  estremi  esiste 
una  serie  ininterrotta  di  graduazioni  intermedie. 

La  Limnea  stagjiaìis  è  comunissima  nel  pavese  nei  fossi  a 
lento  cambiamento  d’ acqua  e  nelle  paludi  ove  si  ha  ricchezza  di 
vegetazione.  Ambiente  favorevolissimo  sono  pure  tutte  le  lanche 
del  Ticino. 

Al  S.  G,  Radix  Denys  De  Monfort  appartengono  le  specie  : 

L.  (Radix)  auricularia  Linn.  (lung.  15-35  mm.  diam.  14-28mm.). 

Conchiglia  grande,  ovoide,  bulliforme.  Apice  acuminato  :  spira 
di  tre  e  mezzo  o  quattro  giri  di  cui  solo  l’ultimo  enormemente 
sviluppato.  Apertura  subrotouda,  grande  circa  i  cinque  sesti  del- 
l’ altezza.  Ombelico  in  grande  parte  ricoperto.  Guscio  sottile,  sub¬ 
trasparente,  di  color  giallo-corneo  più  o  meno  chiaro,  segnato  da 
sottili  strie  longitudinali. 

Questa  limnea,  a  differenza  della  L.  stagnalis.  è  poco  poli¬ 
morfa,  ma  presenta  una  grande  variazione,  non  considerata  dal 
Germain,  in  riguardo  alla  consistenza  del  guscio.  Già  lo  Strobel 
ed  il  Rezia  avevano  elencata  accanto  alla  L.  auricolaria.  la  va¬ 
rietà  suhconieus  Ziegler  Rossm.,  ma  potendo  anche  in  questo 
caso  constatare  che  detta  varietà  può  essere  collegata  alla  specie 
attraverso  gradi  intermedi  di  consistenza  del  guscio,  sono  propensa 
a  considerare  questa  come  una  forma  e  non  una  varietà. 

La  Limnea^  auricularia  è  abbastanza  comune  nel  pavese, 
meno  però  della  L.  stagnalis. 

Vive  nelle  acque  stagnanti  e  nelle  lanche  del  Ticino  anche 
dove  per  la  leggera  corrente  non  troviamo  più  la  Limnea  stagnalis. 

La  forma  subcorneus  Z.,  tipica  per  la  trasparenza  del  suo 
guscio,  è  molto  rara,  mi  è  stato  possibile  riscontrarla  solo  nel 
Xaviglio  di  Milano  :  le  forme  di  collegamento  sono  mescolate 
alla  specie. 

L.  (Radix)  limosa  Linn.  (lung.  15-33  mm.  diam.  10-22  mm.). 

Conchiglia  ovoide  sub-allungata,  formata  da  -1  giri  di  spira 
di  cui  l’ultimo  molto  rigonlio.  Apertura  ovalare.  Ombelico  a  fes¬ 
sura  piccolissima.  Guscio  piuttosto  fragile  di  color  giallo-corneo 
più  0  meno  intenso. 

Vive  fra  le  erbe  e  sul  fondo  degli  stagni  ad  acqua  comple¬ 
tamente  ferma  o  con  leggero  ricambio  :  si  trova  insieme  alla  L. 
auricolaria  :  è  abbastanza  comune,  ma  non  comunissima. 

Questa  specie  caratterizzata  da  intensissimo  polimorfismo  ba¬ 
dato  luogo  a  numerose  varietà  quali  la  : 


MOLLUSCHI  ACQUATICI  DEL  PAVESE 


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Var.  ampia  Hartmann. 

Conchiglia  globulare  molto  rigonfia  di  dimensioni  piuttosto 
ridotte,  colore  giallo-corneo  chiaro  ;  si  osserva  qui  che  V  apice  è 
più  0  meno  prominente  venendo  a  determinare  due  forme  : 

la  forma  Hartmanni  (lung.  lo,  diain.  11  min.)  con  T apice 
che  non  sporge  dagli  altri  giri,  di  color  corneo  tendente  al  rosa 
e  la  forma  ampia  dell’uguale  aspetto  generale,  ma  con  dimensioni 
ridotte,  con  apice  sporgente  e  color  corneo  tendente  al  giallo. 
Queste  due  forme  vivono  in  ambiente  diverso  l’una  dall’altra; 
la  prima  in  acque  leggermente  mosse  insieme  alla  L.  auricolaì  ia^ 
ed  è  piuttosto  rara,  la  seconda  alla  foce  del  Xaviglio,  cioè  in 
acqua  corrente  :  sta  aderente  ai  sassi  insieme  agli  Ancyliis  ed  è 
abbastanza  comune. 

Yar.  Patula  da  Costa  (lung.  10-20  mm.  diam.  18-12  min.). 

Conchiglia  bulliforme  ovoide,  spira  formata  di  tre  o  quattro 
giri  di  cui  1’  ultimo  abbastanza  rigonfio  e  leggermente  prolungan- 
tesi  verso  il  basso.  Guscio  sub  trasparente,  corneo,  giallo-bruno. 
Abbastanza  comune  nelle  acque  di  palude  leggermente  rinnovan- 
tesi  e  ricche  di  vegetazione. 

Var.  vulgaris  C.  Pleiff.  (lung.  11-13  mm.  diam.  7-9  mm). 

Conchiglia  piuttosto  piccola,  ovoide  con  4  giri  di  spira  di  cui 
l’ ultimo  abbastanza  rigonfio  e  molto  sviluppato  verso  il  basso. 
Apertura  ovalare.  Ombelico  a  fessura  piccolissima.  Guscio  sottile 
subtrasparente  corneo  giallo-chiaro.  Abbastanza  comune  sia  nei 
ruscelli  ricchi  di  vegetazione  sia  nelle  insenature  della  sponda 
del  Ticino. 

L.  (Radix)  peregra  Muli.  (lung.  10-16  mm.  diam.  7-12  mm.). 

Conchiglia  allungata,  spira  di  quattro  -  cinque  giri  legger¬ 
mente  rigonfi  di  cui  l’ultimo  anfratto  raggiunge  i  quattro  quinti 
della  lunghezza  generale.  Apertura  ovalare  allungata.  Ombelico 
quasi  completamente  ricoperto.  Guscio  mediocremente  solido  di 
color  bruno-chiaro  tendente  al  giallo-rossastro,  ornato  di  leggere 
striature.  Molto  comune  nei  fossi  ad  acqua  corrente  e  ricchi  di 
vegetazione,  meno  comune  nelle  paludi  a  lento  cambiamento 
d’  acqua. 

S.  G.  Stagnicela  Leach.  (1819)  1831.  comprende  le  specie: 

L.  (Stagnicela)  palustris  Muli.  (lung.  19-33  mm.  diam.  11- 
13  mm.). 

Conchiglia  fusiforme  ad  apice  acuminato,  spira  di  6  o  7 
giri  l’ ultimo  dei  quali  raggiunge  i  due  terzi  della  lunghezza  ge- 


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F.  CAVALLINI 


nerale.  Apertura  ovalare  allungata.  Ombelico  a  fessura  strettissima 
0  completamente  chiuso.  Guscio  solido,  subopaco,  raramente  corneo, 
di  colore  più  o  meno  giallo,  bruno  e  violaceo,  rigato  da  leggere 
striature  longitudinali.  Dimensioni  molto  varie. 

Vive  negli  stagni  e  nei  ruscelli,  negli  stagni  con  la  L.  sta- 
gìialis  si  trovano  le  forme  a  maggiori  dimensioni,  nei  ruscelli  ad 
acqua  corrente  e  ricchi  di  vegetali  le  forme  più  piccole,  distinte 
dallo  Strobel  come  specie  e  varietà  :  L.  ohsciirus  Porreyss  :  L. 
fuscus  Z.  aut  eìongatus  Drp.  {var.  fFIeìixJ  corvits  Gmelin)  : 
specie  e  varietà  passanti  gradualmente  1’  una  nell’  altra  e  che  per 
le  grandi  variazioni  di  dimensioni  e  forma  erano  state  erronea¬ 
mente  considerate. 

Ancora  allo  stesso  sottogenere  appartiene  la  : 

^  L.  (Stagnicela)  turriculata  Held.  (lung.  13-18  mm.  diam. 
6-9  mm.). 

Conchiglia  fusiforme  allungata,  spira  di  6  giri  distinti  da 
suture  profonde.  L’ultimo  giro  allungato  con  apertura  piccola  e 
subovolare.  Ombelico  a  fessura  quasi  completamente  ricoperto. 
Guscio  corneo  chiaro  o  bruno-nerastro.  Questa  specie  differisce 
dalla  precedente  per  le  sue  dimensioni  più  piccole  e  la  sua  forma 
più  strettamemte  allungata. 

Vive  ed  è  abbastanza  comune  nei  ruscelli  con  molta  vegeta¬ 
zione. 

All’altro  S.  G.  Galba  Schrank,  1803  appartiene  la  specie  : - 

L.  (Galba)  truncatuia  Muli.  (lung.  6-:8  mm.  diam.  3-4  mm.). 

Conchiglia  ovoide  allungata  leggermente  ventricosa.  Spire 
formate  da  5  o  6  giri,  l’ultimo  ben  sviluppato,  quasi  2/3  della 
lunghezza  generale  :  suture  ben  visibili.  Apertura  ovalare.  Ombe¬ 
lico  quasi  nullo.  Guscio  abbastanza  solido  di  color  corneo  e  corneo - 
bruno. 

Vive  nei  piccoli  ruscelli  ricchi  di  vegetali  ;  è  abbastanza 
comune,  non  comunissimo. 

^  L.  (Galba)  Doublieri  (Lequien)  Moquin  Tandon.  (Lung.  11 
mm.  diam.  4  min.). 

Conchiglia  allungata  e  slanciata  con  6  giri  di  spira  ;  dimen¬ 
sioni  un  poco  maggiori  della  L.  truncatuia.  Guscio  corneo,  giallo, 
subtrasparente. 

Vive  con  la  L.  truìicatula  di  cui  è  un  poco  più  allungata, 
un  poco  più  slanciata  e  molto  meno  comune. 


MOLLUSCHI  ACQUATICI  DEL  PAVESE 


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Fam.  Physidae. 

Animale  simile  alle  Limnee,  ma  con  torsione  sinistrorsa. 
Testa  munita  di  due  tentacoli  filiformi.  Mantello  semplice  o  lo¬ 
bato  che  si  rovescia  sulla  conchiglia  ricoprendola  in  parte.  Piede 
ovalare  allungato,  anteriormente  arrotondato,  posteriormente  appun¬ 
tito.  Tutti  gli  orifici,  il  respiratorio  ed  i  sessuali,  sboccano  a 
sinistra. 

Conchiglia  sinistrorsa  ovalare  più  o  meno  allungata.  Apertura 
ovalare.  Ombelico  nullo.  Guscio  sottile  e  trasparente,  sempre  lucido. 

Le  Ph37-sa  vivono  generalmente  nelle  acque  limpide  e  pure, 
sempre  ricche  di  vegetali  :  nuotano  agilmente  rovesciate  come  le 
Limnee  e  camminano  rapidamente  sul  fondo  e  sulle  piante  acqua¬ 
tiche.  Sono  tutte  erbivore  ma  a  volte  si  vedono  attaccare  anche 
piccoli  animaletti. 

Le  Physa  sono  ermafrodite,  le  uova,  circondate  da  una  so¬ 
stanza  gelatinosa  ed  incolore  e  riunite  in  una  membrana  ialina  in 
piccole  masserelle  arrotondate  od  ovoidi,  sono  attaccate  ai  corpi 
sommersi. 

Il  genere  Physa  Draparnaud  1801  è  rappresentato  dai  due 
sottogeneri  ; 

S.  G.  Physa  sensu  stricto:  caratterizzato  dall’ aver  l’ animale 
il  mantello  digitato.  Comprende  i  generi  : 

P.  fontinalis  Limi.  (Lung.  6-8  mm.  diam.  4-5  min.). 

Conchiglia  ovoide,  enfiata,  con  3  o  4  giri  di  spira  di  cui 
l’ultimo  costituisce  i  3/4  della  lunghezza  generale.  Ombelico 
chiuso.  Apertura  ovalare.  Guscio  molto  sottile,  fragile  e  traspa¬ 
rente,  ben  lucido,  di  color  corneo  tendente  al  giallo-rosso. 

Vive  comunissima  nei  ruscelli  ricchi  di  vegetali  con  acqua 
sempre  corrente  e  limpida.  Meno  comune  nelle  acque  lentamente 
rinnovantesi. 

*  P.  taslei  Bourguignat  (Lung.  8-10  mm.  diam.  4-6  mm.). 

Conchiglia  ovoide  non  molto  rigonfia  di  4  o  5  giri  di  spira 
abbastanza  allungati  di  cui  1’  ultimo  costituisce  2  3  della  lunghezza 
generale.  Suture  ben  marcate.  Apertura  ovalare.  Ombelico  chiuso. 
Guscio  corneo  piuttosto  resistente,  subtrasparente,  leggermente 
rigato  di  colore  corneo  tendente  la  giallo. 

Vive  nelle  acque  fangose  ed  intermittenti  sprofondandosi  nella 
melma  nei  periodi  di  mancanza  di  acqua.  Mi  è  stato  possibile 


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F.  CAVALLINI 


trovare  in  abbondanza  questa  sjiecie  nel  canale  di  irrigazione 
Cavour. 

*  P.  acuta  Draparnaud.  (Lung.  8-12  min.  diam.  4-6  mm.). 

Conchiglia  ovoide  allungata,  spira  formata  da  4  o  5  giri 
meno  allungati  di  quelli  della  specie  precedente,  suture  poco 
inarcate.  Apertura  ovalare.  Ombelico  nullo.  Guscio  solido  ed  opaco 
color  corneo  tendente  al  giallo-chiaro;  lucente,  leggermente  striata. 

Vive  strisciando  sul  fondo,  sulle  pareti  e  sui  vegetali  nei 
ruscelli  ad  acqua  corrente  e  pura.  E  specie  abbastanza  comune. 
Di  questa  specie  esistono  due  varietà  : 

^  Var.  gibbosa  Moquin  Tandon  (Lung.  6-9  mm.  diam.  11-16 
mm.). 

Conchiglia  j^er  forma  uguale  alla  sjiecie,  ma  un  poco  più 
grande.  Guscio  solido  ed  023aco  di  colore  grigio  tendente  al  bruno 
meno  lucente  della  specie  ma  con  le  striature  longitudinali  più 
intense  che  vengono  ad  intersecare  fini  striature  spirali. 

Vive  come  la  specie  e  come  questa  è  abbastanza  comune. 

^  Var.  subopaca  De  Lamarck.  (Lung.  7  mm.  diam.  4  mm.). 

Conchiglia  ovalare  notevolmente  allungata.  Spira  di  4  o  5 
giri  di  cui  l’ultimo  poco  ventricoso  e  piuttosto  allungato.  Apertura 
ovalare  allungata.  Ombelico  chiuso.  Guscio  solido  ed  opaco  di 
color  giallo -chiaro,  lucente. 

Vive  insieme  alla  P.  Taslei  nelle  acque  fangose  e  intermit¬ 
tenti.  Varietà  molto  rara  che  ho  potuto  trovare  nel  canale  Cavour. 

S.  G.  Aplexa  Fleming  1820:  caratterizzato  dall’ aver  l’ ani¬ 
male  il  mantello  intero.  Comprende  la  specie  : 

P-  (Aplexa)  hjpnorum  Linn.  (Lung.  10  mm.  diam.  4  mm.) 

Conchiglia  fusiforme  allungata,  con  5  o  6  giri  di  spira  di 
cui  1’  ultimo  sviluppato  in  lunghezza  più  della  metà  della  conchi¬ 
glia  e  poco  rigonfio.  Apertura  strettamente  ovalare.  Ombelico 
ricoperto.  Guscio  sottile,  fragile,  trasparente  ben  lucido  e  di 
color  giallo  corneo. 

Vive  insieme  alla  P.  fontinaìis  nei  ruscelli  e  nelle  acque 
limpide  in  mezzo  alle  piante  acquatiche.  Specie  piuttosto  rara. 

Per  quanto  riguarda  la  famiglia  della  Physa,  nel  pavese  si 
riscontrano  tutte  le  specie  e  le  varietà  che  il  Germain  ha^potuto 
trovare  in  Francia  :  questo  in  contrasto  invece  con  lo  Strobel  ed 
il  Rezia  che  avevano  riscontrato  solo  la  Ph.  fontinaìis  L.  e  la 
Pii.  Iti/pnonini  L. 


MOLLUSCHI  ACQUATICI  DEL  PAVESE 


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Fani.  Planorbidae. 

Animale  con  cor2io  gracile,  avvolto  in  un  piano.  Testa  con 
due  tentacoli  cilindrici  e  lunghi,  simili  a  quelli  della  Physa,  con 
occhi  alla  loro  base  interna.  Piede  stretto  e  lungo.  Orifici  sessuali 
ed  orificio  respiratorio  con  sbocco  a  sinistra. 

Conchiglia  discoide,  sjiira  depresse,  ad  avvolgimento  variabile 
destrogiro  o  sinistrogiro  :  ultimo  anfratto  carenato  o  no  alla  peri¬ 
feria.  Ajiertura  rotondeggiante  od  ovalare.  Guscio  corneo  unicolore 
j)iù  0  meno  striato. 

I  Planorbis  vivono  nelle  acque  stagnanti  ricche  di  vegetali  ; 
nei  periodi  nei  quali  le  paludi  ed  i  fossi  si  disseccano,  si 
sprofondano  nel  fango  e  le  ]3Ìccole  specie  chiudono  il  loro  guscio 
con  un  epifragma,  come  i  gasteropodi  terrestri  :  ciò  permette  loro 
di  soiqDassare  i  j^eriodi  sfavorevoli.  Tutti  i  Planorbis  si  nutrono 
di  vegetali.  Sono  molluschi  ermafroditi  ;  le  uova,  ialine  e  traspa¬ 
renti,  riunite  in  j^F-cole  capsule  orbicolari  mucoso-cornee,  sono 
fissate  alle  pietre  ed  alle  piante  sommerse. 

La  famiglia  dei  Planorbis  comprende  i  due  generi  :  Planorbis 
e  Seomentina. 

Al  genere  Planorbis  (Guettard  1756).  Geoffroy,  1767  carat¬ 
terizzato  dall'avere  la  conchiglia  senza  lamelle  interne,  apparten¬ 
gono  varii  sottogeneri,  suddivisi  in  base  ai  caratteri  dell’apparato 
genitale,  dell’apparato  digerente  e  della  conchiglia. 

S.  G.  CoretUS  Adanson  1757,  con  la  specie. 

P.  (Coretus)  corneus  Linn.  (Lung.  8-15  mm.  diam.  17-35  mm). 

Conchiglia  discoide  un  ]do’  rigonfia,  largamente  ombelicata 
su^^eriormente,  e  piana  inferiormente  ;  sjiira  di  5  o  6  giri  con 
suture  ben  marcate.  Ajiertura  arrotondata,  obliqua,  subangolosa  e 
leggermente  sopra  avanzate  in  alto.  Guscio  corneo,  solido,  di  color 
bruno,  bruno-giallo  bruno-verdastro,  ornato  di  striature  longitudi¬ 
nali  ben  marcate,  intersecantesi  con  altre  spirali  più  fini.  E  il  più 
grande  dei  Planorbis.  Sj)ecie  polimorfa  che  ha  portato  alla  crea¬ 
zione  di  molte  varietà  tutte  legate  alla  forma  tij^o  da  stadi!  inter¬ 
medi!,  quali  (PI.  mericlionalis  Charp.,  Pi.  similis  Muli.,  PI.  efru- 
scus  Poss.  ecc.). 

Vive  nelle  lanche  del  Ticino,  nelle  acque  stagnanti  con  vege- 
fazione  ed  in  tutte  le  acque  ^^oco  correnti.  E  molto  comune  ed 
abbondante. 


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184 


F.  CAVALLINI 


Air  altro  S.  G.  Bathyomphalus  (Agassiz)  De  Charpentier. 
1837.  Appartiene  : 

*  P.  (Bathyomphalus)  contortus  Linn.  (Limg.  1-1^/.,  mm.  diam. 
3-4  min.). 

Conchiglia  appiattita  superiormente,  largamente  ombelicata 
inferiormente.  Spira  di  7-9  giri  strettamente  serrati,  di  cui  l' ul¬ 
timo  legermente  rigonfio.  Suture  molto  evidenti  ;  apertura  a 
mezzaluna  con  lato  superiore  leggermente  avanzato.  Guscio  piccolo, 
solido,  di  color  corneo,  rossastro  e  brunastro. 

Vive  aderente  ai  vegetali,  nei  ruscelli  ad  acqua  corrente,  e 
nei  corsi  d’  acqua  lentamente  rinnovantesi.  E  specie  abbastanza 
comune. 

S.  G.  Planorbis  sensu  stricto,  a  cui  appartengono  le  specie  : 

P.  Planorbis  Linn.  iLung.  2-4  mm.  diam.  7-17  mm.). 

Conchiglia  schiacciata,  subconcava  superiormente,  quasi  piana 
inferiormente.  Spira  di  6  giri  lentamente  crescenti  con  carena 
inferiore  munita  di  un  piccolo  cordone  ;  suture  ben  marcate. 
Apertura  un  po’  obliqua.  Guscio  corneo  più  o  meno  solido  di 
color  giallo-corneo  e  giallo-bruno  finemente  striato. 

Vive  nelle  acque  stagnanti,  nelle  lanche,  nelle  risaie  e  nelle 
acque  rinnovantesi  con  corrente  non  molto  forte  ;  sempre  fra  i 
vegetali.  E  comunissimo. 

Questa  specie,  dotata  di  forte  polimorfismo,  dà  luogo  a  diverse  . 
forme  :  la  forma  suhmarginaliis  C.  e  Jan.  (considerata  dallo 
Strobel  come  varietà)  è  caratterizzata  dall’  avere  la  carena  sub- 
marginale  più  0  meno  ottusa  ;  la  forma  ecarinata  Westerlund  è 
senza  carena.  Queste  due  forme  vivono  insieme  alla  specie  e  sono 
piuttosto  rare. 

P.  carinatus  Muli.  (Lung.  2-3  mm.  diam.  10-15  min.). 

Conchiglia  molto  schiacciata.  Spira  di  5  o  6  giri  un  poco  con¬ 
cavi  superiormente  con  una  carena  mediana  munita  di  un  piccolo 
cordone.  Suture  ben  marcate.  Apertura  ovalare  trasversa.  Guscio 
piuttosto  sottile,  corneo,  color  corneo-giallastro  finemente  striato. 

Vive  col  precedente,  ma  è  molto  più  raro. 

Le  specie  del  S.  G.  Spiralina  (Hartmann  1840)  Martens  1899 
si  suddividono  in  due  sezioni. 

<i)  Sezione  Spiralina  sensu  stricto  (diplodisiCHs  Dall.!  carat¬ 
terizzata  dalla  conchiglia  molto  compressa  e  dall’  ultimo  giro  di 
spira  ben  carenato,  comprende  le  specie: 


MOLLUSCHI  ACQUATICI  DEI.  PAVESE 


185 


P.  (Spiralina)  vortex  Limi.  (Lung.  1  mm.  diam.  6  mm.). 

Conchiglia  molto  compressa.  Spira  di  5  o  7  giri  leggermente 
convessi  superiormente  e  piani  inferiormente.  L’ultimo  giro  è  ca¬ 
renato.  Guscio  sottile  e  fragile  di  color  corneo  chiaro. 

Vive  nelle  lanche  del  Ticino  e  nelle  acque  leggermente  rin- 
novantesi  sempre  ricche  di  piante  acquatiche.  E  specie  rara. 

*P.  (Sp  iralina)  vorticulus  Troschel  (Lung.  0,5  mm.  diam,  4-5). 

Conchiglia  piccola,  molto  depressa.  Spira  di  5  o  6  giri,  mu¬ 
nita  di  carena  ottusa  ;  suture  ben  marcate.  Apertura  ovalare 
obliqua.  Guscio  sottile,  trasparente,  corneo,  giallo  e  giallo-bruno. 

Vive  con  la  precedente.  Von  è  comune. 

(Il  Kennard  ed  il  Wodvard  considerano  il  P.  vortex  Drap, 
sinonimo  del  P.  vorticulus  Troschel.  Il  Germain  non  ammette 
questa  assimilazione). 

/?)  Sezione  Paras'pira  Dall  1905  caratterizzata  dalla  conchi¬ 
glia  depressa  e  dall’  ultimo  giro  arrotondato  o  compresso,  ma  non 
carenato.  Comprende  le  specie  : 

P.  (Sp  iralina)  spirorbis  Linn.  (Lung.  1  mm.  diam.  5-6  min.). 

Conchiglia  leggermente  rigonfia  e  quasi  piana  inferiormente. 
Spira  di  4  0  5  giri  non  carenati  ;  suture  bene  marcate.  Apertura 
suhrotonda,  obliqua.  Guscio  sottile,  fragile,  trasparente,  di  color 
corneo  tendente  al  verdastro,  al  giallo-dorato  ed  al  grigio,  ornato 
di  leggerissime  stilature,  a  superficie  lucida. 

Vive  nei  fossi  ad  acqua  viva,  nelle  risaie  e  nelle  lanche, 
sempre  fra  i  vegetali.  E  generalmente  comune  ;  in  alcuni  casi 
nelle  risaie  se  ne  rinvengono  in  colonie  numerosissime. 

S.  G.  Gyraulus  (Agassiz)  de  Charj^entier  1837. 

P.  (Gyraulus)  albus  Miill.  (Lung.  l-l'/^mm.  diam.  3-6  mm.). 

Conchiglia  appena  convessa  superiormente,  ben  concava  e 
largamente  ombelicata  inferiormente.  Spira  di  3  o  4  giri,  l’ ultimo 
molto  dilatato  all’  estremità  e  non  carenato  ;  suture  abbastanza 
marcate.  Apertura  obliqua  ovalare  a  bordo  superiore  avanzato. 
Guscio  sottile,  corneo,  molto  pallido  o  verdastro,  subtrasparente. 

Vive  nelle  acque  stagnanti  e  lentamente  rinnovali  tesi  di  anse 
del  Ticino,  in  mezzo  ai  vegetali.  Non  è  molto  comune. 

S.  G.  Hippeutis  (Agassiz)  De  Charpentier  1837. 

P.  (Hippeutis)  complanatus  Linn.  (Lung.  0,4  mm.  diam.  2- 
4-5  mm.). 


186 


F.  CAVALLINI 


Conchiglia  lenticolare  compressa,  abbastanza  convessa  supe¬ 
riormente,  quasi  piana  inferiormente  e  strettamente  ombelicata. 
Spire  di  3  0  4  giri,  P  ultimo  dei  quali  molto  grande,  formante 
inferiormente  quasi  tutta  la  conchiglia  e  munito  di  forte  carena  ; 
suture  poco  marcate.  Aj^ertura  obliqua.  Gruscio  sottile,  fragile, 
trasparente,  di  color  corneo  tendente  al  grigio  o  al  giallastro  : 
lucente. 

Vive  nei  ruscelli  ad  acqua  limpida  e  corrente  e  ricchi  di 
vegetali.  Non  è  nè  molto  comune  nè  abbondante. 

Al  genere  Segmentìna  Nleming.  1817  caratrerizzato  dall’avere 
la  conchiglia  munita  di  lamelle  interne,  appartiene  una  sola  specie  la: 

S.  nitida  Miill.  (Lung.  1-15  min.  diam.  4-6  min.). 

Conchiglia  convessa  superiormente,  subconcava  e  leggermente 
ombelicata  inferiormente.  Spira  di  4  giri  abbracciantesi  e  di  cui 
l’ ultimo  molto  grande  :  suture  mediocri.  Apertura  angolosa  in 
alto  ed  in  basso  con  tre  lamine  interne.  Guscio  sottile,  fragile, 
subtrasparente,  color  corneo-chiaro  e  lucente. 

Vive  nei  ruscelli  ad  acqua  pura  in  mezzo  a  piante  acquatiche. 
E  ’  specie  rara. 

Fani.  Ancylidae* 

Animale  ovoide,  non  spiralato.  Testa  con  due  tentacoli  corti; 
occhi  alla  base  interna  dei  tentacoli.  Piede  grande,  ovalare  poco 
più  corto  del  corpo.  Orifici  sessuali  a  volte  a  sinistra  a  volte  a 
destra.  Negli  Ancylidi  non  esiste  tasca  polmonare  ;  la  respirazione 
si  effettua  attraverso  la  cute  ed  attraverso  una  pseudobranchia,  o 
lobo  auriforme,  esistente  nella  cavità  palleale. 

Conchiglia  patelliforine  con  apice  nella  metà  posteriore  o 
0  meno  inclinato  a  destra  o  a  sinistra.  Guscio  sottile  e  trasparente 

Gli  Ancylidi  vivono  aderenti  alle  pietre  nelle  acque  pure  e 
correnti  del  baine  ed  aderenti  alle  pareti  ed  alle  piante  acquatiche 
nelle  lanche  e  nelle  vasche  ad  acqua  leggermente  rinnovantesi  : 
si  spostano  lentamente  strisciando,  non  mai  nuotando.  Sono  erbi¬ 
vori.  Gli  Ancylidi  sono  ermafroditi;  l’accoppiamento  è  alternato. 
La  uova,  raccolte  in  piccole  capsule,  sono  attaccate  ai  vegetali. 
La  famiglia  degli  Ancylidi  comprende  2  generi  : 

Genere  Ancylastrum  (Moquin  Tandon)  Bourguignat  1853. 
caratterizzato  dall’  avere  l’ animale  gli  orifìci,  anale  e  genitale  e  la 


MOLLUSCHI  ACQUATICI  DEL  PAVESE  187 

pseudobranchia  a  sinistra,  e  l’ apice  della  conchiglia  a  destra. 
Comprende  qui  la  sola  specie. 

A.  fluviatile  Muli.  (Lung.  2-4  min.  diam.  4-7  mm.). 

Conchiglia  conica  che  imita  la  forma  delle  spine  di  rosa, 
brevi  ed  a  larga  base.  Apertura  ovalare-arrotondata.  Guscio  sottile, 
fragile,  subtrasparente  di  color  corneo-biancastro  ornato  di  legge¬ 
rissime  striature. 

Vive  nel  Ticino,  insieme  alle  Nerittine,  strettamente  aderente 
ai  sassi  nei  luoghi  di  forte  corrente.  E  comune  ed  abbondante 
nel  ghiaieto  di  S.  Mauro  ed  alla  foce  del  Naviglio. 

Genere  Ancylus  (Geoffroi)  Miill.  1774  caratterizzato  dalTaver 
r  animale  gli  orifici  anale  e  genitale  e  la  pseudobranchia  a  destra 
e  l’apice  della  conchiglia  a  sinistra.  Comprende  la  sola  spècie: 

A.  lacustris  Linn.  (Lung.  2  mm.  diam.  5  mm.). 

Conchiglia  simile  alla  precedente,  ma  piu  depressa  e  molto 
più  allungata. 

Vive  nelle  acque  stagnanti  e  non  molto  correnti  sempre  fra  i 
vegetali.  Comune  ma  meno  abbondante  della  precedente. 


Gasteropodi  Prosobranchi. 
Monotocardi 
Fani.  Viviparidae* 

Animale  piuttosto  grande  Testa  con  due  tentacoli  uguali  nella 
femmina,  diversi  nel  maschio  :  occhi  portati  da  brevi  tentacoli. 
Piede  grande  e  troncato.  Orefici  sessuali  a  destra.  Respirazione 
branchiale.  Conchiglia  a  turbine  spesso  adorna  di  fascio  colorate. 
Apertura  ovalare  o  arrotondata  chiusa  da  un  opercolo  corneo  a 
nucleo  subcentrale.  Questi  molluschi  sono  erbivori  e  ovovivipari. 

Vivono  nei  canali,  nelle  lanche  e  negli  stagni  ed  è  molto 
comune  nelle  acque  non  molto  correnti  :  spesso  si  trova  in  colonie 
numerosissime. 

Il  solo  genere  di  questa  famiglia  è  il  : 

Genere  Vivipara  Eenys  de  Monfort,  1810. 

Comprende  le  specie  : 

V.  vivipara  Linn.  (Lungh.  20-30  mm.  diam.  18-25  mm.).  ’ 


188 


F.  CAVALLINI 


Conchiglia  globulosa,  conoide,  turbinata.  Spire  di  5  giri. 
Apertura  subarrotondata.  Ombelico  piccolo.  Guscio  solido  risvestito 
da  un  epidermide  cornea.  Color  bruno  e  bruno-verdastro  con  tre 
fascio  bruno  scuro  non  sempre  ben  visibili.  Opercolo  corneo  a 
strie  concentriche  ed  a  nucleo  eccentrico. 

Vive  nei  ruscelli,  nelle  lanche  e  nei  canali,  sul  fondo  e  fra 
i  vegetali.  E  specie  comunissima  ed  abbondantissima. 

V.  fasciata  Muli. 

Conchiglia  molto  simile  alla  precedente,  più  grande  e  più 
slanciata.  Spira  di  6  o  7  giri.  Guscio  di  color  bruno-giallastro  o 
verdastro  nel  quale  sono  sempre  evidentissime  tre  fascie  brune 
che  rigano  trasversalmente  le  diverse  spire  della  conchiglia. 

Vive  insieme  alla  precedente  ed  è,  come  essa,  comunissima 
ed  abbondantissima. 

Fa m.  B  y  t  h  I  n  e  n  i  d  a  e  ♦ 

Animale  con  molti  caratteri  di  somiglianza  con  le  paludine  ; 
molto  più  piccolo.  Testa  con  due  lunghi  tentacoli  affilati  :  uguali 
fra  loro.  Occhi  sessili.  Piede  ovalare.  Animale  a  respirazione 
branchiale  :  unisessuato,  oviparo,  erbivoro. 

La  conchiglia  è  simile  a  quella  della  paladina  con  dimensioni 
ridotte . 

Vivono  in  tutte  le  nostre  acque  dolci  ove  non  vi  sia  troppa 
corrente. 

Genere  Bythinia  Leach.  1818  caratterizzato  dai  caratteri 
della  conchiglia  e  dalla  presenza  dell’  opercolo  calcareo  a  nucleo 
subcentrale.  Unica  specie  di  questo  genere  è  la  : 

B.  tentaculata  Limi.  (Lung.  8-12  inni,  diani.  d-?  min.). 

Conchiglia  globosa  turbinata.  Spira  di  5-7  giri  con  suture 
poco  profonde.  Apertura  subovalare,  ombelico  nullo.  Guscio  rela¬ 
tivamente  sottile,  subopaco,  corneo,  color  corneo  jiiù  o  meno 
giallo.  Opercolo  calcareo  a  nucleo  subcentrale  ed  a  strie  concen- 
triche.  E  un  mollusco  comune  ed  abbondante. 

Fani.  Valvatidae* 

Animale  con  muso  allungato  e  con  due  tentacoli  lunghi  e 
sottili  con  occhi  alla  base.  Piede  largo  anteriormente,  ottuso  po¬ 
steriormente.  Orifici  sessuali  a  destra.  Respirazione  branchiale  : 


MOLLUSCHI  ACQUATICI  DEL  PAVESE 


189 


la  branchia  a  penna  è  caratteristicamente  estroflessa  verso  sinistra 
e  portata  uso  bandiera.  Altra  caratteristica  delle  Valvata  è  l’ap¬ 
pendice  filiforme  che  si  osserva  a  destra,  conosciuta  col  nome  di 
«  filo  branchiale  ».  Le  Valvata  sono  ermafrodite  :  le  loro  uova  in 
capsule  tondeggianti  od  allungate  sono  poste  sulle  piante  acqua¬ 
tiche  ed  i  sassi.  Si  nutrono  di  vegetali. 

La  conchiglia  è  turbinata-subdiscoidale,  ombelicata  ed  oper- 
colata.  Le  Valvata  vivono  insieme  alle  Bythinia. 

L’  unico  genere  Valvata  Miilh,  1774  comprende  le  specie  : 

V.  piscinalis  Muli.  (Lung.  4-5  min.  diam.  5-6  min.ì. 

Conchiglia  trochiforme  un  po’  globosa.  Spira  di  4  o  5  giri, 
con  suture  ben  marcate.  Apertura  circolare.  Ombelico  pure  circo¬ 
lare  e  ben  evidente.  Griiscio  solido  corneo  color  giallo  chiaro. 
Opercolo  corneo,  circolare,  solcato  da  stirature  numerose. 

Vive  in  tutte  le  nostre  acque  non  molto  correnti,  anche  nelle 
stagnanti,  ma  specialmente  in  quelle  rinnovantesi  di  ruscello  o  di 
canale,  sul  fondo  e  sui  vegetali.  E  sempre  molto  comune. 

V.  cristata  Milli.  (Lung.  1  mm.  diam.  3  mm.). 

Conchiglia  discoidale  simile  a  quella  dei  planorbis.  Spira  di 
3  e  0  4  giri  con  suture  ben  evidenti.  Apertura  circolare. 
Ombelico  molto  largo.  Ouscio  non  molto  solido,  subopaco,  di  color 
corneo-chiaro,  leggermente  giallo  o  bruno.  Opercolo  corneo,  circo¬ 
lare  a  striature  concentriche  e  numerose. 

Vive  nelle  acque  limpide  e  rinnovantesi,  ricche  di  vegetali. 
Generalmente  poco  comune  e  molto  raro  :  ove  trova  condizioni 
ambientali  favorevoli,  quali  nel  ruscello  dietro  il  Castello  di  Pavia, 
è  abbondante. 


Dio  to  c  a  r  di. 

Fani.  IMeritidae. 

Animale  a  testa  larga  ;  con  due  tentacoli  lunghi  e  sottili  ed 
occhi  alla  base  esterna  dei  tentacoli.  Piede  ovalare  allungato. 
Orifici  a  destra.  Cuore  a  due  orecchiette  e  un  ventricolo,  attra- 
•  versato  dal  retto.  Animale  unissessuato. 

Conchiglia  globulosa  più  o  meno  allungata.  Spira  all’  inizio 
molto  ridotta  ;  l’ ultimo  anfratto,  svilupjiatissimo,  costituisce  quasi 
completamente  la  conchiglia.  Apertura  semilunare.  Ombelico  nullo, 


190 


F.  CAVALLINI  -  MOLLUSCHI  ACQUATICI  DEL  PAVESE 


Opercolo  calcareo  munito  di  una  piccola  apofisi.  Questi  molluschi 
sono  erbivori,  le  loro  uova,  in  capsule  munite  di  guscio  rotondo, 
sono  poste  sopra  la  conchiglia.  Vivono  nelle  acque  pure  e  correnti. 

Comjirende  il  genere  Teodoxia  Denys  de  Monfort  1810  ca¬ 
ratterizzato  dagli  occhi  peduncolati  e  dalla  conchiglia  globulosa 
allungata  con  columella  appiattita  a  bordo  liscio. 

Nonostante  attive  ed  attente  ricerche  non  mi  è  stato  possi¬ 
bile  riscontrare  qui  la  specie  Teodoxia  piiviatilis  Linn.  (Neri- 
Una  fhiviatilis  L.)  dello  Stròbel  da  lui  osservata,  benché  non 
comunemente,  nelle  acque  del  Ticino.  Ho  potuto  trovare  invece 
abbondantissima  la  Neritina  ticinensis  Villa,  dai  precedenti  au¬ 
tori,  Villa,  Rezia,  Strobel,  elevata  al  grado  di  specie,  mentre  io 
sarei  propensa  a  considerarla  come  una  varietà  locale  e  precisa- 
mente  la  considererei  come  una  : 

var.  ticinensis  Villa.  (Lung.  3-6  min.  diam.  4-9  mm.). 

Sarei  propensa  a  considerarla  cosi  perchè,  data  la  variabilità 
da  tempo  conosciuta  di  detta  specie  («  Suivant  les  localités  et 
surtout  suivant  les  eaux,  les  Nerites  varient  par  la  taille,  par  la 

forme  et  par  la  couleur .  »  Moquin-Tandon  pag.  525  Voi.  2)  e 

dato  che  si  trova  solo  in  forte  corrente,  sono  convinta  che  tale 
variazione  sia  dovuta  appunto  alle  condizioni  ambientali  di  forte 
corrente. 

Conchiglia  globulosa,  allungata,  appiattita  inferiormente.  Spira 
di  2  0  3  giri  di  cui  i  primi  molto  ridotti,  l’ ultimo,  sviluppatis¬ 
simo,  costituisce  quasi  l’ intera  conchiglia.  I  primi  anfratti  nelle 
forme  adulte  sono  generalmente  corrosi.  Apertura  seinilunare  ; 
linea  columellare  liscia.  Ombelico  nullo.  Guscio  solido,  opaco  e 
lucido,  con  colorazione  diversissima  rosea,  gialla,  biTina  ;  raramente 
di  un  solo  colore,  e  generalmente  ornato  di  una  caratteristica 
niacchiettatura.  Questa  macchiettatura  diversifica  per  colore,  e  per 
forma,  e  questo  ornamento  di  macchie,  righe  e  fascie  dà  l’ impres¬ 
sione  di  trattarsi  di  specie  o  varietà  diverse.  Opercolo  semilunare 
calcareo.  Vive  nelle  acque  limjiide  e  correnti,  aderente  ai  sassi, 
non  a  luce  diretta,  ma  spesso  in  penombra  con  gli  Ancylus.  E 
abbondantissima  nei  mesi  caldi,  aderente  ai  sassi,  alla  foce  del 
Naviglio  e  nel  ghiaieto  di  S.  Mauro. 

(  Continua). 


Grand’ Uff.  Conte  Emilio  Turati 


LEPIDOTTERI 

DELLA  SPEDIZIONE  DI  S.  A.  R.  IL  DUCA  DI  SPOLETO 

AL  CARACORUM  NEL  1929 


Lo  studio  della  parte  lepidotterologica  delle  collezioni  fatte 
dalla  spedizione  di  S.  A.  R.  il  Duca  di  Spoleto  al  Caracorum 
era  stato  da  me  preparato  per  incarico  della  Società  Geografica 
Italiana,  che  si  proponeva  di  raccogliere  in  una  sola  pubblica¬ 
zione  tutto  il  materiale  scientifico  riportato  dall’  Imalaia. 

Io  fui  pronto  col  mio  compito,  reso  alquanto  difficile  dalla 
necessità  di  preparazione  di  individui  per  lo  più  guasti  o  mal¬ 
conci,  fino  dal  principio  del  1932. 

Vedendo  però  che  la  pubblicazione  andava  per  le  lunghe,  ed 
avendo  trovato  alcune  interessanti  novità,  per  non  lasciar  perdere 
a  queste  la  priorità,  chiesi  ed  ottenni  direttamente  da  S.  A.  R.  il 
Principe  Aimone  di  poter  fare  uno  stralcio  della  roba  ancora  ine¬ 
dita  e  di  darlo  subito  alle  stampe.  Il  che  io  feci  nei  miei  «  Spiz¬ 
zichi  di  Lepidotterologia  IV  »  affidati  alla  Società  Entomologica 
Italiana,  e  che  furono  stampati  nel  Bollettino  del  31  Gennaio 
1933  -  XI,  Voi.  65,  fase.  1”. 

L’  elenco  completo  sarebbe  venuto  più  tardi.  Senonchè  il 
Prof,  xùrdito  Desio,  che  tiene  la  cattedra  di  geologia  alla  R.  Uni¬ 
versità  di  Milano,  e  prese  parte  '  alla  Spedizione,  fece  avvertire 
recentemente  i  collaboratori  a  nome  di  S.  A.  R.  il  Duca  di  Spo¬ 
leto,  che  erano  autorizzati  a  pubblicare  le  loro  memorie,  relative 
ai  materiali  raccolti  durante  la  spedizione,  dove  meglio  avessero 
creduto. 

Nel  comunicarmi  la  cosa  il  Prof.  Lodovico  di  Caporiacco  del 
Museo  di  Eirenze,  che  pure  faceva  parte  della  spedizione  ed  era 


192 


E.  TUFFATI 


stato  incaricato  di  raccogliere  poi  tutti  gli  studi  e  mandarli  alla 
Società  Geografica,  che  li  doveva  ijubblicare  in  gruppo,  giusta¬ 
mente  si  è  risentito  col  Comitato  finanziatore  della  Spedizione, 
che  «  dopo  di  aver  scomodato  un  mucchio  di  studiosi,  dopo  averli 
«  obbligati  a  rimandare  alle  caleiiue  greche  la  pubblicazione  del 
«  materiale  raccolto,  solo  ora  dà  il  permesso  di  renderlo  pubblico. 
«  Poiché  le  spedizioni  inglesi  ed  olandesi  hanno  iniziato  la  pub- 
«  blicazione  di  memorie  su  raccolte  del  Caracorum,  urgerebbe  di 
«  pubblicare  ai  piu  presto  non  perdere  la  priorità  ». 

Ed  io  mi  affretto  ad  affidare  alla  Società  Italiana  di  Scienze 
Maturali  il  lavoro  completo,  che  ora  segue,  onde  venga  pubblicato 
ai  pia  presto,  joer  quell’  interesse  che  può  ancora  avere  nella  par¬ 
tita,  lieto  di  aver  potuto  stralciare  in  tempo  i  risultati  già  acqui¬ 
siti  nel  campo  della  lepidotterologia,  e  mettere  al  sicuro  per  la 
priorità  tutte  le  specie  e  forme  nuove  che  potei  riscontrare  fra  il 
materiale  raccolto. 

Le  figure  delle  diverse  novità  sono  già  state  pubblicate  nel 
1°  fascicolo  del  Voi.  65  (31  gennaio  1933  -  XI)  del  Bollettino 
della  Società  Entomologica  Italiana  :  mi  esimo  quindi  dal  ripre¬ 
sentarle  qui  ora. 

Xel  frattempo  inviai  al  Prof.  Dr.  Max  Draudt  di  Darmstadt, 
che  sta  ora  completando  la  grande  opera  del  Seitz  nel  Supple¬ 
mento  ai  Lepidotteri  paleartici,  sezione  Xoctuidi,  le  diverse  novità 
da.  me  pubblicate,  per  mostrargliele  e  potersene  eventualmente 
servire  nell’  opera  sua.  Con  l’ immenso  materiale  che  egli  ha  sotto 
gli  occhi  per  il  suo  immane  lavoro,  egli  richiamò  la  mia  atten¬ 
zione  su  due  specie  della  Spedizione,  che  io  avevo  descritte  come 
nuove,  e  cioè  la  Poiia>  (Mamestra)  che  io  chiamai  praecontigua 
e  che  egli  vorrebbe  ritenere  come  sinonimo  di  Poiia  monotona 
A.  B-H.  ;  e  la  Iladena  pjennigera  Trti,  che  egli  riterrebbe  essere 
invece  Iladena  xgiinoides  A.  B-H.  —  Malgrado  il  mio  tipo  di 
quest’  ultima  specie  sia  stato  visto  dal  figlio  del  suo  autore  An¬ 
dreas  Bang-Haas,  signor  Ottone,  che  l’aveva  giudicata  nuova,  io 
accetto  la  rettificazione  del  competentissimo  Prof.  Max  Draudt,  e 
passo  anche  questa  specie  a  sinonimo  di  Iladena  xgiinoides  A.  B-H. 
Gli  esemplari  qui  studiati,  ad  eccezione  dei  tipi  devoluti  alla  mia 
collezione,  sono  stati  destinati  al  Civico  Museo  di  Storia  Xaturale 
di  Milano. 


LEPIDOTTERI  DELLA  SPEDIZIONE  ECO. 


193 


Rhopalocera 

Papilio  polyctor  Bsd. 

1  e  2  9  9;  20-24  marzo  a  Garbi  (Val  Jeblum)  m.  1200  — 
Giardino  del  Bungalow. 

Parnassius  epaphus  sabaudus  Trti,  forma  nuova. 

4  cf  cT  ®  ^  9  9  ?  luglio  ad  Urdukas  (Baltoro)  m.  3950  —  Morena 
ad  est  del  campo,  fra  erbe  e  cesjDugli. 

1  (J'  ed  1  9  ;  23  luglio  al  Obrystal  Peak  (Baltoro)  m .  4450. 

1  9  )  24  luglio  al  Lopsaug  Brausa  (Baltoro  -  Ghiacciaio  Mustagh) 
m.  4500  —  a  centinaia  volava  sulla  morena. 

1  1^'  ed  1  9  ?  fO  agosto,  Shinmang  e  bassa  Valle  Chising  (V.  Pun- 
mah)  m.  4500. 

3  cT  cT  1  9  )  31  luglio,  Tramgo  Bramsa  (Baltoro)  m.  4500. 

Ho  descritto  questa  forma  nuova  dell’  e'paphus  Oberth.  nel 
Bollettino  della  Società  Entomologica  italiana  iST.  9  anno  63,  1931, 
onde  non  perdere  la  priorità,  mentre  stavo  studiando  il  resto  del 
materiale  decifrabile  della  Spedizione. 

L’  ho  dedicata  ai  Principi  di  Casa  Savoia,  che  per  due  volte 
hanno  dato  la  scalata  al  Karacorum,  il  non  mai  abbastanza  rim¬ 
pianto  Principe  Luigi  di  Savoia- Aosta,  duca  degli  Abruzzi  nel  1909, 
ed  il  Principe  Aimone,  duca  di  Spoleto,  suo  nipote,  nel  1929,  la 
di  cui  spedizione  ci  ha  fornito  i  presenti  materiali. 

In  questa  razza  à^W epaphus  Oberth.,  il  quale  ha  un’  area  di 
espansione  larghissima  in  tutto  l’Imalaia,  e  presenta  più  di  una 
dozzina  di  sottospecie  a  seconda  delle  vallate  da  esso  abitate,  noi 
troviamo  il  di  un  colore  bianchissimo  (fig.  7,  8  e  9  tav.  I  del 
Boll.  Soc.  Ent.  Ital.  Voi.  65)  con  disegni  minuti,  macchie  rosse 
di  mediocre  grandezza,  con  una  statura  piuttosto  piccola  in  con¬ 
fronto  alle  altre  razze,  mentre  invece  la  femmina  (fig.  3  id.  ibid.) 
ha  un  colorito  del  fondo  più  giallognolo  e  più  fumoso,  con  fascio 
e  disegni  più  lunghi  e  diffusi.  Vedansi  i  dettagli  della  descrizione 
originaria  nel  Bollettino  suddetto  H.  9  Anno  63,  1931,  e  per  la 
tavola  in  tipofotografia  quello  già  citato  del  Voi.  65,  1933. 


194 


E.  TURATI 


Mancipium  brassìcae  nepalensis  Dbld.  (trans.) 

-  cT  cT  1  9?  20  marzo  e  27  aprile  a  Garbi  (Val  Jelum)  m.  1200 

—  nel  giardino  del  Bungalow  ed  a.  Kusbumul  (V.  Scbigar) 
m.  2300,  nell’oasi. 

La  cavolaia  ha  qui  una  facies  che  sta  di  mezzo  fra  la  forma 
comune  e  la  nepalensis  Dhd. 

Pertanto  gli  esemplari  della  generazione  primaverile  sola¬ 
mente,  raccolti  dalla  spedizione,  non  sono  cosi  carichi  di  verde 
nel  disotto  delle  ali  posteriori  come  da  noi,  ed  è  perciò  che  in¬ 
clino  a  ritenerli  rappresentanti  della  prima  generazione  della  razza 
chiamata  nepalensis  da  Douhleday. 

Pieris  canidia  Sparrm. 

1  $  ,  24  marzo  a  Garbi  (Valle  Jelum)  m.  1200  —  nel  giardino 
del  Bungalow. 

Pieris  rapae  L.  (aherr.  piccola) 

1  9  ?  28  agosto,  Skardu  (Valle  dell’  Indo)  m.  1200  —  zone  sab¬ 

biose  sull’  Indo. 

Leucochloé  daplidice  raphani  Esp. 

2  ed  1  9  7  agosto,  Shinitzà  (Punmah)  m.  3200  —  «  oasi  a 
prato  umido  ». 

1  9  7  20  agosto,  Shigar,  m.  2200  —  «  alberato  e  frutteto  ». 

1  9  (^t).  piccola)  28  agosto,  Skardu  (Valle  dell’Indo)  m.  2200 

—  c.  s. 


Synchloé  callidice  Esp. 

1  27  luglio,  Koberzechen  (Baltoro)  m.  3800  —  sul  fianco  del 

ghiacciaio. 

1  ed  1  9  ?  gi^^gii07  Urdukas  (Baltoro)  m.  4200  —  Vallone 
umido. 

Baltia  butleri  Moore 

1  e  2  9  9  7  IS  giugno.  Ghiacciaio  Gasherbrum,  m.  4300  — 
Morena  di  sinistra. 


LEPIDOTTERI  DELLA  SPEDIZIONE  ECO. 


195 


Colias  eogene  Feld. 

2  cfcT;  Inglio,  Urdiikas  (Baltoro)  m.  4000. 

1  ed  1  Q,  31  luglio,  Tramgo  Bramsa  (Baltoro)  m.  4590  — 
prato  sul  fianco  del  ghiacciaio, 

2  gT'cT?  -2  luglio,  Chagaràn  (Baltoro)  m.  4400  —  Morena  del 

Mustag. 

Colias  fieldi  Mén. 

1  29  marzo,  Khunamuh  (Cashmir)  m.  1900. 

Col  ias  croceus  Bourcr. 

1  O  j  2é  marzo,  Garbi  (Val  Jelum)  m.  1200  —  giardino  del  Bun¬ 
galow. 

Colias  hyale  L. 

1  27  aprile,  Kushumul  (V.  Shigar)  m.  2300  —  oasi. 

1  (j^,  16  agosto,  Chockpiong  (Valle  Braldo)  m.  2600  —  oasi  in 

pendio. 

2  rf  ed  1  Q  ,  28  agosto,  Skardu  (V.  dell’  Indo)  m.  2200  —  zona 

sabbiosa  sul  fiume. 

Chrysophanus  phiaeas  L. 

1  (f',  24  luglio,  Lopsang  Brausa  (Baltoro)  m.  4500  —  Morena 

del  Mustag. 

Chrysophanus  soiskyi  fulmineus  Trti.  £  n. 

2  $0,  18  giugno,  ghiacciaio  Gasherbrum,  m.  4300  —  Morena 

di  sinistra. 

1  (f‘,  18  agosto,  fra  Lamiduka  e  Punmala,  m.  3900. 

Questi  tre  esemplari  raccolti  dal  Prof.  Desio  rappresentano 
una  forma  del  Clirhojòlianus  soiskyi  Ersch.,  che  sta  vicina  alla 
fulminans  (Seitz.  Palearch.  Voi.  I  pag,  283,  tav.  76.  e.) 

Le  Q  o  variano  più  che  il  ^  dalla  forma  nominale  e  dalla 
fulminans  :  sono  molto  più  chiare  della  figura  indicata,  con  le 


194 


E.  TURATI 


Mancipium  brassicae  nepalensis  Dbld.  (trans.) 

-  ^  ed  1  O,  20  marzo  e  27  aprile  a  Garbi  (Val  Jelum)  m.  1200 

—  nel  giardino  del  Bungalow  ed  a.  Kushumul  (V.  Schigar) 
in.  2300,  nell’oasi. 

La  cavolaja  ha  qui  una  facies  che  sta  di  mezzo  fra  la  forma 
comune  e  la  ne'palensis  Dhd. 

Pertanto  gli  esemplari  della  generazione  primaverile  sola¬ 
mente,  raccolti  dalla  spedizione,  non  sono  cosi  carichi  di  verde 
nel  disotto  delle  ali  posteriori  come  da  noi,  ed  è  perciò  che  in¬ 
clino  a  ritenerli  rappresentanti  della  jirima  generazione  della  razza 
chiamata  nepalensis  da  Doubleday. 

Pieris  canidia  Sparrm. 

1  $  ,  24  marzo  a  Garbi  (Valle  Jelum)  m.  1200  —  nel  giardino 
del  Bungalow. 

Pieris  rapae  L.  (aberr.  piccola) 

1  9  7  28  agosto,  Skardu  (Valle  dell’Indo)  m.  1200  —  zone  sab¬ 

biose  sull’  Indo. 

Leucochloé  daplidice  raphani  Esp. 

2  cf  ed  1  9  5  4  agosto,  Shinitzà  (Punihah)  m.  3200  —  «  oasi  a 

prato  umido  ». 

1  9  ;  20  agosto,  Shigar,  m.  2200  —  «  alberato  e  frutteto  ». 

1  9  piccola)  28  agosto,  Skardu  (Valle  dell’Indo)  m.  2200 
— •  c.  s. 


Synchloé  callidice  Esp. 

1  27  luglio,  Koberzechen  (Baltoro)  m.  3800  —  sul  fianco  del 

ghiacciaio. 

1  rf  ed  1  9j  Urdukas  (Baltoro)  m.  4200  —  Vallone 

umido. 

Baltia  butteri  Moore 

1  cf  e  2  9  9  ?  IS  giugno.  Ghiacciaio  Gasherbrum,  m.  4300  — 
Morena  di  sinistra. 


LEPIDOTTERI  DELLA  SPEDIZIONE  ECO. 


195 


Colias  eogene  Felci. 

2  cf  cfj  Urdiikas  (Baltoro)  m.  4000. 

1  ed  1  9 ,  31  luglio,  Traingo  Bramsa  (Baltoro)  m.  4590  — 
prato  sul  fianco  del  ghiacciaio. 

2  cf  cT?  22  luglio,  Chagaràn  (Baltoro)  m.  4400  —  Morena  del 

Mustag. 

Colias  fieldi  Mén. 

1  29  marzo,  Khunamuh  (Cashmir)  in.  1900. 

Col  ias  croceus  Fourcr. 

1  9j  24  marzo,  Garbi  (Val  Jelum)  m.  1200  —  giardino  del  Bun¬ 
galow. 

Colias  hyale  L. 

1  27  aprile,  Kushumul  (V.  Shigar)  ni.  2300  —  oasi. 

1  16  agosto,  Chockpiong  (Valle  Braldo)  m.  2600  —  oasi  in 
pendio. 

2  ^  ed  1  ^  ,  28  agosto,  Skardu  (V.  dell’  Indo)  m.  2200  —  zona 
sabbiosa  sul  fiume. 

Chrysophanus  phiaeas  L, 

1  (f,  24  luglio,  Lopsang  Brausa  (Baltoro)  m.  4500  —  Morena 

del  Mustag. 

Chrysophanus  soiskyi  fulmineus  Trti.  f.  n. 

2  9  9?  ghiacciaio  Gasberbrum,  m.  4300  —  Morena 

di  sinistra. 

1  (jf*,  18  agosto,  fra  Lamiduka  e  Punmala,  m.  3900. 

Questi  tre  esemplari  raccolti  dal  Prof.  Desio  rappresentano 
una  forma  del  Cliriso'phanus  soiskyi  Erscb.,  che  sta  vicina  alla 
ftibninans  (Seitz.  Palearcb.  Voi.  I  pag.  283,  tav.  76.  e.) 

Le  9  9  variano  più  che  il  dalla  forma  nominale  e  dalla 

fulminans  :  sono  molto  più  chiare  della  figura  indicata,  con  le 


bO  LO 


196 


E.  TURATI 


maccllie  intercostali  della  riga  mediana  alquanto  più  allungate  e 
sviluppute.  Nel  disotto  delle  posteriori  sono  cariche  di  squamale 
biancastre  e  vi  risaltano  tutte  le  coste.  Vedasi  la  completa  descri¬ 
zione  in  «  Spizzichi  IV  ». 

Lycaena  polysperchon  Bergstr. 

1  9  7  28  agosto,  Skardu  (Valle  dell’  Indo)  m.  2200  —  «  oasi  ampia 
circondata  da  ampie  zone  sabbiose  ». 

Lycaena  pheretes  lanigera  Biley. 

3  cT  cf  6  3  9  9  ?  22  luglio,  Chagaran  (Baltoro)  —  morena  del 
Mustagh,  m.  4400. 

1  24  luglio,  Lopsang  Brausa  (Baltoro)  —  morena  del  Mustagh, 

m.  4500. 

1  (f,  27  luglio,  Koberzechen  (Baltoro)  —  fianco  del  ghiacciaio, 
m.  3800. 


Lycaena  omphisa  chitralensis  Tytler. 

gTcTj  luglio,  Urdukas  (Baltoro)  —  morena  a  cespugli,  m.  3950. 
(f(f,  22  luglio,  Chagaran  (Baltoro)  • —  morena  later.  del  Mustagh, 
m.  4400. 

1  9?  27  luglio,  Koberzechen  (Baltoro)  • —  fianco  del  ghiacciaio, 
m.  3800. 

Cyaniris  argiolus  ccelestina  Koll. 

1  29  marzo,  Khunamuh  (Cashmir)  —  Campi  alberati,  m.  1900. 

IO?  16  agosto,  Chokpiong  (Valle  Braldo)  —  oasi  in  pendio, 
m.  2600. 

Pyrameis  cardui  L. 

1  cT?  8  giugno,  passo  del  ghiac.  Mustagh  (Baltoro)  —  sulla  neve, 
m.  5200. 

1  cTj  16  giugno,  fra  Cima  Conoide  rossa  e  Gasherbrum  in  fondo 
alla  valle  del  fiume  Shaksgam,  m.  4000. 

1  31  luglio,  Tramgo  Brausa  (Baltoro)  prato  a  fianco  del  ghiac¬ 

ciaio,  m.  4590. 


LEPIDOTTERI  DELLA  SPEDIZIONE  ECO. 


197 


Pyrameis  cardui  (trans,  ad)  japonica  Stpli. 

1  9  5  senza  altre  indicazioni. 

Nella  lista  dei  lepidotteri  raccolti  dalla  spedizione  rilevo  una 
nota  elle  merita  un  breve  cemento.  Un  esemplare  di  Pijraìneis 
cardili  L.  è  stato  preso  nel  gruppo  del  Baltoro  sulla  neve  sotto 
al  jiasso  del  ghiacciaio  Mustagh  a  ben  5200  metri  ! 

L’  esemplare  è  di  statura  media,  abbastanza  bene  conservato 
e  colorito,  e  non  presenta  alcuna  differenza  col  tipo  comune  della 
specie,  diffusa  in  quasi  tutto  il  mondo.  È  forse  però  la  più  grande 
altezza  che  sia  stata  finora  segnalata  per  una  farfalla. 

Si  conosce  l’ abito  migratorio  della  specie,  e  si  può  com¬ 
prendere  come  V  esemplare  sperduto  tra  i  ghiacci  a  quell’  altezza 
stesse  compiendo....  una  gita  di  piacere  !  Ciò  nondimeno  una  si¬ 
mile  'performance  merita  di  essere  segnalata  come  un  record^ 
anche  in  questi  tempi  di  Olimpiadi. 

Invece  un  altro  esemplare  della  specie,  riportato  dalla  spedi¬ 
zione  senza  alcuna  precisa  indicazione  è  molto  più  grande  del 
solito,  con  i  disegni  molto  spaziati  fra  di  loro  ed  i  punti  più  rari 
sulle  ali  posteriori.  E  un  transito  alla  forma  japonica  Stph.,  e 
dovrebbe  esser  stato  preso  in  basso  nella  Valle  dello  Jelum,  a 
1200  m.  vicino  al  bungalow,  dove  la  spedizione  si  è  preparata 
alla  partenza. 


Argynnis  aglaja  vitatha  Moore 

19;  agosto,  gh.  Choktò  (Punmah)  —  morena  destra  m.  4200. 

Danais  chrysippus  L. 

1  (^f,  24  marzo.  Garbi  (Valle  Jelum)  —  giardino  del  bungalow, 
m.  1200. 

Satyrus  parisatis  shiva  Le  Cerf 

1  cT?  21  luglio,  Skardu  (V.  Indo)  —  «  zona  sabbiosa  »,  m.  2200. 
1  cT',  28  agosto,  Skardu  id.  id. 

Satyrus  svaha  gilgitica  Tytl. 

1  cf  j  13  agosto,  Thla  Brok  (Valle  Braldo)  —  «  roseto  sotto  al 
paese  »,  m.  3950. 

1  9,  13  agosto,  Monjong  (V.  Braldo)  —  «  oasi  a  prati  »,  m.  3000. 


198 


E.  TURATI 


Satyrus  heydenreichi  Ld, 

2  cf 15  agosto,  Jula  di  Hoto  (V.  Braldo)  —  «  zona  a  cespugli  », 
m.  2900-3000. 

Satyrus  mniszeckii  clarissima  Seitz. 

2  rj'  ed  1  9,  luglio,  Askole  (V.  Braldo)  —  «  oasi  »,  m.  3100. 

Pararge  maera  shakra  Koll. 

1  O,  20  agosto,  Sliigar  —  «campi  alberati  e  frutteti  »,  m.  2200, 


Arctiidae 

Lithosia  eburneola  Trti  n.  sp. 

7  esemplari  e  O  O  raccolti  : 

1“  aprile  a  Sonamarg  (Valle  del  Sind)  m.  2650  ; 
dal  4  al  15  agosto  e  fino  al  4  settembre  a  : 

Jula  del  Punmab  —  «  zona  arida  con  cespugli  »,  m.  3100  ; 
Shimtza  (Punmab)  —  «  bella  oasi  con  salici,  ginejiri  ed  una  sor¬ 
gente  con  prato  umido  »,  m.  3200. 

Koropbon  (V.  del  Biafo)  —  «  zona  arida  con  cespugli  e  ginepri 
a  monte  dello  sbocco  del  ghiacciaio  Biafo  »,  m.  3100. 
Zidilgatva  (Punmab)  —  «  zona  ricchissima  di  artemisie  e  pochi 
tamerici  »,  m.  3200. 

Bardwan  (Valle  del  Kishanganga)  —  «  prato  con  bosco  misto  so¬ 
prastante  »,  m.  2100. 

Jula  di  Hoto  (Valle  del  Braldo)  —  in  una  «  zona  con  cespugli 
spinosi  e  canne  in  terreno  sabbioso  »,  m.  2900. 

Specie  che  differisce  assai  poco  dalla  camola  L.,  se  non  perchè 
jiiù  bianca,  senza  alcuna  traccia  di  giallo.  Vedasi  la  descrizione 
completa  in  «  Spizzichi  IV  ». 

Carcinopyga  lichenigera 

1  9;  15  agosto,  Jula  di  Hoto  (V.  Braldo)  —  «terreno  sabbioso 
a  cespugli  »,  m.  2900. 


LEPIDOTTERI  DELLA  SPEDIZIONE  ECO. 


199 


Lymantriidae 

Stiipnotia  salicis  L. 

1  ^ ,  8  agosto,  Shimtzà  (Punniah)  3200  m.  —  «  bella  oasi  con 
salici,  ginepri,  sorgenti  e  prato  umido  ». 


Noctuìdae 

Metachrostis  (Bryophila)  maeonis  Ld. 

1  9,  "7  agosto,  Zidilgatva  (Punmab)  —  «  zona  ricchissima  d’ ar¬ 
temisia  e  poche  tamerici  »,  3200  m. 

Metachrostis  (Bryophila)  sordida  Stgr. 

16  agosto,  Chokpiong  (V.  Braldo)  —  «  oasi  ampia  in  pendio  », 
2600  m. 


Euxoa  aimonis  Trti  n.  sp. 

1  (d^,  31  luglio,  Tramgo  Brausa  (Baltoro)  m.  4590  —  «  prato  sul 
fianco  del  ghiacciaio  Tramgo  »  (prof.  Desio  leg.). 

Vedi  la  figura  in  «  Spizzichi  IV  ». 

Questa  piccola  ma  ben  distinta  specie  è  stata  anche  veduta 
e  collaudata  dal  povero  Dr,  Arnoldo  Corti  di  Zurigo  lo  specialista 
per  le  Agrotidi,  che  possedeva  la  collezione  di  questa  Pamiglia 
la  più  vasta  e  completa  che  si  conosca.  n 

Dedicai  questa  specie  al  capo  della  Spedizione  italiana  S.  A.  R. 
il  Principe  Aimone  di  Savoia- Aosta. 

Espansione  delle  ali  mm.  32  da  apice  ad  apice. 

Colore  del  fondo  delle  ali  anteriori  uniforme  bistro  terroso. 
Bighe  trasverse  nere  a  puntini  allungati  e  staccati  fra  di 
loro  :  macchie  cellulari  non  apparenti  ma  sostituite  da  due  punti 
allungati,  o.striette,  neri.  Linea  predistale  formata  da  brevi  cunei 
neri  staccati.  Linea  distale  a  triangoletti  neri.  Frange  bistro  ter¬ 
rose  profilate  di  nero.  Ali  posteriori  pellucide  unicolori  grigie, 
con  mezzaluna  adombrata  in  chiusura  di  cellula. 


14 


200 


E.  TURATI 


Feltia  (Agrotis)  arnoldi  Trti  n.  sp. 

13  esemplari  q  9  ma  tutti  in  cattivo  stato,  sufficienti  tuttavia, 
uno  completando  1’  altro,  a  riconoscere  la  specie,  die  anche 
a  giudizio  del  Dott.  A.  Corti  è  inedita.  Alla  sua  memoria 
pertanto  credo  doveroso  di  dedicarla. 

Tedi  2  figure  in  «  Spizzichi  TV  ». 

Ecco  le  località  dove  furono  raccolti  gli  esemplari  in  quistione  : 

1  9  (Typ.),  6  aprile,  Valle  Sind,  m.  2000  —  «  terrazze  coltivate  ». 
1  cT,  19  aprile.  Tolti  (Valle  dell’Indo),  m.  2400. 

3  rf  e  9,  27  luglio,  Koberzechen  (Baltoro),  3800  m. 

1  Q,  28  luglio,  Thla  Brook  (Valle  Braldo),  3100  m. 

2  e  9,  3  agosto,  Dumultar  (V.  Punmah),  3900  m. 

1  — ,  7  agosto,  Zidilgatrà  (V.  Punmah),  3200  m. 

1  9,  10  agosto,  Skinmang  (V.  Punmah),  4400  m. 

1  9;  agosto,  Pula  di  Boto  (V.  Braldo),  2900  m. 

1  16  agosto,  Chockpiong  (V.  Braldo),  2600  m. 

1  9  ;  18  agosto,  Valle  fra  Lamidukha  e  Punmah,  3900  m. 

Espansione  delle  ali  min.  20-35. 

Le  ali  ant.  sono  bruno  chiare  afflate  di  squamule  grisescenti- 
cremose.  Le  macchie  entrambe  centrate  leggermente  di  grigio. 
La  cellula  oscura,  quasi  nera  fra  le  due  macchie. 

Ricorda  nei  disegni  il  gruppo  oceUina,  alpestris. 

Ha  due  generazioni  :  la  prima  in  aprile  (6  e  13)  1’  altra  in 
fine  di  luglio  ed  in  agosto.  Sale  dalle  valli  del  Sind  (2000  m.)  e 
dell’  Indo  (2400  m.)  fin  su  alla  valle  del  Punmah  a  4400  m. 

Rhyacia  ypsilon  Rott 

3  cfcfj  1  aprile,  Sonamarg  (Valle  del  Sind),  2650  m. 

Assolutamente  eguali  al  tipo  che  incontriamo  sul  continente 
europeo. 

Rhyacia  junonia  Str. 

1  9j  giugno,  Urdukas  (Baltoro),  4250  m.  —  «vallone  umido,  er¬ 
boso,  percorso  da  un  filo  d'acqua,  sopra  il  campo». 


LEPIDOTTERI  DELLA  SPEDIZIONE  ECO. 


•201 


Dichagyris  hymaiayensis  Trti  n.  sp. 

19:  3  agosto,  Jnla  del  Puiimah,  3100  m.  —  «  zona  arida  con 
cespugli  ». 

Espansione  delle  ali  44  min.  circa. 

Ali  piuttosto  slanciate,  strette,  unicolori  grigio -giallognolo. 
Macchie  cellulari  non  apparenti.  Righe  trasverse  ondulate  nera¬ 
stre  formate  da  una  serie  di  lunule  sottili  molto  arcuate  e  con¬ 
giunte  P  una  con  V  altra.  Xel  triangolo  fra  le  due  righe  dalla 
costa  alla  cellula  una  breve  riga  nera  angolata  a  metà.  Un  ac¬ 
cenno  ad  una  riga  basale  formato  da  un  altro  punto  oscuro  sulla 
costa.  Margine  distale  segnato  da  un  filo  oscuro.  Frangie  del  co¬ 
lore  del  fondo. 

Ali  posteriori  più  chiare,  senza  segni.  Filo  distale  oscuro. 
Vedi  figura  in  «  Spizzichi  lY  ». 

Isochlora  vìridis  Stgr. 

1  9,  luglio,  Urdukas  (Baltoro),  4000  ni.  —  «  prato  sul  fianco  del 
ghiacciaio  ». 


Cteipolia  acrophila  Hmps. 

(secondo  anche  il  parere  di  0.  Bang-Haas) 

1  9  j  10  luglio,  Chang  Tock  (Bacino  del  Tarim),  m.  4930  — 
«  prati  umidi  sul  fianco  del  ghiacciaio  Sarpo  Laggo  ». 

Polia  (praecontigua  Trti)  monotona  A.  B-H. 

1(3^,  28  luglio,  Paju  (Valle  Biaho),  3500  m.  —  «  grande  oasi 
erbosa  con  salici  e  tamerici  sul  letto  del  Biaho  ;  a  2  km. 
dalla  fronte  del  Baltoro  ». 

Espansione  delle  ali  min.  44. 

A  tutta  prima  parrebbe  una  Mamestra  '^PoìiaJ  contigua 
Schiff.  con  le  ali  anteriori  cenerognolo-glaucescenti  spolverate  di 
bruno.  Xe  differisce  però  assai  per  la  forma  e  la  disposizione 
delle  macchie  vascolare,  reniforme  ed  obeliscata;  quest’ ultima  ap¬ 
pena  accennata  in  nero  con  accanto  una  larga  rischiaratura  grigio- 
cenere  obliquante  verso  il  torno.  Riga  distale  indeterminata  fuori 
della  chiusura  di  cellula  :  riga  submarginale  arcuata  a  lunulette 


E.  TURATI 


oscure  segnata  da  una  riga  biancastra  che  precede  il  margine 
esterno  formato  da  lunulette  nere  rivestite  internamente  di  bian¬ 
castro  :  altre  lunulette  nere  alla  base  delle  frangie  bruniccie. 

Ali  posteriori  bruno  grigiastre  con  venatura  ed  area  distale 
2)iù  oscure. 

Vedasi  figura  in  «  Spizzichi  IV  »,  pag.  18. 

Polia  confusa  Trti  n.  sp. 

3  $  9  ?  Id  giugno  fra  C.  Confluenza  e  C.  Dolomiti  in  valle  OjDrang 
(Bacino  del  Tarim)  3900  m.  —  «  fondo  ghiaioso  della  valle 
del  fiume  Oj^rang  ». 

1  9  )  18  giugno  C.  Dolomiti  e  C.  Conoide  rossa  in  valle  Shak- 
sgam  (Bacino  del  Tarim)  3900  m.  «  fondo  ghiaioso  della  valle 
del  fiume  Shaksgam  ». 

1  7  luglio,  Valle  del  K  2  (Bacino  del  Tarim),  4000  m. 

1  2  settembre,  Cheta  Deosai,  3800  m.  —  «  valle  verde,  umida 

erbosa  ». 

I  sei  esemjDlari  sono  in  j^essimo  stato,  ma  col  colore  e  la  squa¬ 
matura  cosi  scialba  uguale  in  tutti  ;  inoltre  il  fatto  di  2)oterne 
fare  l’ esame  l’ uno  com^Dletando  1’  altro  ricomponendoli  in  j)arte 
con  i  pezzi  mancanti  fra  di  loro,  mi  ha  jDermesso  di  concludere 
per  una  specie  ancora  inedita  che  io  pongo  jDrovvisoriamente  fra 
le  Polia  (Mamestra). 

Espansione  delle  ali  min.  36-44. 

Le  ali  anteriori  a  segni  e  disegni  quasi  confusi  nel  colore 
grigio  cenere  molto  slavato  del  fondo,  con  squamatura  sottile, 
fanno  si  che  gli  esemplari  dovrebbero  essere  quasi  indistinguibili 
IDOsati  sulla  roccia  o  fra  i  licheni. 

Ali  250steriori  grigiastre  jfiù  chiare  alla  base  con  leggera 
ombreggiatura  semicircolare  mediana. 

Figura  in  «  Sjiizzichi  IV  »,  jiag.  20). 

Spudea  sucrinita  Trti  n.  sp. 

1  9j  IC)  maggio,  campo  fra  il  Baltoro  ed  il  Mustag,  4000  m.  — 
«  sulla  morena  mascherante  apjiena  il  ghiacciaio,». 

II  solo  esem^^lare  ben  conservato,  ricorda  assai  per  colorito  e 
disegni,  nonché  ^Der  il  taglio  dell’  ala,  la  Sptidea  icitzenmanni 
che  il  Warren  nel  Seitz  vorrebbe  porre  nel  genere  Blepliaroa 
Hainps.,  genere,  che  però  non  è  definitivamente  accolto  nel  Seitz. 


LEPIDOTTERI  DELLA  SPEDIZIONE  ECO.  203 

La  mollezza  lanosa  dei  lunghi  villi  del  torace  e  dell’  addome, 
nonché  la  squamatura  soffice  la  dimostrano  una  specie  del  freddo. 

Colore  delle  anteriori  grigio  sorcino.  Macchie  e  segni  pecu¬ 
liari  come  si  possono  ben  distinguere  dalla  figura  a  pag.  21  degli 
«  Spizzichi  IV  ». 

Ali  posteriori  grigie  più  oscure  nella  parte  distale. 

L’  ho  collocata  provvisoriamente  in  questo  genere,  finché  un 
maggior  numero  di  esemplari,  e  lo  studio  dei  dettagli  che  ho  dato 
sul  «  Bollettino  »  potranno  permettere  di  stabilirne  definitivamente 
il  genere. 

Sideridis  unipuncta  Hw. 

2  cfcT,  22  marzo,  Shrinagar,  1700  m.  —  «  Città  ». 
l'C^,  6  agosto,  Dumultar  (Valle  Punmah),  3900  m.  —  «  prato  alla 
confiuenza  del  ghiacciaio  omonimo  col  ghiacciaio  Punmah  ». 

Cucullia  umbristriga  Alph. 

1  Idr  giugno,  fra  C.  Confluenza  e  C.  Dolomiti  in  valle  Oprang 
(Bacino  del  Tarim),  3900  m.  —  «  fondo  ghiaioso  del  fiume 
Oprang  ». 

Dasythernum  thibetanum  Stgr. 

1  0 ,  10  luglio,  campo  Concordia  (Baltoro)  4700  m.  —  «  sul  ghiac¬ 
ciaio  ». 


Bryomina  chamaeleon  Alph. 

1  2,  7  agosto,  Zidilgatva  (Punmah),  3200  m.  —  «  zona  ricchis¬ 
sima  di  artemisie  e  poche  tamerici  ». 

Un  solo  esemplare  O  che  credo  di  poter  attribuire  a  questa 
specie. 


Bryomina  transversa  Moore 

2  U'cT,  luglio,  Urdukas  (Baltoro),  4000  m.  —  «  prato  folto  sul 
fianco  del  Baltoro  ». 

1  ,  2  settembre.  Cheta  Deosai,  3850  m.  —  «  valle  verde,  umida, 

erbosa  ». 


204 


E.  TURATI 


Hadena  (pennigera  Trti)  xylinoldes  A.  BH. 

1  cT,  17  marzo,  Shrinagar  1700  m.  «  Fra  le  foglie  secche  del 
Parco  Munchi  Bag.  ». 

1  (^,28  luglio,  Paju  (Valle  Biaho)  3500  m.  «  Grande  Oasi  con 
erba,  salici,  tamerici  nel  letto  del  Biaho  a  2  km.  dalla  fronte 
del  Balte ro  ». 

I  due  esemplari,  identici  fra  di  loro,  mancano  sgraziatamente 
dell’addome  entrambi,  essi  indubbiamente  appartengono  alla  fa¬ 
miglia  delle  Hadenine.  Diedi  alla  specie  il  nome  di  pennigera 
che  ora  si  rileverebbe  come  sinonimo  di  xglinoides  A.  BH.,  per 
due  segni  chiari  attraversati  dalle  vene  3  e  4,  e  6  e  7,  rispettiva¬ 
mente  riuniti  alla  loro  base  e  terminanti  in  punta  divaric^ati  a 
guisa  di  penne  remigie  di  uccello. 

Espansione  delle  ali  mm.  45-47. 

Colore  del  fondo  delle  anteriori  bruno  oscuro,  con  segni  e 
disegni  lutescenti  spruzzati  di  atomi  bruni.  Vedasi  la  lunga  de¬ 
scrizione  sul  «  Bollettino  »  con  la  figura  a  pag.  22. 

Athetis  perspicua  Warr. 

1  (^,  20  agosto,  Yuno  (Valle  Shigar)  2300  m.  «  Oasi  del  gruppo 
di  Shigar  separata  dalle  altre  da  grandi  conoidi  aride  ». 

A  questa  specie  descritta  da  Warren  (1914)  nel  Seitz  a 
pag.  211  del  3^  Voi.  della  Fauna  Paleàrtica,  e  figurata  a  tav.  45  c 
credo  di  poter  ascrivere  l’ esemplare  raccolto  dalla  s23edizione. 
I  ti}DÌ  di  Warren  provengono  da  Kizil-Arvat  in  Turcomenia. 

L’ esemjDlare,  che  mi  sta  davanti,  al  posto  della  macchia  va¬ 
scolare  (di  un  circoletto  nero  jiallido)  ha  un  jiiccolo  tratto  longi¬ 
tudinale  nero.  Per  tutto  il  resto  corrisjionde  alla  figura  succitata 
del  Seitz. 


Leucanitis  cailino  obscura  Stgr. 

1  (V,  27  marzo,  Takht-i-Sulaiman  (Cashmir)  2000  in.  «  Collina 
»  rocciosa,  arida,  subito  ad  Est  di  Shrinagar  ». 

Calophisia  hochenwarti  alaica  Galvagni. 

2  luglio,  Urdukas  (Baltoro)  4000  m.  «  Prati  folti  sul  fianco 
del  Baltoro  ». 


LEPIDOTTERI  DELLA  SPEDIZIONE  ECO. 


205 


Phytometra  orichalcea  F. 

1  c/’,  22  marzo,  Slirinagar  1700  m.  «  Città  ». 

1  cT,  24  marzo,  Garbi  (^Valle  Jelum)  1200  m.  «  Giardino  del 
Bungalow  ». 


Geometridae 

Triphosa  incertata  Stgr. 

2  24  marzo.  Garbi  (V.  Jelum)  1200  m.  «  Giard.  del  Bun¬ 

galow  ». 


Photoscotosia  achrolopha  Piing. 

1  9  5  27  luglio,  Koberzecben  (Baltoro)  3800  m.  —  «  Pendio  ad 
artemisia  sul  fianco  del  gbiacciaio  ». 

L’  esemplare  raccolto  corrisponde  esattamente  alla  figura  data 
dal  Seitz  a  tav.  5  k.  Voi.  IV  dei  Paleartici,  sotto  il  nome  di 
Ohertliuri  (senza  indicaz.  d’Autorefi  ma  rettificata  nel  testo  di 
Prout  a  pag.  203  sotto  il  nome  di  achrolopha  Piing. 

Cidaria  fulvata  distinctata  Stgr.  [clisii  net  aria). 

1  c/',  5  agosto,  Tsok  (Punmab)  3490  m.  —  «  Bella  ampia  oasi 
con  molti  ginepri,  salici,  prati  e  ruscelli  ». 

Gonodontis  aurata  Prout. 

1  es.,  15  agosto,  Jula  di  Hoto  (V.  Braldo)  2900  m.  —  «  Zona  a 
cespugli  spinosi,  e  canne  su  terreno  sabbioso  (Oasi  naturale)  ». 
Corrisponde  alla  figura  del  Seitz  di  questa  specie  descritta 
dal  Giappone.  Non  si  può  riferirla  ad  arida  Butl.,  poiché  questa 
ultima  ba  la  riga  trasversa  distale  diversamente  curva,  ed  ba  il 
margine  distale  dentato  sulla  1^  radiale, 

L’ esemplare  dell’  Imalaia  per  quanto  assai  sfregato  lascia  in¬ 
travedere  una  riga  prossimale,  ebe  non  ba  la  arida  Butl.,  ma  la 
porta  invece  eguale  la  figura  di  aurata  Prout.  Anche  per  il  colore 
e  per  lo  sviluppo  e  direzione  della  predistale  corrisponde  alla  figura 
di  aurata  Prout.  (Seitz  Paleart.  Voi  IV  Geom.  tav.  16  f,). 


206 


E.  TURATI 


» 


Boarmia  punctulata  Schiff.  {'[mnctularia  Hb.) 

1  9?  -0  aprile,  Skardu  (Valle  dell’ Indo)  2200  m.  —  «  Oasi  ampia 
sulle  terrazze  dell’Indo,  circondata  da  ampie  zone  sabbiose» 
(Sig.  Ponti  legit). 

Esemplare  un  po’  più  oscuro  nel  colore  del  fondo  delle  ali  : 
potrebbe  forse  essere  ascritto  alla  forma  ignobilis  Enti. 

Ctenognophos  eolaria  Guén. 

1  ^  22  Settembre  1928,  Balta!  (Valle  Sind)  2900  m.  —  «  Ter¬ 

razza  a  prato  ».  (Gap.  Cugia  legit'. 

Gnophos  rufitinctaria  Hps. 

1  es.,  27  marzo,  Takt-i-Sulaiman  (Cashmir)  2000  m.  —  «  Collina 
rocciosa,  nuda,  subito  ad  Est  di  Shrinagar  ». 

L’esemplare  è  un  po’  meno  bruno,  che  non  la  figura  del, 
Seitz  a  tav.  22  e.  (Voi.  IV  Geom.  Paleart.),  ma  è  più  carico  di 
colore  ardesia,  e  potrebbe  essere  di  una  forma  particolare.  In¬ 
dubbiamente  esso  appartiene  al  Gruppo  vastaria  Stgr.  glaiici- 
naria  Hb. 


Pyralidae 

Crambus  perlellus  warringtonellus  Stt. 

2  es.,  luglio,  XJrdukas  (Baltoro)  4000  m.  —  «  Prati  folti  sul  fianco 
del  Baltoro  ». 

Staudingeria  validella  Chr. 

1  es.,  19  aprile.  Tolti  2400  m.  —  «  Ampia  Oasi  comunicante 
con  altre  ». 

1  es.,  16  agosto,  Chokpiong  2600  m.  —  «  Ampia  Oasi  in 
pendio  ». 


LEPIDOTTERI  DELLA  SPEDIZIONE  ECO, 


207 


Scoparona  centuriella  Schiff. 

1  es.,  24  luglio,  Lopsang  Brausa  (Bai toro)  4500  m.  —  «  Prati  su 
morena  laterale  abbandonata  dal  ghiacciaio  Mustagh  ». 

1  es.,  luglio,  Urdukas  (Baltoro)  4000  m.  —  «Prati  folti  sul  fianco 
del  Baltoro  ». 


Titanio  phrygialis  Hb. 

1  es.,  23  luglio,  Lopsang  Brausa  (Baltoro)  4750  m.  —  «  Sponde 
erbose  e  sabbiose  di  un  laghetto  su  morena  morta  late- 
.  rale  » . 

L’esemplare  detrito  è  molto  oscuro,  e  potrebbe  avvicinarsi 
piuttosto  alla  forma  sericealis  Hb. 

Py  Fausta  cespi  tal  is  Schiff. 

1  $,  24  marzo.  Garbi  (Valle  Jelum)  1200  m.  —  «  Pendi!  aridi  ». 

Pyrausta  cespitalis  intermedialis  Hup. 

1  9:  settembre,  Bardwan  (Valle  Kishinganga)  2100  m.  — 

«  Prati  con  bosco  misto  sovrastante  ». 


Tortricidae 

Pelatea  festivana  Hb. 

1  es.,  24  marzo.  Garbi  (Val  Jelum)  1200  m.  —  «  Pendi!  aridi  ». 


Tineidae 

Tineola  bisselliella  Hummel. 

Potrebbe  essere  anch’  essa  di  queste  regioni,  perchè  ho  tro 
vato  in  due  tubetti  di  vetro,  contenenti  farfalle  secche,  sfriate 
della  spedizione,  i  bozzoletti  e  la  polverina  che  lasciano  le  larve 
della  T.  bisselliella  Hummel;  ed  in  un  altro  tubetto  anche  una 


208  E.  TURATI  -  LEPIDOTTERI  DELLA  SPEDIZIONE  ECO. 

imago  della  hisselìiella  stessa,  accanto  alle  malefatte  della  propria 
larva. 

Potrebbe  essere  di  là  che  essa  proviene,  perchè  i  tubetti  di 
vetro  erano  ben  chiusi  con  cotone  e  tappo  di  sughero  intatto,  che 
non  avrebbero  potuto  lasciar  passare  nemmeno  le  piccolissime 
giovani  larve  della  Tineola.  Probabilmente  è  sul  posto  che  i  tu¬ 
betti  ancora  aperti  hanno  ricevuto  dalle  farfalline  volanti  nel- 
r  ambiente  le  uova,  prima  che  i  tubetti  fossero  tappati.  Per  questa 
ragione  registro  qui  anche  questa  specie. 

I  tubetti  che  contenevano  spoglie  di  Tineola  hisselìiella 
Hummel  erano  i  N.  39  e  83  della  Lista,  e  cioè  rispettivamente 
di  Shigar  2200  m.  e  di  Paju  (Y.  Biaho)  3500  m. 

❖ 

In  questo  elenco  le  indicazioni  sulle  località,  segnate  fra  vir¬ 
golette,  sono  trascritte  identiche  dalle  liste  originali  di  cattura. 


Dott.  Edgardo  Moltonì 


ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  DALLA  SPEDI¬ 
ZIONE  ITALIANA  AL  KARAKORAM  1929  (VII)  CO¬ 
MANDATA  DA  S.  A.  R.  IL  DUCA  DI  SPOLETO. 


La  Spedizione  al  Karakoram  del  1929  comandata  da  S.  A.  R. 
Aimone  di  Savoia  Aosta,  Duca  di  Spoleto,  ka  riportati  in  patria 
e  donati  al  Museo  Civico  di  Storia  Naturale  di  Milano  50  uccelli 
appartenenti  a  famiglie  ed  a  ben  32  specie  diverse.  Essi  ad 
eccezione  di  4  individui  furono  raccolti  e  messi  in  pelle  dal 
prof.  Lodovico  di  Caporiaco,  1’  addetto  alle  raccolte  zoologiche  e 
botaniche  della  spedizione,  che  cercò  di  catturare  almeno  un  esem¬ 
plare  per  ogni  forma  incontrata  durante  la  sua  permanenza  nella 
regione  esplorata. 

Purtroppo  le  spoglie  degli  uccelli,  per  ragioni  varie,  non  sono 
giunte  in  ottime  condizioni  di  conservazione,  ma  ciò  nonostante 
potei  accertare  a  quale  specie  o  sottospecie  appartengano. 

Questa  piccola  collezione,  nella  quale  non  ho  riscontrato  no¬ 
vità  scientifiche,  è  buon  materiale  di  studio  non  solo  per  le  località 
da  cui  provengono  gli  esemplari,  ma  anche  perchè  alcune  forme 
peculiari  della  regione  del  Karakoram  non  erano  ancora  rappre¬ 
sentate  nel  Civico  Museo  di  Storia  Naturale  di  Milano.  Il  prof.  L.  di 
Caporiaco  lodevolmente  annotò  per  ogni  singola  forma  alcune  os¬ 
servazioni  biologiche  che  riporto  integralmente  tra  virgolette,  os¬ 
servazioni  che  ci  permettono  di  sapere  quanto  fu  rilevato  per 
ciascuna  specie. 

Le  catture  avvennero  tra  il  31  marzo  1929  ed  il  26  agosto 
dello  stesso  anno. 

Le  località  dalle  quali  provengono  gli  esemplari  sono  :  Sri- 
nagar  (m.  1586),  Bandai  (zona  dell’altipiano  del  Dras),  SlinnsJia- 
(Valle  del  Dras),  Apis  (Valle  del  Dras),  Bras^  Oìthingtliang 
(Valle  del  Suru),  Oasi  di  Gol  (Valle  dell’  Indo),  Shigar,  Basso, 


210 


ED.  MOLTONI 


Askole.  Shimtsci  (Val  Dumordo).  Tsoh  (Val  Panmah),  Pcinmah 
(Ghiacciaio),  Paju^  Uìxlukas  (Baltoro),  Baltoro  (Ghiacciaio). 

Per  gli  esemplari  non  raccolti  dal  Di  Caporiaco  viene  citato 
nel  testo  il  nome  del  raccoglitore. 

Gli  uccelli  elencati  nel  presente  lavoro  sono  stati  da  me 
classificati  coll’aiuto  ^di  opere  generali,  come  ad  esempio,  Har- 
TERT  Die  Vògel  der  ^paUiarkthclien  Fauna^  Stuart  Baker  The 
Fauna  of  British  India  (seconda  edizione)  ecc.  e  di  alcune 
note  apparse  su  periodici  o  separatamente:  tra  esse  cito  Helmayr. 
Birds  of  thè  James,  Simpson-Rooseveìts  Asiatic  Ex'pedition  in 
Peild  Mnsenm  Xat.  Hist,  Puhhlication  263,  1929,  Meinertzhagex 
Systematic  Results  of  Birds  coUected  at  high  altitudes  in  LadaJ 
and  Sikkin  in  Ibis  1927,  Osmaston  The  Birds  of  Ladakh  in 
Ibis  1925,  Douglas  Dewar  Himaìayan  and  Kashrniri  Birds 
1923  London,  Parrot  Bericht  iìher  eine  von  Dr.  E.  Zugmayer 
in  Chinesisch-Turkestan,  Westtihet- und  Kaschniir  znsamrnen- 
gehrachte  Vogelsammlung  in  Verhandl.  Ornith.  Gesellschaft  in 
Bayern  1908,  Band  IX,  Bichmond  Catalogue  of  a  Collection  of 
Birds  rnaxle  hy  Doctor  TP.  L.  Ahhot  in  KasJnnir,  Baltistan  and 
LadaJ  ecc.  in  Proceedings  of  thè  U .  S.  X.  Vnsenm  voi.  18,  1895. 

Il  presente  elenco  pronto  già  fin  dal  1931  è  dato  soltanto 
oggi  alle  stampe  poiché  i  patrocinatori  della  Spedizione  avevano 
avuto  fino  ad  oggi  la  speranza  di  poter  riunire  in  una  serie  di 
volumi  speciali  i  risultati  scientifici  della  Spedizione. 

Xel  licenziare  questo  scritto  mi  è 'grato  ringraziare  la  B. 
Società  GeoD'rafica  Italiana  che  mi  ha  afìidato  in  istudio  il  mate- 

O 

riale  ornitologico  raccolto. 

Famiglia  Corvidae 

Pica  pica  bactriana^  Bonaparte 

a')  6  maggio  1929,  Oasi  di  Askole,  m.  3100. 

«  La  gazza  è  frequentissima  attorno  ai  paesi  in  tutto  il  Bal¬ 
tistan  ;  nidifica  in  aprile-maggio  ;  spesso  nei  campi  si  vede  pasco¬ 
lare  in  piccoli  gruppi  di  4-5,  ben  separate  da  piccioni  e  da  gracchi». 

Pyrrhocorax  pyrrhocorax  himalayanus  (Gould) 

a)  8  maggio  1929,  Oasi  di  Askole,  m.  3100. 

«  E  specie  comunissima,  spesso  a  stormi  di  migliaia  ». 

Questa  forma  di  gracchio  corallino  è  ben  poco  dissimile  dalla 
forma  tipica  che  abita  anche  le  nostre  Alpi. 


ELEXCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC. 


•211 


Famiglia  Fringillidae 

Seriniis  'piisillus  (Pallas) 

a)  15.  aprile  1929,  Danclal,  m.  3000. 

Questo  individuo  fu  catturato  sotto  l’ oasi  di  Dandal,  subito 
sotto  l’ altipiano  di  Dras  (zona  arida)  in  un  boschetto  di  betulle. 
Si  tratta  di  un  individuo  in  abito  da  giovane. 

Pyrrhospiza  imnicea  Sharpe 

a)  10  luglio  1929,  Sperone  coperto  di  prati  Baltoro-Mundu, 
in.  4300. 

«  E  specie  comune  anche  a  Urdukas  ». 

Leiicosticte  nemoricola  altaica  (Eversmann) 

a)  15  aprile  1929,  Dandal,  m.  3000. 

5)  15  aprile  1929,  Dandal,  m.  3000. 

Catturati  in  un  «  boschetto  di  betulle  sotto  V  oasi,  subito  sotto 
r  altipiano  di  Dras:  zona  arida  ». 

c)  4  maggio  1929,  Askole,  m.  3100  «  comune  in  questa 
località  ». 

d)  25  giugno  1929,  Ùrdukas,  m.  4000. 

e)  25  giugno  1929,  IJrdukas,  m.  4000. 

f)  25  giugno  1929,  Ùrdukas,  m.  4000. 

Passer  domesticus  yarkini^  Whistler 

a)  14  aprile  1929,  Dras  oltre  lo  spartiacque  dell’  Imalaia. 

h)  idem.  idem. 

c)  idem.  idem. 

«A  m.  3100  in  altipiano  abbastanza  ricco  di  acque  sulla  neve». 

Si  tratta  di  individui  in  abito  da  femmina;  uno  solo  presenta 
una  colorazione  un  po’  più  cenerina  sul  capo. 

Emheriza  eia  straclieyi.,  Moore 

ad)  15  aprile  1929,  Dandal,  m.  3000  «  in  un  boschetto  di 

betulle  sotto  l’oasi,  subito  sotto  l’altipiano  di  Dras:  zona  arida». 

h)  11  maggio  1929,  Oasi  di  Askole,  m.  3000. 


212 


ED.  MOLTONI 


Ci  11  maggio  1929,  Oasi  di  Askole.  m.  3000. 
d)  11  maggio  1929,  Oasi  di  Askole,  m.  3000. 

L’ individuo  preso  a  Dandal  è  in  abito  di  maschio,  di  quelli 
presi  ad  Askole  due  sono  in  abito  di  femmina  (c  e  d)  ed  uno  (b) 
è  in  abito  di  maschio. 


Tamiglia  Motacillidae 

Motacilla  alba  aìboides^  Hodgson 
(=  d/.  a.  hodgsoni) 

a)  14  aprile  1929,  Dras,  m.  3100. 

«  Presa  oltre  lo  spartiacque  dell’Imalaia  in  altipiano  abba¬ 
stanza  ricco  di  acque,  sulla  neve  ». 


Famiglia  Sylvidae 

Phi/ììoscopiis  afflnis  (Tickell) 
a)  4  giugno  1929  Ùrdukas,  sul  fianco  del  ghiacciaio  Baltoro. 


Famiglia  Turdidae 

Monticola  solitaria  pandoo  (Sykes) 

a)  8  maggio  1929,  Oasi  di  Askole  m.  3100. 

«  Raro,  sembra  giunto  in  questi  giorni  ». 

b)  9  agosto  1929,  Oasi  di  Askole  m.  3100. 

Quest’ultimo  individuo  è  in  abito  di  giovane  ed  ha  il  becco 

molto  più  chiaro  del  primo  che  è  in  abito  di  maschio  adulto. 

Mi/ioplioneiis  temmincìni  temmincMi^  Vigors 

a)  15  aprile  1929,  Shimshakarbu,  Valle  del  Dras,  m.  2800. 
«  Vallone  con  alberi  in  zona  arida.  Unico  individuo  visto  ». 

Idioeniciirus  ocìiriirus  phoenicuroides  (Moore) 

a')  16  aprile  1929,  Apis,  m.  2800  in  una  terrazza  rocciosa 
con  pochi  cespugli  in  valle  Dras. 


ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC. 


213 


b)  17-18  giugno  1929,  Urdukas  sul  fianco  del  ghiacciaio 
B  altero. 

L’ individuo  di  Apis  è  in  abito  di  maschio. 

Pltoeniciiriis  erytìirogaster  graiidis  (Gould) 

a)  27  giugno  1929,  Urdukas  sul  fianco  del  ghiacciaio 
Baltoro. 

h)  3  luglio  1929,  idem  idem. 

«  Specie  comune  ». 

L’individuo  catturato  il  27  giugno  1929  è  in  abito  di  maschio 
mentre  quello  catturato  in  luglio  è  in  abito  di  femmina. 

Callio'pe  'pectoralis  pectoralis,  Gould 

a)  17-18  giugno  1929,  Urdukas,  sul  fianco  del  ghiacciaio 
Baltoro. 

Si  tratta  di  un  individuo  in  abito  di  maschio. 

Prunella  rubeculoides  (Moore) 

a)  4  giugno  1929,  Urdukas  sul  fianco  del  ghiacciaio  Baltoro. 

b)  17-18  giugno  1929,  Urdukas  sul  fianco  del  ghiacciaio 
Baltoro.  «  iride  color  marrone  ». 

Considero  questi  due  individui  come  Prunella  rubeculoides 
(Moore)  senza  indicare  la  sottospecie  poiché  non  ho  materiale  suf¬ 
ficiente  per  poter  asserire  se  appartengano  alla  forma  tipica  od 
alla  [brunella  rubeculoides  muraria.^  Meinertz. 

Famiglia  Hirundinidae 

Riparia  rupestris  (Scojioli) 

a)  21  giugno  1929,  Urdukas. 

b)  2  luglio  1929,  Ùrdukas. 

«  Fino  ad  Urdukas  queste  rondini  sono  frequenti;  più  in  alto 
non  ne  ho  viste  più  ». 

Famiglia  Upupidae 
Upupa  epops  epops^  L. 

a)  4  agosto  1929,  Tsoh,  m.  3490,  grande  oasi  in  Val  Panmah. 

«  L’Upupa,  comune  in  Cachemir,  arriva  tardi  in  Baltistan  e 
non  supera  il  margine  dei  ghiacciai  ». 


214 


ED.  MOLTONI 


Tamiglia  Picidae 

Picus  squamatus  f  aviroslris  (Menzb.) 

a)  13  aprile  1929,  Gol,  m.  *2300  in  Val  dell’Indo. 

«  Oasi  in  mezzo  a  zone  sabbiose  e  rocciose.  Raccolto  da  Ba¬ 
lestrieri  ». 

Si  tratta  di  un  individuo  in  abito  di  maschio.  Confrontato 
con  esemplari  della  specie  tipica  Picus  squamatus  squamatus 
Vigors  della  Collezione  Malherbe  appare  molto  più  chiaro  e  col 
becco  più  giallo. 

Questa  forma  di  Picus  squamatus  è  jdoco  rappresentata  nelle 
collezioni  poiché  sembra  rara  :  iDure  nella  Collezione  del  Museo  di 
Milano,  nella  quale  è  inclusa  la  ricca  Raccolta  Malherbe,  non  era 
rappresentata. 


Famiglia  Cuculidae 

Cucuìus  canorus  telephonus,  Heine 

a)  13  agosto  1929,  Casi  di  Askole  m.  3100. 

b)  4  agosto  1929,  Shimtsà  m.  3200:  bella  oasi  in  Val 
Panmah. 

Sembrano  due  individui  in  livrea  di  giovane  a  fascie  rossicce. 


Famiglia  Aegypiidae 

Aegypius  monachus  (L.) 

a)  13  agosto  1929,  Alto  ghiacciaio  Panmah  m.  4800. 

Fu  conservata  solo  la  testa. 

Venne  raccolto  il  giorno  13  agosto  nell’Alto  ghiacciaio  Xo- 
bande  Sobande  affluente  di  destra  del  Panmah  a  circa  4800  m. 
s.  1.  m..  Esso  giaceva  morto  sopra  un  piedestallo  di  ghiaccio  for¬ 
matosi  allo  stesso  modo  delle  tavole  dei  ghiacciai  (Fig.  !)•  L’in¬ 
dividuo  come  si  vede  dalla  fotografìa  era  in  parte  scarnifìcato  da 
altri  animali  (Gracchi?);  ne  fu  staccata  soltanto  la  testa  per  le 
difficoltà  di  trasporto. 


ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC. 


215 


Le  notizie  riferentisi  a  questo  avvoltoio  nero  mi  fnron  gen¬ 
tilmente  comunicate  di  persona  dall’amico  Prof.  Cav.  A.  Desio 
che  fu  il  raccoglitore  ed  il  fotografo. 


Fig.  1.  —  AegypiUS  mOìiacJlUS  (Avvoltoio  nero)  rinvenuto  morto  nel- 
l’alto  Xobande  Sobande  a  circa  4800  m.  s.  1.  m..  Si  noti  il  pie¬ 
destallo  di  ghiaccio  formatosi  allo  stesso  modo  delle  tavole  dei 
ghiacciai.  (Fot.  Desio). 

Si  tratta  di  un  indhùduo  molto  vecchio  poiché  la  peluria 
delle  parti  superiori  della  testa  è  assai  chiara. 

Famiglia  Falconidae 

Cerchneis  tinnunculiis  tinnuncuìus  (L.) 

a)  8.  maggio  1929,  Oasi  di  Askole,  m.  3100. 
h)  11  maggio  1929,  idem  idem. 

«  Questo  falco  è  •  frequentissimo  :  nello  stomaco  rinvenni 
insetti  ». 

L’individuo  catturato  1’ 11  maggio  è  in  abito  di  maschio 
mentre  quello  catturato  1’  8  è  in  abito  di  femmina. 

Miìvus  ìineatiis  (J.  E.  Gray) 

a)  31  marzo  1929,  Srinagar,  m.  1700  «  comune  ». 
h)  26  agosto  1929,  Grande  Oasi  di  Shigar,  m.  2200  «  fre¬ 
quente  ». 


15 


216 


ED.  MOLTONI 


L’individuo  raccolto  a  Srinogar  clie  è  in  abito  di  adulto  mori 
sofibcato  da  una  zampa  di  pollo  ;  l’ individuo  preso  nella  grande 
Oasi  di  Shigar  è  un  giovane. 

Accipiter  nisiis  melanosclnstus,  Hume 

a)  27  luglio  1929,  Pajù,  m.  3500,  Oasi  a  2  Km.  dalla  fronte 
del  ghiacciaio  Baltoro  :  venne  raccolto  da  Chiardola. 

«  Questo  falconide  è  comunissimo  nelle  valli  ». 

Si  tratta  di  un  individuo  giovane, 

Pamiglia  Columbidae 

Cohimha  ìeiiconota  ìeuconota^  Vigors 

a  6  luglio  1929,  Ùrdukas,  sul  fianco  del  ghiacciaio  Baltoro. 

«  Il  piccione  è  comune  in  piccoli  branchi  ;  non  si  abbassa  oltre 
la  fronte  dei  ghiacciai  ». 

Cohimha  ìivia  negìecta^  Hume 

a)  18  aprile  1929,  Olthingthang,  m.  2600. 

«  Oasi  irrigua  in  mezzo  a  zona  rocciosa  aridissima,  in  Valle 

« 

del  Suru.  E  comunissimo  in  branchi  di  centinaia  in  tutto  il 
Baltistan,  ma  non  supera  mai  la  fronte  dei  ghiacciai  dov’  è  sosti¬ 
tuito  da  un  altro  piccione  [U.  48)  ».  . 

Il  piccione  distinto  dal  prof.  Di  Caporiaco  col  numero  U.  84 
è  un  esemplare  della  specie  precedente,  cioè  Cohimha  ìeiiconota 
leiiconota^  Vigors. 

Streptopeìia  orientalìs  meena  (Sykes) 

«)  17  agosto  1929,  Basso,  m.  2400. 

«  Oasi  abbastanza  isolata  fra  zone  aride,  allo  sbocco  della 
Valle  Braldo.  Frequentissima  qui  a  Shardu,  a  Shigar:  la  tortora 
si  sente  pure  frequente  nel  Cachemir  ». 

Famiglia  Phasianidae 

Tetraogalhis  liunalagensis  himalagensis^  Gray 

a)  13  giugno  1929,  Urdukas,  sul  fianco  del  ghiacciaio  Bal¬ 
toro  m.  4000. 


ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC.  217 

Si  tratta  di  un  individuo  maschio  con  gli  speroni  bene  svi¬ 
luppati. 

«  Il  Ramcicor  sembra  vivere  in  piccoli  gruppi  di  3-4  indi¬ 
vidui  ;  di  giorno  sta  in  alto  tra  neve  e  rocce,  all’  alba  scende  a 
pascolare.  Vola  rapidissimo.  Sembra  che  uno  vegli;  al  suo  grido 
gli  altri,  di  altri  branchi,  rispondono.  E  specie  comune  ». 

Alectoris  graeca  pallesce?ts  (Hume) 

ft)  8  agosto  1929,  Oasi  di  Askole,  m.  3100. 

«  E  specie  comunissima  in  tutto  il  Cachemir  e  Baltistan  fino 
alla  fronte  del  Baltoro  ;  alla  fine  di  luglio  ha  i  piccoli  con  le  piume 
formate  che  si  aiutano  a  correre  con  le  ali  ;  in  maggio  sembra  in 
amore.  Stupidissima  ». 

Si  tratta  di  un  individuo  con  speroni  e  ^^erciò  maschio. 


Famiglia  Raliidae 
Crex  crex  (L.) 

a)  20  maggio  1929,  IJrdukas  sul  fianco  del  ghiacciaio  Bal¬ 
toro  nei  prati,  m.  4000. 

«  Unico  visto  ». 


Famiglia  Scolopacidae 

Tringa  nehularia  (Gen.) 

a)  14  agosto  1929,  Palude  isolata  presso  Shigar  posta  tra 
il  fiume  e  la  roccia,  m.  2200. 

«  Frequente  ovunque  anche  presso  la  fronte  glaciale  (Panmah) 
sulle  Deosai  sembra  più  raro  ». 

Trmga  ocJiropus,  L. 

a)  14  agosto  1929,  presso  Shigar  in  una  palude  isolata  tra 
il  fiume  e  la  roccia,  m.  2200. 

«  Frequente  ovunque  anche  presso  la  fronte  glaciale  (Panmah) 
sulle  Deosai  sembra  più  raro  ». 


218  ED.  MOLTOXI  -  ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC. 


Pamiglia  Anatidae 
Aoia^  acuta  acuta ^  L. 

a)  23  luglio  1929,  Campo  medio  Baltoro,  m.  4300. 

Si  tratta  di  un  individuo  maschio  in  abito  estivo  che  presenta 
le  parti  inferiori  tinte  fortemente  di  color  ruggine.  Esso  fu  rin¬ 
venuto  morto  sul  ghiacciaio  Baltoro  (campo  medio)  dal  Prof.  A. 
Desio  che  potè,  trasportandolo  nel  suo  sacco  insieme  a  campioni 
di  rocce,  consegnarlo  ancora  in  ottimo  stato  di  conservazione  al 
Prof.  Di  Caporiaco  per  la  preparazione. 

Il  Prof.  Desio  da  me  espressamente  interrogato,  mi  disse 
anche  che  fu  rinvenuto  adagiato  mollemente  sul  ghiacciaio  tanto 
che  fu  raccolto  con  somma  facilità. 

Milano^  Museo  Civico  di  Storia  Nalarcde,  ìioveoibre  i933-X.ll. 


SuntOc  —  Vengono  elencati,  riportando  anche  alcune  osservazioni 
1)iologiche,  50  uccelli  appartenenti  a  16  famiglie  ed  a  ben  32  specie 
diverse  raccolti  dallo  zoologo  della  Spedizione  Italiana  al  Karakoram 
1929  (VII),  comandata  da  S.  A.  E.  Aimone  di  Savoia  Aosta,  Duca  di 
Spoleto. 


ISTITUTO  DI  ZOOLOGIA  DELLA  R.  UNIVERSITÀ  DI  MILANO 
DIRETTO  DAL  EROE.  F.  SUPINO 


Dott.  Tosca  Raucci 


RICERCHE  SULLA  STRUTTURA 
DEI  MUSCOLI  ADDUTTORI  DEI  BIVALVI 


■  Sommario.  —  lutroduzione.  —  Cenni  storici.  —  Materiale  di  studio 
e  tecnica.  —  Cenni  morfologici  e  fisiologici.  —  Istologia  della  fibra 
muscolare  nell’  adduttore  del  Pecten.  —  Molluschi  che  presentano  le 
lamino -fibrille  elicoidali.  —  Istologia  della  fibra  dei  muscoli  adduttori 
nella  maggior  parte  dei  bivalvi.  —  Riassunto  e  conclusioni.  —  Biblio¬ 
grafia. 


Introduzione. 

Il  muscolo  adduttore  dei  lamellibranchi  ha,  come  è  noto,  il 
compito  di  avvicinare  le  valve  Cuna  all’altra  in  maniera  più  o 
meno  rapida  :  nei  bivalvi  che  vivono  attaccati  col  bisso  agli  scogli 
0  afiondati  nella  melma,  la  chiusura  delle  valve  avviene  in  ma¬ 
niera  piuttosto  lenta  e  sembra  abbia  solo  lo  scopo  di  difesa  e 
cattura  dell’  alimento,  in  altri  invece  la  chiusura  delle  valve  La 
anche  l’effetto  del  moto. 

Il  Pecte}ì^  ad  esempio,  si  muove  liberamente  nell’acqua,  e 
ciò  può  fare  grazie  alla  rapidità  di  chiusura  ed  apertura  delle 
valve.  La  rapida  chiusura  manda  fuori  l’ acqua  compressa  nel 
guscio  e  cosi  il  mollusco  va  avanti. 

Lo  studio  istologico  fatto  dagli  autori  su  questo  argomento 
mi  è  sembrato  di  particolare  interesse,  e  ho  voluto  riprendere  la 
questione,  per  vedere  se  fosse  possibile,  in  un  esame  comparativo 
più  ampio,  chiarire  qualche  particolare. 

Mi  è  grato  esprimere  il  mio  grazie  di  viva  riconoscenza  al 
Chiarissimo  Prof.  Supino,  che  con  tanta  gentilezza  mi  ha  assi¬ 
stito  durante  il  lavoro,  largheggiando  di  consigli  e  di  aiuto. 


220 


T.  RAUCCI 


Cenni  storici. 

Fin  dal  1850  Lebert  si  era  occupato  della  struttura  della 
fibra  muscolare  nell’ adduttore  delle  valve  degli  acefali,  e  aveva 
concluso  che  essa  è  priva  di  striature  trasversali,  tranne  che  nel 
Pecten  maximum.  Nel  1860  Marco  osservò  nell’  adduttore  del- 
V  Anodonta  che  certe  fibre  presentavano  una  striatura  obliqua, 
dovuta,  secondo  l’ autore,  alla  particolare  disposizione  di  granuli 
birifrangenti,  in  una  sostanza  omogenea.  Nel  1863  "Wagener 
constatò  nelle  fibre  del  Lima  la  stessa  striatura,  ma  doppia¬ 
mente  obliqua.  Schwalbe  nel  1869  intravide  invece  un  anda¬ 
mento  elicoidale  delle  fibrille,  ma  poi  ritornò  alla  spiegazione  di 
Marco.  Coutance  e  Jhéring,  nel  1878,  fanno  le  stesse  osserva¬ 
zioni  :  notano  nell’  adduttore  dei  lamellibranchi  che  una  parte 
delle  fibre  si  presenta  traslucida,  un’altra  madreperlacea,  e  sono 
differenti  anche  dal  punto  di  vista  istologico  e  fisiologico.  Nel 
1880  Blanchard  trovò  che  nel  Pecten  i .  due  tipi  di  fibre  erano 
separati  da  connettivo,  e  uno  di  essi  era  rapjoresentato  da  fibre 
veramente  striate. 

Exgelmaxn  nel  1881  dette  una  spiegazione  alquanto  esatta 
sulla  natura  della  doppia  striatura  obliqua,  dovuta,  secondo  lui, 
a  fibrille  omogenee  fortemente  rifrangenti,  decorrenti  ad  eliche 
equidistanti  ed  o23poste  attorno  all’asse  longitudinale  della  fibra. 
Anche  Fol  e  Roule  si  occupano  di  que'sti  studi  nel  1888.  Se¬ 
condo  costoro  la  striatura  obliqua  sarebbe  determinata  da  tutto 
un  fascio  di  fibrille  che  insieme  hanno  subita  la  torsione  nello 
stesso  senso.  AVackvitz  (1891)  e  Eimer  (1892)  hanno  studiato 
l’adduttore  àeW  A  nodonta  e  il  primo  conferma  che  solo  al¬ 
cune  fibre  son  provviste  di  una  vera  striatura,  benché  non  molto 
evidente,  il  secondo  invece  nota  che  alcune  fibre  presentano  un 
inizio  di  striatura  nella  parte  mediana,  altre  presentano  una  stria- 
tura  trasversale  netta,  formata  da  bande  chiare  e  scure  alterna¬ 
tivamente.  Jobert  (1902)  trova  che  n&W Anemia  ephrppium  una 
delle  due  parti  dell’adduttore  presenta  fibre  veramente  striate. 
Uno  studio  più  completo  sul  muscolo  adduttore  degli  acefali,  è 
stato  fatto  uel  1909  da  Marceau.  Secondo  l’autore  le  fibre  pre¬ 
sentano  struttura  diversa  via  via  che  si  passa  da  una  specie  a 
un’  altra  :  o  possono  essere  costituite  da  fibrille  lisce  leggermente 
intrecciate,  o  da  sistemi  di  fibrille  omogenee  avvolti  ad  eliche 


RICERCHE  SULLA  STRUTTURA  ECC.  221 

due  à  due  in  senso  inverso,  o  possono  presentare  fibrille  vera¬ 
mente  striate,  come  i  vertebrati  e  gl’insetti.  Prenant  (1911-1912) 
stabilisce  una  serie  isto-fisiologica  tra  la  struttura  e  la  funzione 
del  muscolo  adduttore.  Uexkull  (1912)  si  è  occupato  nel  Pecten 
del  problema  meccanico  del  «  colpo  di  guscio  »  in  rapporto  alla 
struttura  del  muscolo  adduttore.  Plenk  nel  1925  conferma  che 
V  A  noci  onta  presenta  fibre  nell’adduttore  simili  a  quelle  del  mu¬ 
scolo  columellare  delle  lumache,  si  tratterebbe  insomma  di  fibre 
veramente  striate.  Bayliss-Boyland-Pitchie  (1930)  si  sono  oc¬ 
cupati  del  problema  fisiologico  dell’adduttore  del  Pecten.  In  fine 
Bruno  (1931)  dice  che  la  doppia  striatura  obliqua,  caratteristica 
delle  fibre  muscolari  dei  Molluschi,  è  dovuta  alla  visione  simul¬ 
tanea  dei  tratti  superficiali  e  profondi  di  fibrille  o  di  lamelle 
fibrillari  decorrenti  in  senso  elicoidale,  disposte  in  seno  al  sar- 
coplasma  in  un  solo  strato  alla  periferia  della  fibra,  o  alla  visione 
simultanea  di  diversi  strati  sovrapposti  di  fibrille  appartenenti 
a  sistemi  differenti  decorrenti  in  senso  opposto. 


Materiale  di  studio  e  tecnica. 

Ho  fatto  le  mie  ricerche  sulle  seguenti  specie  : 


Monomìari. 

Pecten  iacohens  Lam. 
Chìamys  varia  L. 
Ostrea  edndis  L. 

Dìmìarìi. 

Anodonia  cygnea  Pfeiff. 
Arca  noeae  L. 

Cardinm  edule  L. 


Cardium  tuhercuìatum  L. 
Alytihis  edulis  L. 

Pectuncuìiis  hnnacuìatns  Wkff. 
Solen  siliciua  L. 

Tellina  piilcliella  Lam. 

Unio  pictorum  Lam. 

Venus  gallina  Lam. 

Venus  verrucosa  L. 


Tecnica.  —  Per  lo  studio  delle  fibre  dell’  adduttore  delle 
valve,  basta  dissociare  il  materiale  in  alcool  al  terzo,  poi  tenerlo 
per  qualche  minuto  in  acqua  distillata,  la  quale  rigonfia  le  fibre 
riuscendo  cosi  a  mostrare  chiaramente  l’ andamento  delle  fibrille. 
Come  fissativo  è  bene  adoperare  il  sublimato  in  soluzione  con¬ 
centrata.  Le  sezioni  vanno  fatte  di  pochi  n  e  colorate  con  ema- 
tossilina  Heidenhain. 


222 


T.  RAUCCI 


Cenni  morfologici  e  fisiologici. 

Il  problema  che  prima  mi  si  è  presentato  nello,  studio  del- 
r  adduttore  dei  Bivalvi  è  stato  quello  di  stabilire  se  esso  fosse 
un  muscolo  unico  differenziato  in  due  parti  di  diversa  struttura 
e  di  diversa  funzione,  oppure  se  esso  risultasse  dall’  avvicinamento 
di  due  muscoli  che,  in  alcune  specie,  sembrano  costituire  un’unica 
massa. 

In  certe  specie  l’ aspetto  macroscopico  ci  dice  senz’  altro  che 
ogni  muscolo  adduttore  risulta  costituito  da  due,  il  che  ho  j)otuto 


Fig-.  1.  —  Valva  di  Arca  noeae  L. 

G.  11.  Si  notano  le  impronte  muscolari. 


notare  chiaramente  nel  Pecten  iacoheus^  nell’  Arca  noeae  e  in 
altre.  Infatti  quando  si  tenta  in  esse  di  isolare  il  detto  muscolo, 
sia  pure  procedendo  con  molta  precauzione,  le  due  parti  si  stac¬ 
cano  l’ima  dall’altra.  Cosi  che  riesce  difhcoltoso  fare  una  pre¬ 
parazione,  specie  di  muscolo  di  Arca^  in  cui  siano  visibili  con¬ 
temporaneamente  le  due  parti,  poiché  capita  di  solito  che  nel 
maneggio  esse  si  stacchino. 

In  un  secondo  esame  si  può  notare  come  sia  l’ima  che  l’altra 
parte  del  muscolo  adduttore  sia  rivestita  da  un  proprio  perimisio 
esterno.  E  notevole  il  fatto  nella  famiglia  degli  Arcidi,  almeno 
joer  quelle  specie  che  ho  osservate,  che  alle  due  parti  dell’  ad¬ 
duttore  corrispondono  due  impronte  perfettamente  distinte.  Nella 
Arca  noeae  uno  solo  dei  due  muscoli  mi  risulta  formato  da  due 
parti  di  diverso  aspetto,  mentre  l’ altro  è  formato  da  un  unico 
tipo  di  fibre. 


RICERCHE  SULLA  STRUTTURA  ECC. 


223 


Siccome  ad  ognuna  delle  diverse  parti  corrisponde  una  im¬ 
pronta,  ne  abbiamo  complessivamente  tre,  come  se  si  avesse  a 
che  fare  con  un  gruppo  non  più  dimiario  ma  trimiario,  il  che  si 
può  notare  dalla  figura  1. 

Nel  'pectiuicuìus  si  ha  la  stessa  cosa,  ma  le  impronte  sono 
un  po’  meno  evidenti  che  nell’  Arca,  dove  esse  erano  persino  di 
diversa  colorazione  ben  marcata. 

In  alcune  specie  :  Venus^  Cardhim  ecc.  le  due  parti  di  cui 
sono  costituiti  ognuno  dei  due  muscoli  sono  bene  evidenti,  ma 
legate  insieme  più  intimamente.  In  questo  caso  alle  due  parti 
corrisponde  una  sola  impronta. 

Generalmente  dunque  nei  lamellibranchi  ognuno  dei  muscoli 
adduttori  risulta  costituito  da  due  altri,  a  tipi  di  fibre  diverse 
che,  all’  aspetto  macroscopico  si  presentano  le  une  giallastre,  le 
altre  bianco  madreperlacee.  Alla  diversa  struttura  corrisponde 
indubbiamente  una  diversa  funzione,  poiché  quei  Molluschi  che 
hanno  l’ adduttore  costituito  unicamente  da  fibre  bianco-madreper¬ 
lacee  praticano  una  lenta  chiusura  delle  valve,  mentre  quegli 
altri  che  lo  hanno  costituito  anche  dalle  fibre  giallastre  praticano 
una  chiusura  rapida  delle  valve. 

E  da  notare  inoltre  che  non  in  tutte  le  specie  la  parte  gialla 
dell’adduttore  corrisponde  ad  una  identica  struttura,  ma  si  passa 
da  un  tipo  di  fibre  con  fibrille  omogenee  con  particolare  dispo¬ 
sizione  ad  un  altro  tipo  di  fibre  veramente  striate,  che  troviamo 
nei  Pecten.  Si  potrebbe  dire  che  le  prime  costituiscano,  per  il 
lato  funzionale,  un  vero  e  proprio  passaggio  alla  muscolatura 
striata.  Difatti  esse  hanno  l’ ufficio  di  chiudere  rapidamente  le 
valve,  ma  non  così  rapidamente  come  praticano  quelle  della  parte 
gialla  del  Pecten  dove,  come  dianzi  ho  detto,  sono  veramente 
striate.  Si  potrebbe  pensare  che  le  fibre  dell’  adduttore,  tutte 
identiche  in  un  primo  momento,  si  siano  poi  differenziate  j^er  la 
diversa  funzione,  e  la  trasformazione  sia  avvenuta  più  o  meno 
intensa  a  secondo  dell’uso,  onde  abbiamo,  giusto  come  aveva  os¬ 
servato  Prenant,  che  il  Mytihis^  che  pratica  solo  una  lenta  aper¬ 
tura  delle  valve,  ha  il  muscolo  costituito  da  fibre  a  fibrille  ret- 
tilinee,  leggermente  intrecciate  ;  le  venus^  ostree  ecc.  che  prati¬ 
cano  una  chiusura  alquanto  rapida  delle  valve,  hanno  le  fibre 
gialle  costituite  da  fibrille  omogenee  avvolte  ad  elica  ;  per  i 
Pecten,  che  hanno  rapidissime  aperture  e  chiusure  delle  valve, 
un  muscolo  con  fibre  a  fibrille  omogenee  avvolte  ad  elica  non 


224 


T.  RAUCO l 


potrebbe  bastare,  onde  si  sarebbero  differenziate  più  profonda¬ 
mente  sino  a  dare  fibre  nettamente  striate. 

Per  quanto  fio  potuto  notare,  non  mi  risulta  che  V  Anodonta 
offra  alcuni  passaggi  da  una  muscolatura  liscia  ad  una  striata. 
Solo  uno  studio  sullo  sviluppo  dei  Bivalvi  potrebbe  convincerci 
se  le  fibre  dell'  adduttore  passino  per  altri  stadi,  prima  di  arrivare 
ad  un  tipo  di  fibre  veramente  striate. 

Bayliss,  Boyland  e  altri  autori  hanno  messo  in  evidenza  il 
diverso  comportamento  delle  due  parti  dell’  adduttore,  isolando 
una  volta  quella  gialla,  una  volta  quella  bianca.  Eccitando  le 
fibre  giallastre  ottennero  una  rapida  chiusura  delle  valve,  il  cui 
effetto  era  di  corta  durata,  mentre  eccitando  le  fibre  biancastre 
la  chiusura  era  lenta,  ma  duratura. 

Istologia  della  fibra  muscolare  nell’adduttore  del  Pecten. 

Le  fibre  della  parte  bianca  dell’adduttore  del  Pecten^  con 
le  fibrille  omogenee  e  un  po’  intrecciate,  sono  riunite  in  fascetti. 
Esse  sono  separate  da  quelle  della  parte  gialla  da  una  larga  fascia 
di  connettivo.  Le  fibre  della  parte  gialla,  veramente  striate,  pre¬ 
sentano  quella  caratteristica  striatura  a  dischi  sfasati,  descritta 
per  la  prima  volta  nei  vertebrati  da  Heidenhain  nel  1911,  col 
nome  «  disposizione  a  periodi  a  noni  »  :  si  ha  cioè  che  in  una 
sezione  longitudinale  della  fibra,  gli  inocommi  della  metà  destra 
non  si  corrispondono  con  la  metà  sinistra,  ma  si  presentano 
sfasati. 

Queste  immagini  le  ho  potute  notare  per  i  Pecten  su  fibre 
diverse. 

Heidenhain  non  dette  un  significato  generale  ai  «  Noniuspe- 
riode  »,  ma  li  considerò  una  formazione  occasionale.  Ne  distinse 
due  tipi  :  uno  dovuto  ad  uua  disposizione-  a  vite  «  schraubige 
Noniusperiode  »,  l’altro  dovuto  ad  un  diverso  numero  di  inocommi 
nelle  due  metà  della  fibra  «  reine  Noniusperiode  ». 

Il  D’Ancona  (1930)  ha  trovato  nelle  fibre  muscolari  striate 
dei  vertebrati  e  degli  insetti,  la  particolare  disposizione  a  periodi 
a  noni,  già  descritta  da  Heidenhain.  Ammette  che  sia  un  fatto 
generale  e  non  occasionale,  dovuta  precisamente  agli  «  schraubige 
Noniusperiode  ».  Si  tratta  di  una  particolare  disposizione  deter¬ 
minata  dalla  stria  Z,  non  più  elemento  fibrillare  ma  fibrale  ;  essa 
sarebbe  una  membrana  avvolta  ad  elica,  che  interseca  cosi  le 


RICERCHE  SULLA  STRUTTURA  ECC. 


225 


fibrille  ed  il  sarcoplasma.  Sicché  in  una  sezione  longitudinale 
mediana,  si  vede  che  la  metà  destra  degli  inocommi  non  corri¬ 
sponde  con  la  metà  sinistra,  e  se  invece  la  sezione  è  superficiale 
0  profonda,  i  dischi  si  presentano  obliqui. 

La  ricostruzione  grafica  fatta  dal  D’  Ancona  in  base  a  questi 
fatti,  lo  ha  portato  a  definire  il  complesso  degli  inocommi  di  una 
fibra,  quali  i  periodi  di  un’  unica  membrana  elicoidale,  percorrente 
la  fibra  per  tutta  la  sua  lunghezza.  Il  D’Ancona  ammette  che 
questa  disposizione  possa  ve¬ 
nire  estesa  a  tutti  gli  altri 
elementi  della  striatura,  senza 
però  poter  documentare  questi 
casi.- 

Nelle  osservazioni  fatte 
sul  corso  del  presente  lavoro, 
mi  è  stato  possibile  estendere 
le  ricerche  che  il  D’  Ancona 
ed  altri  autori  avevano  fatte 
sulle  fibre  muscolari  dei  ver¬ 
tebrati  e  degli  insetti,  anche 
su  quelle  del  muscolo  addut¬ 
tore  del  Pecten.  Infatti  nella 
figura  2  si  nota  in  a)  l’ aspetto 
ad  inocommi  alternati,  in  b) 
la  fibra  mostra  in  basso  gli 
inocommi  alternati  e,  proce¬ 
dendo  verso  l’alto,  si  passa 
all’  aspetto  di  inocommi  che  si 
corrispondono  per  le  due  metà 
della  fibra,  disposizione  dovuta  appunto  al  taglio  non  parallelo 
all’  asse  della  fibra.  Ciò  permette  di  vedere  contemporamente  in 
posizioni  diverse  dalla  fibra,  ciò  che  altrimenti  si  percepisce  solo 
coJ  focheggiamento.  Si  riescono  dunque  a  costatare  tutti  i  fatti 
che  ha  visto  il  D’Ancona  per  i  vertebrati  e  gli'insetti  e  in  base 
ai  quali  ha  potuto  ricostruire  la  'particolare  disposizione  elicoi¬ 
dale  della  stria  d’  Amici. 

Una  osservazione  che  mi  sembra  di  particolare  interesse  a 
proposito,  ho  potuta  farla  sul  muscolo  del  Pecten^  specie  in  quei 
preparati  in  cui  appare  chiara  la  stria  di  Hensen  invece  della 
Z.  Qui  pure  ò  possibile  la  ricostruzione  grafica  di  una  forma  eli- 


,  JllP 

,,(f  (li||  ^ 


•  II  fi  II 


Fig,  2.  —  Fibre  muscolari  striate 
di  Pecten  iacoì)eus  Lam.  -  Ob.  1/15 
Ap.  Kor.  oc.  c.  8. 


226 


T.  RAUCCI 


coidale  perfettamente  identica  a  quella  che  in  altri  punti  del  pre¬ 
parato  si  ottiene  con  la  stria  d’ Amici,  e  ciò  in  base  alla  dispo¬ 
sizione  reciproca  che  presentano  le  strie  di  Hensen  nella  metà 
destra  e  sinistra  di  una  fibra  in  sezione*  longitudinale  mediana 
della  stessa.  Va  però  notato  che  mentre  per  il  caso  della  stria  Z 
si  tratta  effettivamente  di  una  membrana  elicoidale,  non  credo, 
per  il  momento,  di  poter  affermare  la  stessa  cosa  per  la  stria 
media,  ciò  per  il  fatto  che  mentre  la  stria  Z  è  effettivamente 
qualcosa  che  si  vede  estendere  in  posizione  inter-fihrillare,  la 
stria  di  Hensen  ci  appare  solo  come  qualcosa  di  non  colorato  in 
seno  alla  sola  fibrilla  e  non  nel  sarcoplasma.  In  questo  caso  quindi 
si  tratta  forse  più  che  di  un  elemento  fibrate  a  disposizione  par¬ 
ticolare  (come  la  stria  d’ Amici),  di  sole  strutture  fibrillari  che 
si  presentano  nel  complesso  della  fibra  a  disposizione  elicoidale 
solo  perchè  seguono  passivamente,  come  i  dischi  Q,  l’elicoide 
d’ Amici. 

Nei  preparati  di  Pecten  non  ho  potuto  identificare  la  stria 
media,  che,  come  lo  stesso  D’  Ancona  ammette,  è  quella  che  do¬ 
vrebbe  comportarsi  a  sua  volta  come  una  vera  elicoide,  perchè 
elemento  appartenente  alla  fibra  tutta  e  non  alle  singole  fibrille. 

Velia  maggior  parte  dei  Molluschi  si  riscontra  un  altro  tipo 
di  fibre,  descritte  col  nome  di  fibre  doppiamente  striate  trasverse  : 
nome  che  ci  potrebbe  far  pensare  a  dei  muscoli  striati,  mentre 
in  verità  siamo  davanti  a  delle  vere  e  proprie  fibre  lisce,  con 
particolare  disposizione  delle  fibrille.  Io  credo  si  possano  dare  tre 
casi  :  a)  joresentano  le  fibre  delle  lamino-fibrille  elicoidali  disposte 
in  un  solo  sistema,  alla  periferia  (Soìe7i,  Caì'diuìn)  ;  b)  possono 
jDresentare  più  sistemi  di  fibrille  cilindriche,  avvolti  ad  elica 
dello  stesso  passo  [Veniis,  Ostrea,  Anodonta  ecc.)  ;  c)  possono 
ancora  presentare  fibre  a  fibrille  lisce  fra  loro  intrecciate  (Mytilus). 

Molluschi  che  presentano  le  lamino-fibrille  elicoidali. 

Le  fibre  degli  adduttori  del  Soleu  siliqua  presentano,  in 
sezione  longitudinale  quegli  ammattonati  losangici  determinati 
dalla  particotare  disposizione  delle  fibrille  e  che,  osservati  su 
altre  specie,  sono  stati  variamente  interpretati  dagli  autori.  Nella 
figura  3  sono  rappresentate  delle  fibre  di  Solen  siliqua  in  sezione 


RICERCHE  SULLA  STRUTTURA  ECC.  227 

longitudinale.  La  fibra  A  presenta  sullo  stesso  piano  focale  in  a) 
r andamento  delle  fibrille  da  destra  a  sinistra,  in  ìj)  da  sinistra 
a  destra.  Il  fatto  di  vedere 
sullo  stesso  piano  focale  le  fi¬ 
brille  superficiali  e  profonde, 
è  dovuto  al  caso  speciale  che 
per  l’appunto  il  preparato  è 
fatto  in  modo  che  la  fibra  è 
inclinata,  sicché  presenta  il 
punto  hj  più  in  alto,  il  punto  a) 
più  in  basso.  Si  riesce  cosi  a 
vedere  sullo  stesso  piano,  ciò 
che,  altrimenti  si  potrebbe  ve¬ 
dere  solo  col  focheggiamento. 

Con  ciò  rimarrebbe  asso¬ 
dato  che  le  eliche  girino  nello 
stesso  senso,  ma  tanto  più  ci 
si  può  convincere  guardando 
delle  sezioni  trasverse  delle 
stesse  fibre. 

E  in  queste  sezioni  che 
le  fibrille  appaiono  laminari, 
disposte  alla  periferia  della  fi¬ 
bra.  Se  la  sezione  è  alquanto 
spessa,  almeno  di  6  focheggiando  si  vedono  spostare,  con  rota¬ 
zione  in  senso  orario,  le  posizioni  delle  singole  lamelle,  nella  se¬ 
zione  ottica  della  fibra  (fig.  4). 
Sicché  é  chiaro  che  le  figure  a 
losanga  nelle  sezioni  longitudi¬ 
nali,  siano  date  dalla  sovrappo¬ 
sizione  ottica  del  ramo  anteriore 
e  posteriore  di  una  serie  unica  di 
più  eliche,  formate  da  piani  eli¬ 
coidali  disposti  alla  periferia  della 
fibra.  La  posizione  del  nucleo  é 
essenzialmente  in  seno  alla  fibra. 
Queste  lamino -fibrille  elicoidali 
sono  omogenee  per  tutta  la  loro 
lunghezza,  quindi  non  hanno  nulla 
a  che  vedere  con  la  muscolatura 
striata.  C’é  però  qualche  cosa  in  queste  fibre  che,  teoricamente, 
potrebbe  ricordare  la  muscolatura  striata  :  basterebbe  pensare  che 


Fig.  4.  —  Fibre  muscolari  di  Solen 
siliQìia  L.  Sez.  trasverse.  Fuo- 
cbeggiando  si  vedono  spostare  in 
senso  orario  le  posizioni  delle  sin¬ 
gole,  lamelle,  nella  sezione  ottica 
della  fibra.  -  Disegno  semisch., 
ob.  1/15  s.  Ap.  Kor.  oc.  c.  8. 


Fig.  3.  —  Fibre  muscolari  di  Solen 
Siliqua  L.  Sezione  longitudinale.  La 
fibra  A  presenta  sullo  stesso  piano 
focale  in  a)  andamento  delle  fibrille 
da  destra  a  sinistra  ;  in  b)  da  sinis¬ 
tra  a  destra.  -  Cam.  chiara  -  ob.  1/15  s. 
Ap.  Kor.  oc.  c.  8. 


228 


T.  RAUCCl 


la  struttura  della  membrana  d’ Amici,  in  base  alle  recenti  ve- 

1 

dute,  è  perfettamente  identica  a  quella  delle  lamino-fìbrille  elicoi¬ 
dali.  Anche  il  D’Ancona  del  resto  aveva  ammesso,  ma  solo  in  teoria, 
la  possibilità  di  esistenza  nella  muscolatura  striata  non  di  una 
sola  membrana  ad  elica,  quale  la  stria  Z,  ma  di  più  membrane 
che  non  si  congiungano  al  centro  della  fibra  e  ne  intersecano  la 
superficie,  cosa  che  presentano  in  questo  caso  le  lamine  fibrillari. 
D’  altra  parte  poi,  secondo  le  recenti  vedute,  sarebbe  la  Z  con  la 
sua  particolare  disposizione  quella  che  determina  la  contrazione 
della  fibra  muscolare,  e  nel  caso  dei  molluschi  è  essenzialmente 
questa  particolare  disposizione  delle  fibrille  quella  che  ne  deter¬ 
mina  la  contrazione  rapida. 

Il  Cardhim  tubercuìaiiim  ed  il  Cardium  edule  presentano 
la  stessa  struttura  delle  fibre  ora  descritte  nella  parte  gialla  del¬ 
l’adduttore  delle  valve. 


Istologia  della  fibra  dei  muscoli  adduttori  nella  maggior 
parte  dei  bivalvi. 

Un  altro  tipo  di  fibre  molto  analoghe  a  quelle  già  descritte, 
con  la  particolare  disposizione  ad  elica  delle  fibrille,  lo  riscon¬ 
triamo  nella  maggior  parte  degli  altri  lamellibranchi,  con  la  dif¬ 
ferenza  che  le  fibrille,  invece  di  essere  laminari,  sono  cilindriche. 
Anche  in  questo  caso  dunque  si  ha  che  le  fibrille  sono  omogenee 
per  tutta  la  loro  lunghezza,  ma  invece  di  essere  distribuite  solo 
alla  periferia  della  fibra,  come  per  i  Solen  e  Cardium,  ne  occu¬ 
pano  tutto  il  volume.  Si  tratta  di  tutto  un  fascio  di  fibrille  che 
hanno  subita  la  torsione  nello  stesso  senso,  sicché,  in  sezione  lon¬ 
gitudinale,  la  sovrapposizione  ottica  dei  rami  anteriori  e  posteriori 
di  esse,  dà  luogo  a  delle  figure  a  losanga. 

Gli  Autori  non  sono  d’  accordo  se  si  tratti  di  sistemi  di  fi¬ 
brille  che  hanno  subita  la  torsione  nello  stesso  senso,  o  due  a 
due  in  senso  inverso.  In  certe  fibre  di  Osi  rea  eduìis,  dissociate 
in  alcool  al  terzo,  mi  è  stato  possibile  seguire  delle  fibrille  nel 
loro  andamento  e  vedere  come  esse,  procedendo  dall’  alto  in  basso, 
piegano  da  destra  a  sinistra,  dopo  di  che  si  vedono  procedere  da 
sinistra  a  destra  nel  piano  inferiore,  determinando  le  figure  a  lo¬ 
sanga. 


RICERCHE  SULLA  STRUTTURA  ECC. 


229 


;5:  -ì: 

Quei  bivalvi  che  non  presentano  nelle  fibre  dell’  adduttore  nè 
una  vera  e  propria  striatura,  nè  le  fibrille  con  la  particolare  di¬ 
sposizione  ad  elica,  hanno  tutte  fibre  omogenee  più  o  meno  intrec¬ 
ciate.  In  questo  caso  1’  adduttore  non  si  presenta  differenziato  in 
una  parte  giallastra  e  una  bianco  madreperlacea,  il  che  si  può 
notare  nel  Mi/UIus  editUs. 

Riassunto  e  Conclusioni. 

La  ricerca  intrapresa  con  lo  scopo  di  chiarire  alcuni  partico¬ 
lari  di  anatomia  e  di  struttura  dei  muscoli  adduttori  dei  bivalvi, 
e  condotta  su  14  specie  mi  ha  portato  ad  alcuni  risultati  che  qui 
riassumo  brevemente. 

Per  ciò  che  riguarda  il  carattere  anatomico  del  muscolo  ad¬ 
duttore,  gli  autori  precedenti  parlano  di  un  «  muscolo  misto  »  di 
fibre  lisce  e  libre  striate.  Da  quanto  mi  è  stato  dato  di  osser¬ 
vare  personalmente,  esiste  sempre,  più  o  meno  sviluppato,  un  setto 
connettivale  fra  la  cosidetta  parte  gialla  e  la  parte  bianca  del 
muscolo,  di  modo  che  credo  non  si  possa  affatto  parlare  di  mu¬ 
scolo  misto,  ma  di  due  distinte  masse  muscolari  a  carattere  strut¬ 
turale  differente.  Questa  separazione  fa  si  che  in  certe  specie 
(Arca)  anche  le  impronte  lasciate  dai  due  muscoli  sulla  conchi¬ 
glia  siano  perfettamente  distinte  in  maniera  che  la  specie,  consi- 
derata  come  «  dimiaria  »  appare  al  contrario  «  triiniaria  ».  E  questo 
un  fatto  che  approfondito  per  mezzo  di  una  revisione  sistematica 
più  ampia,  potrebbe  forse  portare  a  conseguenze  inaspettate  ed 
interessanti  anche  dal  lato  puramente  tassonomico.  Quanto  al  ca¬ 
rattere  strutturale  della  fibra  muscolare  striata,  va  fatta  una  netta 
distinzione  fra  quelle  che  sono  «  fibre  striate  trasversali  »  intese 
in  senso  classico,  da  una  falsa  striatura  che  appare  per  una  de¬ 
terminata  disposizione  di  fibrille  lisce. 

Nei  pettinidi  si  ha  che  il  muscolo  giallo  presenta  fibre  e  fi¬ 
brille  veramente  «  striate  »  e  dimostranti  quasi  tutti  gli  elementi 
costitutivi  tipici  della  fibrilla  striata  dei  vertebrati  e  degli  insetti. 
In  esse  ho  potuto  confermare,  sulla  base  delle  disposizioni  reci¬ 
proche  presentate  dagli  inocommi  delle  due  metà  della  fibra  e  a 


230 


T.  RAUCCI 


piani  focali  differenti,  la  costituzione  elicoidale  continua  della 
«  Z  »  e  degli  elementi  che  V  accoinj^agnano  quale  è  stata  posta 
recentemente  in  evidenza  dal  D' Ancona,  per  gli  insetti  e  i  ver¬ 
tebrati. 

Xella  maggior  parte  delle  altre  specie  (Venus,  Ostrea,  Tel¬ 
lina  ecc.)  il  cosi  detto  «  muscolo  a  fibre  obliquamente  striate  o 
doppiamente  striate  trasverse  »  non  è  affatto  costituito  da  fibre 
«striate».  Si  tratta  di  «fibre  lisce»  con  «disposizione  elicoi¬ 
dale  »  delle  fibrille,  la  cui  immagine  complessiva  si  mostra  iù- 
crociata,  e  perciò,  in  certe  condizioni,  simulante  una  striatura 
doppia  trasversale  e  obliqua.  In  questo  gruppo,  io  distinguerei 
due  condizioni  diverse  di  costituzione  :  quella  delle  l'enus,  Ostrea 
ecc.  a  fibrille  cilindriche,  quella  dei  Solen  e  Cardium  a  fibrille 
laminari.  Ho  chiamato  quest’  ultimo  tipo  di  fibrille  col  nome  di 
«  lamino-fibrille  elicoidali  »  e  mi  sembra  particolarmente  interes¬ 
sante  forse  anche  dal  punto  di  vista  funzionale,  l’ analogia  che 
questi  piani  elicoidali  hanno  con  la  «  membrana  elicoidale  Z  »  delle 
fibre  striate  classiche.  In  quanto  alla  posizione  del  nucleo,  in 
queste  fibre,  gli  autori  discutono  se  sia  periferico  o  disposto  cen¬ 
tralmente,  si  deve  però  notare  che  a  seconda  della  specie  si  ]duò 
trovare  1’  una  o  1’  altra  condizione. 

❖  ❖ 

Precedenti  ricerche  di  fisiologia  -avevano  posto  in  evidenza  la 
parte  che  spetta  ai  due  muscoli  nel  cosidetto  «  colpo  di  chiusura  », 
con  la  dimostrazione  che  la  parte  gialla  determina  la  «  rapidità  » 
dell’  atto,  mentre  alla  parte  bianca  spettava  solo  il  mantenimento 
del  «  tono  »  normale  di  chiusura.  E  notevole  il  fatto  che  il  ca¬ 
rattere  «  rapidità  »  sia  ottenuto  in  questo  sistema  sia  con  le  fibre 
striate  tipiche  dei  pettinidi,  sia  con  le  fibre  lisce  elicoidali. 

Xel  «  complesso  anatomico  »  del  muscolo  adduttore  si  hanno 
quindi  ;  fibre  striate  vere  oppure  fibre  lisce  elicoi¬ 
dali  e  a  questi  due  tipi  di  fibre  si  deve  il  «  colpo  di  chiu¬ 
sura  »  delle  valve.  Si  trovano  inoltre  fibre  lisce  comuni, 
che  determinano  il  tono  durante  i  periodi  lunghi  di  chiusura. 

Xei  casi  in  cui  i  muscoli  siano  costituiti  da  sole  fibre  lisci  e 
comuni  (Mytilus)  anche  1’  atto  di  chiusura  delle  valve  si  effettua 
con  un  movimento  lento  anzicchè  rapido.  Questa  struttura  elicoi¬ 
dale  appare  pertanto  come  quella  alla  quale  si  debba  il  carattere 


RICERCHE  SULLA  STRUTTURA  ECC. 


231 


funzionale  di  rapidità  in  fibre  e  fibrille  lisce,  alle  quali  cioè 
spetta  nei  comuni  sistemi,  un  carattere  eminentemente  tonico,  e 
ciò  mi  pare  non  privo  di  un  certo  valore,  in  relazione  ad  alcune 
recenti  vedute  sull’  importanza  che  la  disposizione  elicoidale  di 
alcuni  deg'li  elementi  costitutivi  della  fibra  striata  dei  vertebrati 
e  degli  insetti  avrebbe  circa  il  carattere  funzionale  delle  stesse. 

Dicembre  19S3  -  XII. 


BIBLIOGRAFIA 


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Wackwitz.  —  Citato  da  Marceau. 

Wagener.  - —  Citato  da  Marceau. 


16 


Dr,  A.  Kutassy 


SU  ALCUNI  MEGALODUS 
DEL  MONTE  CAMPO  DEI  EIORI  (Varese) 


Nella  composizione  geologica  della  regione  del  Monte  Campo 
dei  Eiori  sono  compresi  i  sedimenti  del  Trias  superiore,  parti¬ 
colarmente  quelli  della  Dolomia  Principiale  e  del  Retico.  In  questo 
ultimo  terreno  venne  già  raccolto  dallo  Stoppani  (1)  il  Concliodus 
infraìiasicus  Stopop. 

Nel  1904  il  Prof.  Mariani  ricorda  nei  depiositi  della  Dolomia 
Principiale  il  Megalochis  Guemheli  Stopip.  e  recentemente  anche 
il  Leuzinger  (8),  che  ha  eseguito  il  rilievo  geologico  della  re¬ 
gione,  menziona  questa  specie  che  si  trova  in  gran  copia  nella 
Dolomia  Principiale. 

Per  la  cortesia  del  Prof.  Ardito  Desio,  direttore  dell’ Istituto 
di  Geologia  della  R.  Università  di  Milano,  ho  piotuto  avere  in 
esame  numerosi  esempilari  di  Megalodontr  apipiartenenti  alle  colle¬ 
zioni  del  Museo  Civico  di  Storia  Naturale  di  Milano  e  raccolti  in 
questi  ultimi  anni  nella  regione  del  Campio  dei  Eiori  anche  dal 
Sig.  Lodovico  Brunella  e  dal  Dott.  Cesare  Chiesa.  Lo  studio  di 
questa  raccolta  conferma  le  conoscenze  sull’  età  dei  sedimenti  di 
questa  regione  che  appiartengono  al  Trias  Superiore  ed  è  molto 
importante,  pioichè  finora  erano  conosciute  solo  le  due  spiecie  sopirà 
ricordate. 

Ho  determinato  nei  sedimenti  della  Dolomia  Principale  le 
forme  seguenti  : 

Megaìodus  compìanatus  Guemh.  var.  segestana  Di  Stef. 

Megaìodus  Seccoi  Par. 

Ambedue  le  spiecie  sono  caratteristiche  della  Dolomia  Prin¬ 
cipale  della  Sicilia.  Il  Megaìodus  Seccoi  è  noto  anche  nelle  Alpi 
Meridionali  e  nell’  Ungheria  (M.  Bakony,  M.  Vértes).  Ho  ritrovato 


su  ALCUNI  MEGALODUS  ECC.  233 

recentemente  nella  Dolomia  Principale  del  M.  Vèrtes  il  M.  coìn- 
pìanatus  Guemb.  var.  segestana  Di  Stef. 

Un  maggior  numero  di  specie  si  trovano  nei  calcari  grigi  e 
chiari  che  appartengono  al  Petico.  Ho  determinato  le  seguenti 
forme  : 

Megaìochts  Desioi  nov.  sp. 

»  I)amesi  Hoern.  var,  italica  n.  f. 

»  sp.  alf.  Damesi  Hoern. 

»  Mojsvari  Hoern.  var.  incisa  Prech. 

»  ampezzamis  Hoern. 

Conclioclus  cfr.  inf raìiasicns  Stopp. 

DicerocardÀiini  sp. 

In  questi  sedimenti  appartenenti  al  Petico  è  stato  trovato  in 
gran  copia  il  Conclioclus  inf raliasicus  ed  altre  forme  interes¬ 
santi.  L’una  è  la  specie  Megaloclus  Bamesi  Hoern.  che  finora  è 
conosciuta  esclusivamente  nel  Petico  e  non  è  mai  stata  trovata 
in  Italia,  l’ altra  è  il  Megaloclus  Mojsvari  Hoern.  var.  incisa 
Prech  che  finora  è  stata  trovata  solo  sul  Monte  Tànnen  (Alpi 
Settentrionali). 


Descrizioni  delle  specie* 

Norico. 

Megalodus  complanatus  Guemb,  var.  segestana  Di  Stef. 

Tav,  XI  fig.  4. 

1912.  Megalodus  complcuiatus  Guemb.  var.  segestana  Di  Stef.  : 

La  Dolomia  Principale  di  Palermo  p.  76,  T.  IX,  fig. 
13-15,  Tav.  XII,  fig.  4. 

1912.  Meglodus  seccoi  Par.  Passmuss:  Siratig.  und  Tehtonik 
der  Alta  Brianza  p.  18.  T.  II,  fig.  1-2. 

1927.  Neomegadolus  complanatus  Guemb.  var.  segestana  Di  Stef. 

Desio:  Faune  triassiche  ecc.  d.  Alpi  Giulie  Occid.  p.  43, 
tav.  II,  fig.  2  a,  b. 

1933.  Megalodus  complanatus  Guemb.  var.  segestana  Di  Stef. 

Ivutassy:  Beitrag.  z.  Kenntn.  d.  Fauna  d.  ohertriad. 
Hcmpdoloniit.  «  Poldtani  Kozlony  »  Bd.  LXIII. 


234 


A.  KUTASSY 


Un  modello  interno,  raccolto  a  S.  Maria  del  Monte,  rapjDre- 
senta  questa  varietà  molto  asimmetricamente  sviluppata. 

Il  carattere  principale  della  varietà  è  il  margine  posteriore 
che  ha  decorso  rettilineo  e  gli  apici  asimmetrici.  Essi  sono  un 
23o’  incurvati  in  avanti  benché  nell’  esemplare  originale,  l’ apice 
della  valva  sinistra  si  j^ieghi  in  avanti  e  l’ ajoice  della  valva 
destra  jdìù  2>iccolo  sia  quasi  diritto.  L’area  è  limitata  dall’orlo 
facilmente  visibile  ed  è  leggermente  impressa.  E  facile  ricono¬ 
scere  l’identità  se  confrontiamo  i  nostri  esemplari  con  le  figure 
del  Di  Stefano  e  del  Desio.  Unica  differenza  è  data  dal  maggiore 
sjiessore  degli  esemjilari  della  Dolomia  Principale  di  S.  Maria  del 
Monte.  Questa  differenza  è  soltanto  illusoria  poiché  fra  le  due 
valve  del  nostro  esemjDlare  si  trova  della  roccia  estranea. 

Ricordo  qui  la  specie  del  fi/.  Seccai  Par.  descritta  dal  Rass- 
Muss  e  trovata  nell’Alta  Brianza.  Ho  esaminato  questo  esemplare, 
che  si  conserva  nel  Museo  di  Berlino,  ed  anche  dalla  tavola  del 
lavoro  non  é  jiossibile  attribuirlo  al  fi/.  Seccai  Par.,  mentre  in¬ 
vece  rientra  in  questa  s^iecie. 

E  incomjDrensibile  come  jDOSsa  accadere  un  errore  cosi  grave 
nella  determinazione. 

Anche  Mariani  (4)  e  Leuzinger  (8)  ricordano  la  sjDecie  fi/. 
Guemheìi  Sto}!}),  nella  Dolomia  Principiale  di  S.  Maria  del  Monte. 
Xon  ho  veduto  questi  esempilari  .  quando  nel  1929  ho  visitato  i 
musei  italiani,  ma  credo  che  siano  riferibili  alla  var.  segestana 
Di  Stef.  Arrischio  questa  affermazione  pierché  occupandomi  da 
molti  anni  di  filegalodonti  ho  piotuto  conoscere  come  alcuni  autori 
abbiano  impiegato  largamente  il  concetto  di  specie,  e  pierché,  come 
mostrano  i  documenti  della  mia  monografia  sui  Megalodonti  che 
pier  gravi  circostanze  non  ho  jiotuto  ancora  piubblicare,  si  possono 
scambiare  facilmente,  con  un  esame  supierficiale,  le  varietà  del  fi/e- 
gaìadus  camplanalii^  e  quelle  simili  del  Megaladiis  Guemheìi. 


Megalodus  Seccoi  Par. 

Tav.  XI  fig.  ò. 

Letteratura  fino  al  1923.  Diener  Laìneìlihrancliiata  triadica 
«  Fossilium  Catalogus  »  I,  piars  19,  pag.  210. 

Letteratura  fino  al  1932.  Kutassy  Lameìlibranchiata  tnadica  II 
«  Boss.  Cat.  »  Part.  51,  pag.  402, 


su  ALCUNI  MEGALODUS  ECO. 


235 


Due  modelli  interni  della  Dolomia  Principale  del  Monte  Tre 
Croci  rappresentano  questa  specie  nota  nella  Dolomia  Principale 
delle  Alpi  Meridionali,  degli  Appennini,  della  Sicilia  e  dell’  Un¬ 
gheria.  Benché  gli  apici  siano  molto  arrotondati  si  può  vedere 
chiaramente  la  differenza  fra  P  apice  piccolo  della  valva  destra  e 
r  apice  robusto  e  ricurvo  della  valva  sinistra. 

Si  vede  l’area  molto  arrotondata.  Una  più  precisa  corrispon¬ 
denza  si  osserva  nella  forma  dei  denti.  In  un  esemplare  il  mar¬ 
gine  delle  due  valve  è  rotto  e  si  può  vedere  soltanto  l’ impronta 
dei  denti  sulla  valva  sinistra,  e  lo  sviluppo  doppio  del  dente 
principale.  Sull’  altro  esemplare,  conservato  solo  nella  valva  destra, 
troviamo  lo  stesso  sviluppo  dei  denti  osservato  sugli  esemplari 
originali  di  Bakony  (Ungheria). 

Megalodus  sp. 

Di  due  altri  modelli  interni  provenienti  da  S.  Maria  del  Monte 
non  è  possibile  stabilire  la  specie. 

L’esemplare  più  piccolo  possiede  ambedue  le  valve  e  ricorda 
il  M.  coìnplanatus  var.  serjestana  Di  Stef.  ma  lo  sviluppo  del¬ 
l’area  è  differente;  nell’altro  è  conservata  una  sola  valva  che  ras¬ 
somiglia  a  quella  del  M.  tofanae  Hoern.  Non  avendo  potuto 
isolare  gli  apici  non  sono  in  grado  di  attribuirlo  a  questa  specie. 

In  ogni  caso  questi  due  esemplari  dimostrano  che  si  trovano 
altre  specie  e  spero  che  in  base  alle  future  raccolte  potrò  dare 
delle  determinazioni  più. precise. 


Retico. 

Megalodus  Desici  nov.  sp. 

Tav.  XI  fig.  I,  2,  3. 

Questa  specie  si  trova  rappresentata  da  molti  esemplari  di 
diverse  dimensioni  nei  calcari  del  Monte  Boscero  e  del  Monte 
Tre  Croci. 

I  suoi,  caratteri  sono  cosi  diversi  da  quelli  di  ogni  specie 
sino  ad  ora  conosciuta  che  senza  dubbio  dobbiamo  ritenerla  una 
specie  nuova.  L’orlo  posteriore  è  quasi  dritto,  e  solo  sull’apice  si 
incurva  in  avanti.  L’ orlo  inferiore  è  fortemente  allungato  e  si  va 


236 


A.  KUTASSY 


elevando  a  poco  a  poco  nella  parte  anteriore.  Crii  apici  sono  di¬ 
ritti,  appuntiti  e  non  incurvati. 

La  lunula  è  molto  elevata  arrivando'  a  due  terzi  dell’  altezza 
della  conchiglia  :  è  molto  compressa,  ma  verso  l’ estremità  a  poco 
a  poco  si  estende  sui  fianchi  cosi  da  non  rimanerne  separata. 
L’orlo  dell’area  ha  un  curioso  sviluppo.  L’area  di  ambedue  le 
valve  è  uguale,  molto  bassa  e  dritta.  Xella  maggiore  parte  degli 
esemplari  è  ben  visibile  il  decorso  dell’  impronta  paileale  ;  il  ca¬ 
rattere  principale  si  rivela  nel  suo  sviluppo  ed  in  quello  del  le¬ 
gamento  muscolare  che  in  nessuna  altra  specie  finora  conosciuta 
è  cosi  interno  e  inseparato  dai  lati.  Oltre  a  ciò  si  nota  un  altro 
carattere  e  cioè  le  traccie  del  legamento  muscolare  posteriore  cbe 
non  sono  mai  state  osservate  in  alcun  Megaìodiis  eccetto  un  caso. 

Su  ciascun  modello  interno  di  M.  Desiai  si  trova  sul  margine 
posteriore  l’impronta  del  ligamento  muscolare.  Questo  consiste, 
come  si  vede  dalla  figura,  in  fibre  robuste  correnti  parallelamente 
che  frequentemente  giungono  sino  ai  due  quinti  dell’altezza  della 
conchiglia.  Xella  letteratura  conosciamo  un  solo  caso  simile,  nelle 
figure  e  descrizione  del  M.  Guemheli  Stopp.  del  Guembel  (2) 
Tav.  I,  fig.  4,  5,  6  e  tav.  II,  fig.  4,  5.  Guembel  accenna  a  queste 
pieghe  concentriche  come  appartenessero  all’  ornamentazione  della 
conchiglia,  mentre  per  me  in  base  alla  loro  posizione , e  sviluppo, 
rappresentano  le  impronte  del  ligamento  muscolare  posteriore. 

L'impronta  del  margine  anteriore  manca  su  alcuni  esemplari. 
Benché  la  cerniera  sia  molto  sviluppata  e  conservata  sulla  maggiore 
parte  degli  esemplari  non  possiamo  vedere  niente  dei  denti. 


Dimensioni  : 

^Morite  Tre 

Croci 

àloute 

Boscero 

I 

1 

II 

III 

Altezza  : 

6.8 

5.8 

8.2 

cm. 

11 

cm. 

» 

7,8 

6.8 

9.5 

» 

11 

» 

» 

4 

3.1 

4.8 

» 

9.5 

» 

Osservazioni.  - 

-  Come 

mostrano 

le  dimensioni 

sopra  date, 

l’esemplare  del  Monte  Boscero  è  molto  robusto  ed  ha  i  fianchi 
molto  spessi,  al  contrario  degli  esemplari  del  M.  Tre  Croci,  che 
sono  relativamente  più  depressi  e  più  allungati.  Ma  se  osserviamo 
la  differenza  fra  le  dimensioni  e  principalmente  se  collochiamo 
gli  esemplari  originali  T  uno  accanto  all’  altro  possiamo  vedere 
come  le  forme  più  depresse  siano  state  deformate  :  esse  infatti 


su  ALCUNI  MEGALODUS  ECO. 


237 


dovevano  essere  in  origine  molto  convesse  come  nell’esemplare 
del  Monte  Boscero. 

Se  non  conoscessimo  queste  forme  di  passaggio,  avremmo  do¬ 
vuto  considerare  l’ esemplare  del  Monte  Boscero  come  una  nuova 
varietà. 


Megalodus  Damesi  Hoern.  var.  italica  n.  f, 

Tav.  X  fig.  2,  3. 

Possiedo  un  solo  esemplare  raccolto  nella  Cava  Cottini  (Monte 
Campo  dei  Fiori).  Il  modello  interno  ha  forma  allungata,  orlo  po¬ 
steriore  quasi  dritto,  e  si  avvicina  alla  specie  del  M.  Tofanae 
Hoern.,  ma  l’apice  straordinariamente  piccolo  colla  lunula  molto 
bassa,  l’orlo  anteriore  molto  alto  e  l’area  stretta  mostrano  senza 
dubbio  i  caratteri  del  M.  Damesi  Hoern. 

B.  Hoernes  (3)  nella  sua  monografìa  ricorda  che  molti  esem¬ 
plari  si  possono  ritenere  come  forme  di  passaggio  fra  le  due  specie. 

Ma  su  nessun  modello  il  decorso  del  lato  posteriore  è  cosi 
diritto  e  perciò  in  base  a  questo  carattere  e  ad  altri  come  quello 
dei  fìancbi  che  sono  relativamente  più  depressi  e  convessi,  ri¬ 
tengo  questa  forma  una  nuova  varietà. 

Dopo  una  preparazione  laboriosa  sono  riuscito  ad  isolare  bene 
il  modello  che  debbo  riferire  senza  dubbio  alla  specie  del  M, 


Damesi  Hoern. 

Dimensioni'. 

Altezza 

cm.  5.5 

Lunghezza 

»  6.5 

Spessore 

»  4.2 

Megalodus  aff.  Damesi  Hoern. 

Due  modelli  interni  raccolti  sul  Monte  Tre  Croci,  aventi 
apici  piccoli  e  lunula  molto  bassa,  presentano  molte  afiinità  con 
questa  specie  ;  la  forma  del  modello  interno  ricorda  la  specie 
sopra  descritta  e  si  differenzia  per  gli  apici  molto  ricurvi  e  la 
forma  allungata. 

Poiché  gli  esemplari  sono  molto  incompleti  non  sono  riuscito 
a  determinare  la  specie  con  sicurezza. 


238 


A.  KL'TASSY 


Megalodus  Mojsvari  Hoern.  var.  incisa  Frech. 

Tav.  X.  fig.  1 

1904.  Megalodus  Mojsvari  Hoern.  var.  incisa  Frecli.  Sene 
Zicischaler  Bahonyer.  i^ag.  125,  fig.  139. 

E,.  Hoerxes  ha  descritto  il  prototipo  di  questa  specie  che  fu 
trovato  nelle  Aljti  Dolomitiche,  sul  massiccio  del  Sorapis,  ed  a 
Cortina  dXlmpezzo.  Questa  varietà  era  nota  solo  sulla  montagna 
di  Tannen  (Alpi  Settentrionali).  Il  carattere  principale  della  va¬ 
rietà  consiste  nella  forma  molto  allungata  della  conchiglia  e  nella 
lunula  straordinariamente  alta.  Un  esemplare  raccolto  nei  calcari 
del  Monte  Campo  dei  Fiori  (Cava  Cottini)  rappresenta  questa 
varietà.  L'  altezza  della  lunula,  molto  allungata  sulla  valva  sinistra 
e  r  apice,  ricostruito,  mostrano  una  forma  identica  a  quella  della 
figura  del  Frech.  Un  altro  carattere  di  questa  varietà,  è  lo  spes¬ 
sore  sottile  in  confronto  con  quello  delle  specie  alfini  :  M.  Tofanae 
e  M.  anrpezzamus. 

Un  carattere  particolarmente  importante  si  rivela  sul  cardine 
del  nostro  esemplare.  Come  si  vede  nella  figura  del  cardine  del 
prototipo  (Hoernes  :  Z\Ionogì\  der  Gattung  Meg.  Tav.  VII,  fig.  3) 
r  apparato  cardinale  presenta  una  forma  molto  ridotta  :  su  questo 
modello  esterno  e  sull’  apparato  della  valva  destra,  eh’  è  molto 
largo,  non  si  trova  che  una  lunga  fossetta. 

Sul  nostro  esemplare,  eh’  è  conservato  solo  nella  valva  si¬ 
nistra,  si  osserva  una  larga  superficie  cardinale,  sulla  quale  si 
trova  solamente  un  dente  lungo  e  dritto,  che,  in  virtù  della  sua 
situazione,  corrisponde  precisamente  alla  fossetta  dentaria  della 
valva  destra.  In  base  a  questi  caratteri  l’esemplare  del  Campo 
dei  Fiori  è  da  ritenersi  identico  alla  specie  trovata  nelle  Alpi 
Settentrionali. 


Megalodus  aff.  ampezzanus  Hoern. 

Un  solo  esemplare  rappresenta  questa  specie.  Essa  differisce 
da  quella  sopra  descritta  per  la  forma  più  piatta  e  più  larga  ;  la 
sua  lunula  è  molto  ]dìù  bassa  e,  comparata  all’altezza,  anche  più 
larga  che  nella  forma  precedente. 

Tutti  questi  caratteri  indicano  specialmente  il  M.  ampez¬ 
zanus.  Ricorda  questa  specie  anche  per  la  forma  molto  incurvata 


su  ALCUNI  MEGALODUS  ECO. 


239 


degli  apici  ;  unica  differenza  è  che  l’ apice  del  nostro  esemplare  è 
piu  piccolo  e  sembra  più  appuntito.  Nella  parte  anteriore  non  è 
rimasta  che  la  parte  superiore  del  cardine  e  cosi  non  si  possono 
vedere  i  denti. 

Dicerocardium  sp. 

Unico  frammento  raccolto  sul  Monte  Tre  Croci.  Rimane  solo 
la  parte  anteriore  cordiforme,  poco  depressa  ed  appuntita.  Questo 
frammento  assomiglia  al  Dicerocardium  Gemellaroi  Di  Stef. 
della  Dolomia  Principale  di  Palermo,  (Di  Stefano,  La  Dolomia 
principale  di  Palermo  pag.  90,  tav.  XVI,  fig.  4,  5,  Tav.  XVII, 
fig.  4,  5)  che  ha  però  le  valve  più  gonfie  e  la  parte  anteriore  più 
depressa  del  nostro  esemplare.  La  mancaza  degli  apici  rende  im¬ 
possibile  la  determinazione  della  specie.  Data  la  forma  della  parte 
anteriore,  è  probabile  che  il  nostro  esamplare  rappresenti  una 
nuova  specie.  Questo  potrà  risultare  dalla  raccolta  di  nuovo  ma¬ 
teriale. 


Conchodus  aff.  infraliasicus  Stopp. 

Nel  Retico  del  Monte  Tre  Croci  Stoppani  ricorda  numerosi 
esemplari  di  questa  specie,  ma  nel  materiale  da  me  studiato  non 
ho  trovato  un  esemplare  ben  conservato  da  poter  identificare  con 
sicurezza  con  questa  specie. 

E  probabile  gli  esemplari  molto  deformati  della  Cava  Cottini 
rappresentino  questa  specie  colle  loro  robuste  valve  e  con  la 
lunula  molto  bassa,  benché  lo  sviluppo  degli  apici  non  sia  del 
tutto  identico. 

In  base  ai  giudizi  dello  Stoppani  possiamo  ritenere  certa  la 
presenza  di  questa  specie  sul  Campo  dei  Fiori,  anche  se  i  nostri 
esemplari  siano  di  determinazione  incerta. 


BIBLIOGRAFIA 


1)  1860-65  Stoppani:  Palèontologie  Lombarde  IL  Geologie  et  Paléonto- 

logie  des  Couchés  à  Avicida  contorta.  Milano. 

2)  1862  Guembel  C.:  Die  Dachsteinbivcdve  und  ihre  cdpinen  Vertvand- 

ten.  «  Sitzungsber.  d.  Akademie  der  Wissensch.  »  in  Wien  Bd.  XV. 


240  A.  KUTASSY 

8)  1880  Hoernes  R.  :  Materialen  zu  einer  Monogrrjpliie  der  Gattung 
Megalodon.  «  Denkschrift.  d.  Akademie  der  Wissensch.  »  in 
Wien  Bd.  XLTI, 

4)  1904  Mariani  E.:  Appunti  geologici  sul  secondario  della  Lomhardia 

Occ.  «  Atti  della  Soc.  Ital.  di  Se.  Nat.  »  Voi.  40.  ^Milano. 

5)  1904  Eredi  E.  :  Neue  Zwischaler  und  Braelnopod.  a.  d.  Bakonyer 

Trias.  «  Resultate  d.  Wissenschaf.  Erforsch.  d.  Balatonees.  Pa- 
leont.  »  Anhang.  z.  I.  Teil.  d.  I.  Bd.  Budapest. 

6)  1912  Di  Stefano  G.  :  La  Dolomia  principale  dei  dintorni  di  Palermo 

e  di  Castellamare  del  Golfo  {Trapani).  «  Paleontograpliia  Ita¬ 
lica  »  Voi.  XA^III.  Pisa. 

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1.  Animalia,  Pars.  19. 

8)  1926  Ijeuzinger  P.  :  Geolog  ische  Beschr.  des  Aloni  e  Campo  dei  Fiori 

und.  d.  Sedimentzone  Luganersee  Yadeuvia  «  Eclogae  Geologicae 
Helvetiae  »  Voi.  XX. 

9)  1927  Desio  A.:  Faune  triassiche  e  giurassiche  delle  Alpi  Giulie 

Occid..  «  Giornale  di  Geologia.  Annali  del  Reg.  Museo  Geolog.  di 
Bologna  »  Serie  2,  Voi.  II. 

10)  1931  Kutassy  A.:  Lamellihranclìiata  triadica  IL  «  Fòssilium  Ca¬ 

talogus  »  1.  Animalia,  Pars  51. 

II)  1933  Kutassy  A.:  Beitrdge  z.  Kenntn.  d.  Fauna  d.  Norischen 

Hauptdolonìites  in  TJngarn.  «  Foldtani  Kozlony  »  Bd.  LXIII. 
Budapest. 


I 


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A.  KUTASSY  -  Su  alcuni  Megaloclus  ecc. 


Atti  Soc.  It.  Se.  Nat ,  Voi.  LXXII,  Tav.  XI. 


I 


] 


su  ALCUNI  MEGALODUS  ECC. 


241 


Spiegazione  delle  Tavole. 


Tav.  X. 

Fig.  1.  Megalodus  Mojsvari  Hoern.  var.  incisa  Frecli.  Modello  interno, 
lato  destro.  Monte  Campo  dei  Fiori-Cava  Cottini  (Varese)  pag.  238. 

Fig.  2.  Mefialodus  Damesi  Hoern.  var.  italica.  Modello  interno,  lato 
desti*.  Cava  Cottini-Monte  Campo  dei  Fiori  (Varese)  pag.  237. 

Fig. -3.  Megalodus  Damesi  Hoern.  var.  italica.  Lo  stesso  modello  in¬ 
terno  dalla  parte  anteriore.  Cava  Cottini-Monte  Campo  dei  Fiori 
(Varese)  pag.  237. 


Tav.  XI. 

Fig.  1.  Megalodus  Desiai  n.  sp.  ^lodello  interno,  dal  lato  destro.  ÌMonte 
Tre  Croci  (Varese)  pag.  23.5. 

Fig.  2.  Megalodus  Desiai  n.  sp.  Lo  stesso,  dalla  parte  posteriore.  Monte 
Tre  Croci  (Varese)  pag.  235. 

Fig.-  3.  Megalodus  Desiai  n.  sp.  Lo  stesso,  dalla  regione  cardinale.  Monte 
Tre  Croci  (Varese)  pag.  235. 

Fig.  4.  Megalodus  complanatus  Giiemb.  var.  segestana  Di  Stef.  Modello 
interno  dalla  parte  anteriore.  S.  Maria  del  Monte  (Varese)  pag.  233. 

Fig.  5.  Megalodus  Seccai  Par.  Modello  interno  dal  lato  destro.  Monte 
Tre  Croci  (Varese)  pag.  234. 

Tutti  i  disegni  sono  in  grandezza  naturale. 

Tutti  gli  esemplari  studiati  si  trovano  nelle  collezioni  del  Museo 

Civico  di  Storia  Xaturale  di  ^Milano. 


Prof.  Giuseppe  Scortecci 

Conservatore  al  Museo  Civico  di  Storia  Naturale 


DESCRIZIONE  PRELIMINARE  DI  NUOVE  SPECIE 
E  SOTTOSPECIE  DEL  GENERE  PRISTURUS 
DELLA  SOMALIA  ITALIANA 


Pristurus  migiurtinicus  sp.  n. 

1  9*  Dintorni  di  Render  Cassini  (Migiurtinia)  G  Sett.  1931. 

Testa  ovale,  depressa,  muso  larghissimo,  appiattito,  lungo  una 
volta  e  tre  quarti  il  diametro  dell’orbita;  fronte  quasi  piana,  aper¬ 
tura  auricolare  ovale,  obliqua,  assai  piccola.  Narice  compresa  fra 
la  rostrale  e  tre  placchette  delle  quali  la  superiore,  che  è  la  più 
grande,  è  separata  da  quella  del  lato  opposto  da  due  granuli. 

Gli  arti  posteriori  stesi  in  avanti  giungono  pochissimo  oltre 
la  apertura  auricolare.  Le  lameRe  sotto  il  quarto  dito  del  piede 
sono  venti.  Le  unghie  sono  più  lunghe  delle  squame  slargate  che 
ricoprono  la  estremità  delle  dita.  Le  labiali  superiori  sono  sei,  le 
inferiori  cinque.  Dietro  la  sinfisiale  vi  sono  due  placchette.  Parti 
superiori  del  corpo  ricoperte  di  granuli  giustapposti;  più  grandi 
quelli  della  estremità  del  muso.  Granuli  delle  parti  inferiori  più 
grandi  di  quelli  dorsali  con  spiccata  tendenza  ad  embricarsi.  La 
coda  è  quasi  rotonda  in  sezione  e  presenta  nella  parte  superiore 
una  debolissima  denticolazione  la  quale  non  si  estende  sul  tronco. 

L’esemplare  misura  min.  59  dei  quali  31  spettano  alla  coda. 

Colorazione  delle  parti  superiori  grigia  verdastra  scura,  con 
una  striscia  vertebrale  rosata  formata  come  da  tante  macchie  ovali 
fuse  insieme.  Ai  lati  di  questa  striscia  si  notano  numerose  e  piccole 
macchie  nere  ovali  o  tondeggianti  talvolta  fuse  insieme  a  formare  una 
striscia.  Lati  del  corpo  con  numerosissime  e  piccole  macchie  nere 
irregolari  di  forma,  ed  altre  di  colore  roseo.  Sulla  nuca,  sulla 


DESCRIZIONE  PRELIMINARE  DI  NUOVE  SPECIE  ECC.  243 

fronte  e  sul  muso  vi  sono  pure  numerose  macchiette  nere  e  rosate, 
disposte  con  abbastanza  regolarità.  Una  sbarretta  nera  si  parte 
dalla  estremità  del  muso,  traversa  gli  occhi  indi,  volgendosi  verso 
l’alto  e  verso  l’ interno,  va  a  mettersi  in  contatto  conia  serie  di 
macchie  rosate  situate  ai  lati  della  striscia  vertebrale. 

Parti  inferiori  bianche  con  leggera  intonazione  azzurrognola 
cosparse  di  macchiette  grigio  nere  le  quali  sono  più  abbondanti 
nella  regione  del  petto  e  della  gola. 


Pristurus  percristatus  pseudoflavipunctatus  sub.  sp.  n. 

26  esemplari  di  Rocca  Littorio,  Garoe  (Somalia  centrale)  Gardo, 
Carini,  Render  Cassili  (Migiurtinia)  Luglio,  Agosto,  Settembre  1931. 

La  nuova  sotto  specie  è  intermedia  fra  P.  ^percristatus  e  P. 
flavipunctatus.  Dalla  prima  si  distingue  per  le  minori  proporzioni, 
per  la  forma  delle  granulazioni  delle  parti  ventrali,  che  sono  co¬ 
stantemente  coniche,  per  il  minore  sviluppo  della  cresta  caudale 
e  dorsale.  Della  seconda  si  distingue,  fra  V  altro,  per  la  cresta 
dorsale  dei  maschi  che,  se  pure  bassissima,  giunge,  quasi  sempre 
sino  alla  nuca. 

Alla  nuova  sottospecie  devono  forse  essere  attribuiti  tutti  gli 
esemplari  della  Somalia  Italiana  e  Inglese  oggi  ritenuti  come  P. 
■percristatus  tipico. 


SfS  ^ 

L’esame  dei  numerosi  Pristurus  somali  aventi  la  narice  se¬ 
parata  dalla  placca  rostrale,  permette  di  stabilire  quanto  segue  ; 

Essi  Pristurus  di  questo  tipo  possono  essere  suddivisi  in  due 
gruppi;  l’uno  i  cui  rappresentanti  hanno  ‘le  unghie  più  lunghe 
delle  squame  slargate  poste  alla  estremità  delle  dita  ;  1’  altro  i  cui 
rappresentanti  hanno  le  unghie  o  eguali  o  più  corte  delle  dette 
squame. 

Al  primo  gruppo  spettano  Pristurus  crucifer  crucifer  (Vail.) 
e  P.  crucifer  laticephalus  sub.  sp.  n.  Al  secondo  gruppo  invece 
spetta,  a  mio  parere,  una  sola  specie  P.  phillipsi  somaìicus  Bou- 
lenger  e  Parker  risultante  dalla  fusione  delle  due  specie  P.  pliil- 
lipsi,  e  P.  somaìicus. 


244  G.  SCORTECCI  -  DESCRIZIONE  PRELIMINARE  DI  NUOVE  SPECIE  ECC. 

Pristurus  crucifer  crucifer  (del  quale  sono  in  possesso  di 
32  esemplari  raccolti  fra  Dusa  Mareb  e  Fer  Fer,  Rocca  Littorio, 
Garoe  —  Somalia  centrale  —  Gardo,  Candala,  Hafun,  Bender 
Cassim  —  Miginrtinia  —  nel  Luglio,  Agosto,  Settembre  1931) 
verrebbe  ad  essere  caratterizzato  dalla  snellezza  ed  agilità  della 
forma  ;  dalla  coda  lunga  una  volta  e  due  terzi  o  una  volta 
e  tre  quarti  il  tronco  e  la  testa;  dalle  dita  lunghe  e  sottili;  dagli 
arti  posteriori  che  stesi  in  avanti  arrivano  con  la  estremità  delle 
dita  al  bordo  posteriore  dell’  occhio  o  fra  F  occhio  e  il  timpano  ; 
dalla  testa  stretta  e  allungata,  larga  al  massimo  quanto  la  distanza 
che  corre  fra  la  narice  ed  un  punto  ideale  situato  medialmente  fra 
il  foro  auricolare  e  il  bordo  posteriore  dell’occhio;  dalle  lamelle 
sotto  il  quarto  dito  che  sono  da  18  a  24;  dalla  coda  quasi  rotonda 
(in  sezione)  nelle  femmine  e  ovale  nei  maschi  e  munita  in  questi 
ultimi  di  una  piccolissima  cresta  nella  parte  superiore  e  di  una 
dentellatura  nella  inferiore  ;  dalla  colorazione  (della  quale  verrà 
detto  nel  lavoro  di  insieme  sui  PrlsturiLS  somali)  ed  infine  anche 
dal  modo  di  vita. 

Pristurus  crucifer  iaticephalus  sub.  sp.  n.  (del  quale  sono 
in  possesso  di  15  esemplari  raccolti  a  Garoe  —  Somalia  centrale 

—  a  Gardo  e  Bender  Cassim  —  Miginrtinia  —  nel  Luglio,  x4gosto, 
Settembre  1931)  verrebbe  ad  essere  distinto  da  P.  crucifer  cru¬ 
cifer  dalla  minore  lunghezza;  dalia  coda  iiiù  corta;  dall’aspetto 
molto  più  robusto  e  più  tozzo;  dagli  arti  più  corti,  dei  quali  quelli 
posteriori  stesi  in  avanti  raggiungono  solo  il  timpano  ;  dalle  la¬ 
melle  sotto  il  quarto  dito  del  piede  che  oscillano  da  19  a  21;  dalla 
testa  grossa,  alta,  robusta,  larga  quanto  la  distanza  che  separa  la 
narice  dalla  apertura  auricolare  ;  dalla  colorazione  ;  dal  modo  di 
vita. 

Pristurus  phillipsi  somalicus  Boulenger  e  Parker  (del  quale 
sono  in  possesso  di  47  esemplari  raccolti  a  Rocca  Littorio  —  So¬ 
malia  media  —  Gardo,  FI  Donfar,  Bender  Cassim,  Candala,  Hafun 

—  Miginrtinia  —  nel  Luglio,  Agosto,  Settembre  1931)  specie 
estremamente  inquieta,  verrebbe  ad  essere  definita  dai  caratteri 
dati  per  le  due  sjiecie,  variabili  però  alcuni  entro  limiti  ancora 
più  ampi.  Di  ciò  verrà  detto  diffusamente  nel  lavoro  di  insieme. 


Dott.  Edgardo  Moltoni 


ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  DAL  PROF.  G. 
SCORTECCI  NELLA  SOMALIA  CENTRALE  E  SET¬ 
TENTRIONALE  NEL  1931. 


Il  Prof.  Giuseppe  Scortecci  del  Museo  Civico  di  St.  Nat.  di 
Milano  durante  il  Viaggio  hi  Somalia  (^)  intrapreso  nel  1931 
per  interessamento  di  S.  E.  il  Dott.  G.  Corni,  allora  Governatore 
della  Somalia,  del  Dott.  Comm.  Marco  De  Marchi,  Presidente 
della  Società  Italiana  di  Scienze  Naturali  e  del  Comune  di  Milano 
ha  riportato  anche  105  uccelli  appartenenti  a  50  specie  diverse 
ed  a  26  famiglie.  Questi  uccelli,  uccisi  e  preparati  da  lui  stesso, 
apportano  un  ottimo  contributo  alla  conoscenza  ornitologica  della 
Somalia  Italiana  non  ancora  ben  nota,  specialmente  per  quanto 
riguarda  le  zone  centrale  e  settentrionale,  toccate  da  ben  pochi 
naturalisti.  Vennero  donati,  insieme  a  quanto  il  Prof.  Scortecci 
raccolse  nel  suo  viaggio,  al  Museo  Civico  di  Storia  Naturale  di 
Milano  ove  sono  conservati.  Essi  rappresentano' un  materiale  orni¬ 
tologico  preziosissimo  giacché  nelle  località  toccate  gli  uccelli, 
come  del  resto  tutti  gli  altri  animali,  furono  riscontrati  non  molto 
abbondanti,  sia  come  numero  di  -specie,  sia  come  quantità  di 
individui  della  medesima  specie.  Povertà  di  fauna  che  caratte¬ 
rizza  la  zona  esplorata  e  che  è  in  netto  contrasto  con  quanto  si 
conosce  per  la  Somalia  meridionale.  Gli  Uccelli  furono  catturati 
tutti  tra  il  mese  di  luglio  e  l’ ottobre  del  1931. 

Durante  il  viaggio  vennero  toccate  le  seguenti  località  però 
solo  da  quelle  della  Somalia  centrale  e  settentrionale  furono  ripor- 
portati  uccelli:  Mogadiscio^  Maìiaddei^  Belet-ueii^  Fer-fer^ 


(1)  Si  vegga  G.  Scortecci,  Natura.  Rivista  di  Scienze  Naturali,  voi.  XXII, 
p.  1-30,  1932. 


246 


ED.  MOLTONl 


Diisa,  Mareb^  Gallacaio  (Rocca  Littorio),  Garoe^  Gardo^  Carirn^ 
Bender  Cassini. 

Soste  più  lunghe  furono  fatte  a  Gallacaio  —  zona  piana  a 
boscaglia  bassissima,  rada,  aridissima  —  a  Garoe  —  zona  lieve¬ 
mente  collinosa  a  boscaglia  del  tipo  di  quella  di  Gallacaio  e  forse 
ancora  jiiù  bassa  ed  arida  —  ;  nei  pressi  di  quest’  ultima  località 
scorre  un  uadi,  il  Garoe,  nel  quale  in  quasi  tutte  le  epoche  del- 
l’ anno  vi  sono  pozze  di  acqua.  Anche  a  Gardo,  nella  Migiurtinia 
vicino  al  confine  con  la  Somalia  Inglese  il  Prof.  Scortecci  si 
fermò  un  po’  più  a  lungo.  In  queste  località  il  terreno  è  collinoso, 
accidentato  e  vi  sono  zone  sia  quasi  assolutamente  desertiche,  sia 
a  boscaglia  alta  e  fitta,  altre  invece  sono  a  boscaglia  del  tipo  di 
quella  di  Garoe  e  di  Gallacaio. 

Da  Gardo  sono  state  fatte  pure  escursioni  all’  Altipiano  del 
Sobl  (semidesertico  nella  parte  visitata),  a  Heibogan  (gruppo  di 
grandi  acacie  ombrellifere  circondato  da  pianura  e  colline  semi¬ 
desertiche  0  a  vegetazione  rada  e  bassissima),  ad  Halalan  — 
monti  Abalen  —  (quasi  priva  di  vegetazione),  a  Cubo  (zona  di 
bosco  abbastanza  fitto  con  grandi  acacie  ombrellifere  e  sottobosco 
fitto,  ove  sono  anche  radure  erbose)  all’  Uadi  Orgoble  ier  ed  ueu 
situati  in  valli  fiancheggiate  da  colline  quasi  del  tutto  brulle  ; 
nel  letto  dei  due  uidian  vi  sono  alberi  talvolta  abbastanza  grandi 
ed  un  po’  di  vegetazione.  A  Carim,  Oasi  di  palme  in  una  ampia 
valle  situata  nei  monti  Ahi  Mascat,  monti  senza  vegetazione  o 
quasi  se  si  esclude  l’ incenso,  il  Prof.  Scortecci  si  fermò  circa 
due  settimane  dato  che  si  tratta  di  Oasi  ricca  di  acqua  anche 
corrente.  Vennero  fatte  escursioni  all’  uadi  Aito  (con  acqua  in 
alcuni  punti  corrente  in  altri  stagnante  con  rive  a  vegetazione 
talvolta  palustre),  all’  uadi  Carim  Sareh,  Badulle,  Dambarre,  si¬ 
mili  all’ uadi  citato  precedentemente.  Da  Carim  si  portò  pure  al- 
l’ oasi  di  Sugurè  faunisticamente  simile  a  quella  di  Carim  ma  più 
piccola  e  con  vegetazione  più  fitta.  Altra  gita  a  Bur  Dagner 
(monte  delle  scimie),  località  aridissima,  fruttò  la  cattura  di  al¬ 
cune  specie  specialmente  sull’  itinerario  da  Carim  a  Bur  Dagner 
ove  si  incontrano  altre  oasi  con  acqua.  Lo  Scortecci  si  recò  pure 
più  volte  sui  monti  aridissimi  Uaki  ove  vegeta  quasi  unica  pianta 
quella  dell’  incenso. 

L’ultima  sosta  fu  a  Bender  Cassini,  sul  mare,  a  boscaglia 
bassissima  arida. 


ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC. 


247 


Prima  di  elencare  le  specie  riportate,  molte  delle  quali  es¬ 
sendo  endemiche  della  Somalia  non  erano  ancora  rappresentate 
nelle  collezioni  del  nostro  Museo  —  due  o  tre  poi  sono  cosi  rare 
da  non  figurare  neppure  nelle  collezioni  ornitologiche  più  ricche, 
pochissime  escluse  —  mi  è  grato  ringraziare  pubblicamente  il 
Prof.  G.  Scortecci  per  le  notizie  comunicatemi  per  ogni  singola 
forma,  per  le  non  lievi  fatiche  sostenute  e  per  le  ore  dedicate 
alla  caccia  ed  alla  preparazione  temporanea  degli  uccelli,  che, 
secondo  mio  consiglio,  fu  limitata  espressamente  alle  specie  più 
piccole,  che  sono  ancora  oggi  le  meno  conosciute  e  le  più  difficili 
ad  aversi. 


P amiglia  Ardeidae 

Egretta  garzella  garzella  (Linn.) 
a)  ■?,  Garoe,  5-VIII-1931. 

La  ffarzetta  fu  incontrata  oltre  a  Garoe  anche  in  una  delle 

o 

oasi  che  si  trovano  sull’itinerario  Carim  Bur  Dagner. 


Famiglia  Falconidae 

Aquila  rapax  raptor,  Brehm 
a)  ?,  Gardo,  20-VIII-1931. 

Molto  probabilmente  si  tratta  di  un  individuo  giovane  a 
livrea  consunta  essendo  di  colorito  molto  chiaro. 

Si  era  nutrito  di  sterco  umano  e  fu  ucciso  mentre  era  in 
siesta  su  di  una  alta  acacia. 


Meìierax  polioplerus^  Cab. 

a)  ?,  Gardo,  VIII-1931  ;  iride  gialla. 

Si  tratta  di  un’individuo  giovane.  Entro  lo  stomaco  furono 
rinvenuti  residui  di  lepre. 

E  specie  relativamente  comune  nella  zona. 


17 


248 


ED.  MOLTONI 


Famiglia  Phasianidae 

Pternistis  leucoscepiis  muhamed-ben-ahclullah,  Eri. 

a)  Kiibo-Garclo,  20-YIII-19.S1  ;  occhiaie  e  gola  rosso-vermiglione, 
collo  giallo  vivissimo. 

Questo  Pternistis  è  specie  relativamente  comune  nella  zona 
di  Kubo-Gardo.  E^on  fu  visto  mai  dal  Prof.  Scortecci  nelle  altre 
località  della  Somalia  centrale  e  settentrionale  da  lui  toccate. 

Famiglia  Charadriidae 

Stephanihyx  coronatus  demisstis,  Friedmann 

a)  ?,  Dintorni  di  Gallacaio,  17-YII-1931. 
ò)  ?,  Dintorni  di  Gallacaio,  17-YII-1931.  • 
c)  ?,  Gardo,  8-YIII-193]  ;  iride  gialla. 

Nell’individuo  preso  a  Gardo  furono  rinvenuti  semi  nello  stomaco. 
E  specie  relativamente  comune  in  tutta  la  Somalia  centrale 
e  settentrionale  e  fa  sentire  il  suo  richiamo  anche  durante  la  notte. 

Famiglia  Scolopacidae 

Actitis  hypolencos  (Linn.) 

a)  ?,  Carim,  l-IX-1931  ;  iride  nera. 
h)  ?,  Carim,  l-IX-1931  ;  iride  nera, 
c)  ‘C  Carim,  l-IX-1931  ;  iride  nera. 

Nello  stomaco  degli  individui  su  citati  furono  rinvenuti  insetti. 
Era  abbondante  nella  zona  di  Carim  intorno  alle  pozze  degli 
Uidian. 

Famiglia  Burhinidae 

Burliinus  capensis  affimi  (Rupp.)  (i) 

ni  ?,  Gallacaio,  21-YII-1931;  iride  gialla. 

Questo  individuo  che  aveva  residui  di  insetti  nello  stomaco 
fu  catturato  in  zona  a  boscaglia  rada  aridissima  a  terreno  ges¬ 
soso.  Raro. 


(1)  Secondo  A.  C.  Meinertzlia^en  in  Ibis,  192-1,  pag’.  329  e  seg’.,  la  forma  afjìilis 
sarebbe  sinonima  di  BurJiinus  capensis  maClllosus  (Temm.). 


ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC. 


249 


ramiglia  Columbidae 

Gena  capensis  capensis  (L.) 

a)  9  5  Carim,  3-IX-1931  ;  iride  bruno-nera. 

E  specie  comune  in  tutta  la  Somalia.  Vive  a  piccoli  bran- 
cbetti.  Gli  individui  uccisi  avevano  nel  gozzo  semi. 

Famiglia  Psittacidae 

Poicephaìus  rufiventris  pccUidus,  Someren 

a)  Kubo-Gardo,  26-Vni-1931  ;  iride  rosso-giallastra. 

b)  cT,  juv.,  Kubo-Gardo,  26-VIII  1931  ;  td.  id.. 

c)  9?  Kubo-Gardo,  26-VIII-1931  ;  id.  id.. 

Gli  individui  uccisi  facevano  parte  di  un  branchetto  che 
stanziava  in  un  bosco  di  acacie  ombrellifere.  Entro  lo  stomaco 
avevano  residui  dei  bacelli  delle  acacie. 

Secondo  le  osservazioni  del  Prof.  Scortecci  questo  pappagallo 
è  relativamente  abbondante  nella  zona  di  Gardo,  limitato  però 
alle  località  a  bosco  alto,  non  fu  riscontrato  in  nessun  altra  zona 
da  lui  toccata  durante  il  viaggio. 

Famiglia  Coraciidae 

Coracias  naeviiis  naevnis,  Daud. 

a)  ?,  Gardo  (Kubo),  6-IV-1931  ;  iride  giallo-scura. 

Xel  ventriglio  furono  rinvenuti  residui  di  insetti.  Questo  in¬ 
dividuo  è  di  un  colorito  generale  molto  più  lilla  di  due  esemplari 
di  questa  specie  provenienti  dall’eritrea  e  coi  quali  l’ho  confrontato. 

Individui  di  questa  specie  furono  visti  anche  in  zone  a  vege¬ 
tazione  scarsissima  e  bassa,  come  a  Uadi  Orgoble,  Uen  e  ler. 

Famiglia  Meropidae 
Meìittopìiagus  revoilii  (Oust.) 

a)  y,  Gallacaio,  18-AGII-1931  ;  iride  rossa. 

b)  f,  Gallacaio,  18-VIII-1931  ;  iride  rossa. 


250 


ED.  MOLTONI 


c)  ?,  Dintorni  di  Gallacaio,  lT-YIII-1931. 

d)  ?  Garoe  sul  Garoe.  29-VII-19.S1  ;  iride  carnicina. 

e)  9’  Gardo,  ll-VIII-1931  ;  iride  rossa. 

/)  jiiv  ?,  Gardo,  14-YIII-1931  ;  iride  rossa. 
g)  ?,  Gardo,  14-YIII-1931  ;  iride  rossa. 

lì)  ?,  Gardo,  id.  id.. 
i)  ?,  Gardo,  id.  id.. 

l)  ?,  Bnr  Dagner,  2-IX-1931  ;  iride  rossa. 

Xel  ventriglio  dell’  esemplare  di  Garoe  furono  rinvenute 
formiche  mentre  in  quelli  di  Gardo  insetti  tranne  nell’esemplare  fj 
nel  cui  ventriglio  oltre  ad  insetti  erano  j)ure  semi. 

Questa  Merope  fu  riscontrata  comune  nelle  località  citate  ed 
in  altre  della  Somalia  all’  infuori  della  stretta  fascia  costiera. 

Era  abbondante  nella  voragine  del  Mullah  (zona  di  Gallacaio) 
ove  esisteva  una  colonia  nidificante  ben  riconoscibile  dai  fori  di 
accesso  ai  nidi  dai  quali  entravano  e  uscivano  gli  adulti. 

Famiglia  Bucerotidae 

Lophoceros  eri/throrhyaclms  erytlirorliynchus  (Temm.) 

a)  9?  Gallacaio,  YIII-1931  ;  iride  marrone,  parti  nude  del  collo  grigio- 
azzurastre. 

Xel  gozzo  di  questa  femmina  vi  erano  insetti  e  semi.  Fu 
riscontrata  pure  a  Gardo  e  nel  tratto  fra  Gallacaio  e  Garoe  (Haud). 

Lophoceros  flavirostris  ffavirostris  (Rupp.) 

a)  ■?,  Orgoble-Gardo,  YIII-1931;  iride  giallo-chiarissima. 

Nel  ventriglio  vi  erano  semi. 

Sembrava  specie  comune  nel  tratto  Gallacaio  Garoe  (Haud). 
Nel  bosco  di  Kubo  IGardo)  ad  alte  e  vecchie  acacie  ombrel¬ 
lifere  questi  due  Bucerotidi  erano  forse  gli  uccelli  più  comuni. 

Famiglia  Upupidae 

Upmpa  epops  somaìiensis.  Salvili 

a)  ?,  Pianoro  siilbUadi  Orgolile,  22-YIII-1931  ;  iride  bruno  nera. 

Nel  ventriglio  aveva  residui  di  insetti  e  fu  1’  unico  individuo 
incontrato. 


ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC. 


251 


ramiglia  Phoeniculidae 

Rhinopomastus  minor  minor  (Rùpp.) 

a)  $,  Gardo,  9-VIII-1931. 
h)  ?,  Gardo,  lO-VIII-193]. 

Questa  specie  venne  riscontrata  solo  a  Gardo,  preferiva  la 
zona  di  bosco  fitto,  ove  era  relativamente  cornane. 

Famiglia  Caprimulgidae 

Caprimidgiis  nubicns  nubicus^  Phillips 

a)  9  7  Orgoble-Gardo,  22-VIII-1931  ;  occhi  neri. 

Nel  ventriglio  vi  erano  insetti.  Il  nome  locale  è  Ano  yner. 
Fu  l’ unico  individuo  incontrato  nella  Somalia  centrale  e 
settentrionale. 


Famiglia  Coliidae 

Colius  macrourns  macrourns  (Linn.) 

a)  9?  Gallacaio,  20-VIII-1931  ;  iride  bruno-rossa. 

Questo  colio  sembra  specie  rara  nella  zona  poiché  il  Prof. 
Scortecci  lo  vide  solo  due  volte. 

Famiglia  Picidae 

Campethera  niibica  pallida  (Sharpe) 

a)  9?  Gardo,  16-YIII-1931  ;  iride  rossa. 

Nello  stomaco  aveva  termiti  e  coleotteri. 

Questa  femmina  è  un  po’  i^iù  scura  superiormente  di  altri 
individui  di  questa  specie,  pure  presi  nella  Somalia  Italiana,  che 
ho  presenti  :  ha  inoltre  inferiormente  un  maggior  numero  di 
macchie. 


252 


ED.  MOLTONI 


Bendroincus  ftiscescens  ìiempricliii  (Ehr.) 

«)  9’  Grardo,  9-VnT-193l. 

h)  $,  Orgol)le-Gardo,  17-V1II-1931  ;  iride  rossa. 

E  specie  relativamente  comune  nella  zona. 

E  ami  glia  Alaudidae 

Mirafra  gilletti,  Sharpe 
a)  9?  Heibogan  (Gardo),  15-VIII-1931. 

Aìaemon  liamertoni  liamertoni^  Witherby 
a)  ?,  Gallacaio,  18-VII-1931. 

h)  ?,  Voragine  del  Mullah  (Gallacaio),  19-VII-1931  ;  iride  marrone. 

Si  tratta  di  due  individui  che  hanno  ancora  alcune  penne 
delle  ali  e  della  coda  non  completamente  formate  e  possono  es¬ 
sere  considerati  come  due  giovani  tanto  più  che  le  dimensioni 
sono  un  poco  minori  di  quelle  caratteristiche  degli  adulti  di 
questa  specie. 

Secondo  quanto  mi  disse  a  voce  il  Prof.  Scortecci  questo 
Aìaemon.  è  relativamente  abbondante  nella  zona  di  Gallacaio; 
corre  veloce  sul  terreno  e  spicca  il  volo  di  rado. 

Ammomanes,  deserti  aìieìeyi^  Elliot 

a)  Heibogan  (Gardo),  I5-Vn]-1931;  iride  marrone-scura. 
h)  9’  Gfaroe,  31 -VI  1-1 931  ;  iride  marrone  scura, 
c)  9’  Monti  Uakl  (Carini).  4-IX-1931  ;  iride  marrone. 

L’ individuo  maschio  aveva  nel  ventriglio  semi  ed  insetti, 
mentre  la  femmina  di  Garoe  solo  semi. 

Furono  catturati  in  zone  desertiche. 

Gaìerida  thePdae  eììioti,  Hartert 
a)  ?,  Gallacaio,  18-VII-1931. 

Questa  cappellaccia  è  relativamente  comune  nella  zona  di 
Gallacaio. 


ELE^XO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC. 


253 


Pseicdalaemon  fremantìii  fremantlii  (Pliill.) 

a)  (/’j  Gardo,  8-VIII-1931  ;  iride  giallo-marrone. 
h)  ?,  Gardo,  8-V11I-1931  ;  iride  giallo-marrone. 

Nel  ventriglio  di  ambedue  gli  esemplari  furono  rinvenuti 
semi.  Ye  ne  erano  diversi  individui  nella  zona. 

Eremo'pteryx  nigriceps  melanauclien  (Cab.) 
a)  ?,  Gallacaio,  25-YI1-1931. 

S23ecie  comune  intorno  alle  cajianne  nelle  zone  di  Gallacaio, 
Garoe  e  Bender  Cassim. 

Famiglia  Pycnonotìdae 

Pycnonotus  dodsoni.  Sharjie 
a)  juv.  ?,  Gallacaio,  19-Y11-1931. 

h)  juv.^  Garoe  sul  Xogal,  29-Y1I-1931;  iride  marrone-scura. 

c)  ?,  Gardo,  lO-Ylll-1931. 

f?).  ?,  Rubo,  20-Y1I1-1931  ;  iride  bruna, 

e)  ?,  Rubo,  20-Y111-193Ì  ;  iride  bruna. 

f)  cf?  Carini,  3-1X-1931  ;  iride  marrone. 

Il  giovane  di  Garoe  aveva  nel  ventriglio  frutti  di  sicomoro, 
quelli  di  Rubo  semi,  il  maschio  di  Carim  insetti. 

Il  Picnonoto  di  Dodson  abitava  sia  la  zona  semidesertica, 
sia  quella  a  boscaglia  fitta. 

L’individuo  a  è  2>iù.  chiaro  e  più  piccolo  degli  altri,  forse  è 
un  giovane  ;  l’individuo  h  è  un  giovane  ed  ha  il  becco  molto  più 
piccolo  e  la  livrea  molto  più  chiara  degli  altri  cosi  pure  è  del 
nero  del  capo. 

Famiglia  Muscicapidae 

Bradornis  griseus  griseus^  Rchw. 

a)  Beira  (Rm,  25  da  Gallacaio),  23-YII-1931  ;  iride  marrone-scura. 
h)  ?,  Beira,  23-YII-1931  ;  iride  marrone-scura. 

c)  §,  Gardo,  6-V1II-1931  ;  iride  bruna. 

d)  (f,  Gardo,  15-YI1I-I931  ;  iride  bruna. 


254 


ED.  MOLTONI 


Gli  individui  di  Beira  si  erano  nutriti  di  semi  ed  insetti, 
mentre  in  quelli  di  Gardo  fu  riscontrato  die  uno  si  era  nutrito 
solo  di  semi  e  l’altro  solo  di  insetti. 

Questo  muscicapide  era  comune  sugli  alberi. 

Gli  esemplari  di  Gardo  hanno  le  parti  inferiori  del  corpo  un 
po’  più  tendenti  al  color  isabella  in  confronto  di  quelli  di  Beira 
e  sono  anche  di  dimensioni  un  po’  maggiori  di  questi  ultimi,  con 
tutto  questo  credo  debbano  appartenere  alla  medesima  forma 
benché  le  località,  distino  tra  loro  circa  quattrocento  Km. 

Batis  orientali^,  Ideila  (Elliot) 

«)  Orgoble-Gardo,  17-VIII-1931  ;  iride  giallo-viva. 

Xel  ventriglio  vi  erano  insetti  e  semi.  E  specie  piuttosto 
rara  nella  zona. 

Famiglia  Turdidae 

Oenanthe  pliiUvpsi  (Shelley) 

a)  ?,  Gallacaio,  20-YII-1931  ;  iride  bruno-nera. 
h)  ?■)  Garoe,  29-VII-1931  ;  iride  bruno-marrone, 
c)  ?,  Heibogan  Gardo,  18-YIII-1931  ;  iride  bruno-marrone. 

L’ individuo  b)  aveva  nel  ventriglio  solo  semi,  mentre  il  c) 
semi  ed  insetti. 

Questa  specie  era  comune  nelle  località  sopra  scritte. 

Cercomeìa  scotocerca  spectatrix^  S.  Clarke. 

^0  d'i  Sugurè,  Oasi  ai  piedi  dell’ Ahi  Medoh  (Carini),  T-IX-1933  ;  iride 
marrone-scura. 

Nel  ventriglio  aveva  insetti. 

Queste  maschio  è  il  quarto  individuo  della  specie  che  si 
conosca. 

Il  tipo  •  fu  catturato  nei  pressi  di  Las  Khorri  (Las  Gore) 
nella  Somalia  Inglese  a  circa  250  miglia  ad  Est  di  Berbera  da 
G.  E.  Archer,  gli  altri  due  invece  furono  presi  dallo  stesso 
signor  Archer  a  Bihendula  a  20  miglia  a  S  S  E  di  Berbera. 

L’individuo  riportato  dal  Prof.  Scortecci  ha  le  dimensioni 
leggermente  superiori  a  quelle  del  tipo  che  è  pure  un  maschio  ; 
ala  mm.  85  :  coda  57  :  becco  16  ;  tarso  28. 

/  /  j 


ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC, 


255 


Famiglia  Sylviidae 

Caìamonastes  simplex  simplex  (Cab.) 

a)  ?,  Gallacaio,  20-V1I-1931  ;  iride  marrone, 

h)  ?,  Kiibo  (Gardo),  20-yiII-1931  ;  iride  giallo-marrone. 

Nel  ventriglio  avevano  residui  di  insetti. 

E  specie  relativamente  comune  nelle  due  località  sopra  citate. 

Eremomela  griseoflava  flavicrissalis^  Sharpe 

a)  ?,  Gallacaio,  20-V1I-1931  ;  iride  bruno-nera. 

Data  la  lunghezza  dell’ala  di  questo  individuo,  mm.  46,  non 
credo  debba  appartenere  alla  forma  della  Somalia  Inglese  {Ere¬ 
momela  griseoflava  archeri^  Bannermann). 

« 

Cisticola  cinereola  cinereola^  Salvadori 

a)  ■?,  Gardo,  9-V11I-1931. 

h)  ■?,  Gardo,  9-YI11-1931  ;  iride  gialla. 

L’individuo  a)  aveva  nel  ventriglio  residui  di  bacche  mentre 
l’altro  semi  ed  insetti. 

E  specie  non  molto  rara  in  quel  di  Gardo. 

Prinia  somalica  somalica  (Elliot) 
a)  ?,  Dintorni  di  Gallacaio,  17-Y11-1931. 

Famiglia  Dicruridae  * 

Dicrurus  adsirnilis  divaricatus  (Liclit.). 

a)  Gardo,  8-YÌII-1931  ;  iride  rosso-bruna. 
h)  cf,  Kubo-Gardo,  26-Y1II-193 1 .  iride  rosso-bruna. 

L’individuo  di  Gardo  aveva  nel  ventriglio  semi  ed  insetti. 
Questo  dicruride  è  molto  comune  nelle  zone  di  Gardo  e  di 
Gallacaio  nelle  boscaglie  più  fitte  e  rigogliose. 


256 


ED.  MOLTONI 


Famiglia  Laniidae 

Lanini  minor ^  Gmel, 

a)  ?,  Carini,  5-IX-1931  ;  iride  marroue-sciira 
Nel  ventriglio  aveva  insetti. 

Si  tratta  di  nn  giovane  nel  primo  abito  invernale  come 
quello  cbe  è  raffigurato  nel  Dresser  in  Birds  of  Euro'pa, 

Lanius  cuitinorii  ariiinorii^  Salvadori 

o)  Gallacaio.  21-VII-1931  ;  iride  marrroue-sciiro. 
h)  ?,  Gallacaio,  22-YI 1-1931  ;  iride  marrone-scuro. 

c)  9,  Gardo,  lO-VIII-1931  ;  id.  id. 

d)  9i  Gardo,  1  l-VIII-193 1  ;  id.  id. 

e)  ■?,  Bill’  Dagiier  (Gardo),  2-1X-1931  ;  iride  nera. 

Nel  ventriglio  degli  individui  ò)  e  c)  furono  trovati  residui 
di  semi  ed  insetti,  mentre  in  quello  di  d)  solo  insetti. 

L’ esemplare  di  Bur  Dagner  differisce  dagli  altri  per  avere 
qualche  piuma  brunastra  in  mezzo  al  nero  delle  parti  superiori 
in  modo  speciale  sulle  redini  e  sulla  fronte,  sono  pure  nero-bru- 
nastre  alcune  delle  remiganti  e  le  timoniere  (laterali  escluse). 
Sono  propenso  a  considerarlo  come  un  individuo  giovane  in  muta. 

Questa  specie  di  averla  è  relativamente  comune  nelle  zone 
di  Gallacaio,  Gardo,  Carini  ed  in  altre  della  Somalia. 

Tchagra  j arnesi  } arnesi,  (Shelley) 

a)  9?  Heibogaii,  Gardo,  18-VI1I-1931. 

Nel  ventriglio  aveva  residui  di  insetti  e  di  semi. 

Rh  od  oidio  nens  cruentus  liiìgerti  (Neum.ì 

a)  (f’,  Gardo,  8-VI1I-1931. 
h)  ^?,  Gardo,  13-YI11-1931. 

c)  9,  Gardo,  13-YI1I-1931. 

d)  (ffi,  Heibogaii,  Gardo,  18-YIII-1931  ;  iride  bruiio-marroue. 

Nel  ventriglio  furono  rinvenuti  residui  di  semi  ed  insetti,  op¬ 
pure  solo  semi  o  solo  insetti. 


ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC.  257 

Unico  esemplare  che  presenta  il  collare  nero  è  la  femmina 
presa  a  Gardo. 

Questo  laniide  fu  avvistato  dal  Prof.  Scortecci  soltanto  nella 
zona  di  Gardo  ove  se  ne  stava  sempre  infrascato  nei  cespugli 
più  fitti. 


Famiglia  Sturnidae 
Cosmopsarits  regius  regius^  Peichw. 

a)  Gallacaio,  21 -VI  1-1931  ;  iride  grigio-marrone. 

Si  tratta  di  un  individuo  in  abito  da  giovane. 

Questa  specie  nella  zona  di  Gallacaio  fu  vista  non  con  ecces¬ 
siva  frequenza  e  sempre  in  piccoli  gruppi. 

Onycìiognatìms  hìytìiii  (Hartl.) 

a)  9 5  Carim,  l-lX-1931  ;  iride  rosso-bruna. 
h)  cf,  Carim,  5-1X-1931  ;  iride  rosso-bruna. 

L’individuo  femmina  aveva  nel  ventriglio  soltanto  semi, 
mentre  quello  maschio,  che  mi  pare  un  giovane,  semi  ed  insetti. 

L’ Onychognathus  hìytìiii  fu  rinvenuto  dal  Prof.  Scortecci 
esclusivamente  nell’  Oasi  di  Carim  ed  in  quelle  vicine.  Viveva  a 
brancbetti  numerosi  sulle  palme  più  alte. 

Spreo  alhicapillus^  Blytb 

a)  ?,  Gallacaio,  25-Vn-1931;  iride  bianco-gialliccio-cbiarissima. 
h)  ?,  Gardo,  23-V111-1931  ;  id.  id. 

Nel  ventriglio  dell’individuo  di  Gallacaio  furono  rinvenuti 
semi  mentre  in  quello  di  Gardo  insetti. 

Nelle  zone  su  citate  ve  ne  erano  diversi  individui  sempre  a 
brancbetti  ed  ove  la  boscaglia  era  abbastanza  fitta. 

Spreo  superhus  (Riipp.) 

Ci)  9?  Cardo,  6-VII1-1931  ;  iride  color  avorio. 

h)  ?,  Gardo,  8-VI1I-1931;  iride  grigio-verdastra  a  margini  scuri. 

c)  cf?  Cardo,  13-V111-1931  ;  iride  giallino-cbiara. 


258 


ED.  MOLTONl 


Nei  ventrigli  erano  residui  di  semi  ed  insetti  tranne  che  in 
quello  della  femmina  che  conteneva  solo  semi, 

L’ individuo  catturato  1’  8  agosto  è  in  abito  di  giovane  e  cioè 
presenta  i  colori  metallici  delle  piume  meno  pronunciati. 

Nella  zona  di  Gardo  questo  Spreo  è  l’uccello  più  comune, 
vive  a  branchi  di  anche  20-30  individui,  si  porta  con  frequenza 
pure  in  vicinanza  delle  abitazioni. 

Famiglia  Nectariniidae 

Hedydipna  metallica^  (Licht.) 

a)  ‘0  Orgoble-Gardo,  17-VIII-1931  ;  iride  bruno-nera. 

Nel  ventriglio  aveva  residui  di  semi. 

Si  tratta  di  un  individuo  in  abito  di  maschio  giocane. 

Cinnyris  liahessinicus  hahessinicus  (Hempr.  et  Ehr.) 

a)  cf,  Gardo,  9-V III- 1931. 

ò)  (f’,  Gardo,  13-V11I-1931  ;  iride  bruno-nera. 

e)  (f,  juv.^  Gardo,  13-VI1I-1931  ;  iride  bruno-nera. 

d)  cf?  Orgoble-Gardo;  17-V11I-1931  ;  id.  id. 

e)  cf.  Carini,  3-1X-1931. 

f)  $,  Gardo,  13-VIII-1931  ;  iride  bruno-nera. 

g)  9?  Orgoble-Gardo,  17-VIII-1931  ;  iride  bruno-nera. 

Nel  ventriglio  dei  diversi  individui  furono  rinvenuti  insetti, 
tranne  in  quello  della  femmina  fj  in  cui  vi  era  una  miscela  gialla 
ed  in  quello  della  temmina  g)  che  conteneva  insetti  e  semini. 

Questa  specie  era  comune  nelle  località  sopra  elencate  e  si 
tratteneva  quasi  sempre  sulle  acacie. 

Sui  monti  ove  hanno  origine  i  due  uidian  Orgoble  Uen  e 
Orgoble  ler,  secondo  quanto  scrive  il  Prof.  Scortecci  (op.  cit.)  le 
nettarinie  erano  relativamente  abbondanti  nel  profondo  delle  valli. 

Ciangris  alhiventris  (Strickl.) 

a)  cf?  Beira  (Gallacaio),  23-VII-1931  ;  iride  bruno-scura. 

Si  tratta  di  un  individuo  maschio  che  non  ha  ancora  rivestito 
completamente  l’ abito  di  adulto  ;  manca  pure  della  colorazione 
rossa  prima  della  macchia  gialla  pettorale. 


ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC. 


Famiglia  Ploceidae 

Dinemellia  dinemeìli  dinemelli  (Riipp.) 

a)  ?,  Voragine  del  Miillali,  Gallacaio,  19-VII-1931  ;  iride  bruna. 

5)  ?,  Gallacaio,  19-V1I-1931. 

c)  Gardo,  18-V1II-1931  ;  iride  bruno-ardesia. 

Xel  ventriglio  insetti  e  semi. 

E  specie  comune  e  vive  a  branchetti. 

Passer  castcuiopterus^  Blytb  ? 

a)  ?,  Gallacaio,  22-VII-1931  ;  iride  marrone-scura. 

Xel  gozzo  aveva  semi. 

Si  tratta  di  un  individuo  in  abito  di  giovane  femmina,  io 
credo,  che  ascrivo  con  dubbio  a  questa  specie  perchè  manco  di 
confronti.  La  lunghezza  totale  è  di  125  mm.  ;  ala  67;  becco  11; 
tarso  17. 

All’ ingrosso  assomiglia  alle  femmine  del  Passero  domestico 
soltanto  che  è  superiormente  più  chiaro,  in  modo  speciale  sul 
sopraccoda  e  groppone,  ed  inferiormente  pure  più  chiaro  e  con 
sfumature  giallastre  ;  le  piume  ascellari  sono  molto  più  chiare 
quasi  bianche  ;  le  cuopritrici  superiori  delle  ali  hanno  residui  di 
quel  colore  castano,  caratteristico  dei  maschi,  che  ha  dato  il 
nome  specifico  a  questo  passero  e  che  ben  si  vede  riprodotto  nella 
tavola  XXYII  del  The  Birds  of  Africa  di  Shelley. 

Superiormente  si  avvicina  coinè  colore  alle  femmine  del 
Passer  hispaniolensis. 

Gymnoris  pyrgita  reiclienoici^  Zedl. 

a)  ?,  Gallacaio,  18-Vl  1-1931. 

h)  9?  Gardo,  8-Vl 1 1-1931  ;  iride  bruno-marrone. 

c)  Q ,  Carim,  3-1X-1931  ;  iride  bruno-marrone. 

Xel  gozzo  furono  rinvenuti  semi. 

Crediamo  che  questi  tre  individui  di  Gymnoris  pyrgita 
debbano  appartenere  alla  forma  reiclienoioi  per  la  colorazione 
generale  del  piumaggio  e  le  dimensioni. 

E  specie  relativamente  comune  nelle  località  sopra  citate. 


260 


ED.  MOLTOXI 


Ploceus  gaìhula^  Etipp. 

a)  ?,  Gallacaio,  20-VII-1931  ;  iride  bruna  con  centro  biancastro. 

Si  tratta  di  un  individuo  in  abito  di  femmina. 

E  specie  relativamente  comune. 

Jililano,  Museo  Civico  di  Storia  Maturale^  dicembre  1933-XII. 


Sunto.  —  Sono  studiati  gli  uccelli  riportati  dal  Adaggio  in  Somalia 
intrapreso  nel  1931  dal  Prof,  Giuseppe  Scortecci  e  da  lui  donati  al 
Museo  di  Storia  Naturale  di  Milano.  Uccelli  piuttosto  rari  apparte¬ 
nenti  a  50  specie  diverse  delle  regioni  settentrionali  e  centrale  fau¬ 
nisticamente  poco  note. 


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Bull.  Brit.  Orn.  GL,  XL,  p.  64. 

100.  1921-22.  Meinertzhagen  R.,  Notes  on  some  Birds  of  thè  Near 

Fasi  and  Tropical  Fasi  Africa. 

Ibis,  pp.  621-671  (1921);  pp.  1-74  (1922). 

101.  1922.  Van  Someren,  Notes  on  thè  Birds  of  Fast  Africa, 

Nov.  ZooL,  XXIX,  pp.  1-246  (specialmente  p.  47). 

102.  1924.  Gyldenstolpe  N.,  Zoologica!  results  of  tìie  Swedish  expe- 

dition  to  Central  Africa  1921. 

Kungl.  Sv.  Vet-Akad.  Handlng.,  pp.  200-201. 

103.  1924-1930.  Sclater  W.  L.,  Systema  Avium  Aethiopicarnm. 

Published  by  thè  Brit.  Orn.  Union. 

104.  1926.  Lynes  H.  [Cercomela  scotocerca  spectairix']. 

Ibis,  p.  391. 

105.  1927.  Sclater  W.,  Eremomela  gr iseo flava  archeri  subsp.  nov.  ecc. 

Bull.  Brit.  Orn.  GL,  XLVIII,  pp.  14-16. 

106.  1927.  —  Francolinns  africanus  archeri.,  subsp.  nov. 

Bull.  Brit.  Orn.  GL  XLVIII,  p.  51. 

107.  1928.  Friedmann  H.,  A'otes  ou  Parisoma  bbhmi  loith  description 

of  a  new  race. 

Proc.  N.  Engl.  Zobl.  GL,  X,  pp.  51-53. 

108.  1928.  —  The  geographical  variaùons  of  thè  Crowned  Piover.,  Sthe- 

phanibyx  corònatus. 

Proc.  N.  Engl.  Zobl.  GL,  X,  pp.  91-97. 

109.  1928.  Grote  H.,  Trochocercus  cyanomelas  somcdicus  noYa  subsp. 

Orn.  .Monat.,  36,  p.  153-154. 

NO.  1928.  Hartert  E.  [Apus  affnis']. 

Nov.  ZooL,  XXXIV,  p.  365. 


ELENCO  DEGLI  UCCELLI  RACCOLTI  ECC.  267 

IN.  1928.  Neumann  0.,  Ueher  den  Formenkreis  des  Charadrius  ale- 
xandrimis . 

Nov.  Zool.,  35,  p.  212. 

112.  1928.  —  Neue  Formen  von  Nordost-  und  Ost-Afrika. 

Journ.  Orn.,  p.  783. 

113.  1928.  Neunzig  II.,  Beitràge  zur  Kenntnis  der  Ploceiden  VI.  Neue 

Rassen. 

Zool.  Anz.,  LXXVlll,  p.  108, 

114.  1929.  Grote  H.,  Neue  tropiscìiafrikanische  Formen. 

Orn.  Monatsb.,  37,  pp.  75-76, 

115.  1929.  Neumann  0.,  Ueher  die  Formenkreis  des  Charadrius  alecr.an- 

drinus. 

Novit.  zool.,  35,  pp.  212-216. 

116.  1930.  Lynes  H.,  Revieio  of  thè  Genus  Cisticola. 

Ibis,  Cisticola  suppleinent. 

117.  1931.  Friedmann  H.,  The  Geographic  Forms  of  thè  Somali  Spar- 

row,  Passer  castanopterus  Blyth. 

Occ.  Pap.  Boston  Soc.  Nat.  Hist.,  Voi.  V,  pp.  427-428. 

118.  1931.  Van  Someren,  New  races  of  Birds  from  Eastern  Africa. 

Journ.  E.  Afr.  Uganda  N.  H.  Soc.,  no  37,  pp.  193-197. 

119.  1932.  V’^AN  Someren,  Birds  of  Kenya  aiid  Uganda,  heing  addenda 

and  corrigenda  to  my  previous  paper  in  Novitates  zoo¬ 
log  icae  XXIX,  1922. 

Nov.  Zool.,  XXXVII.  pp.  252-380.  • 

120.  1933.  Mackworth-Praed  et  Grant  C.  H.  B.,  Systematic  Notes  on 

East  Africaìi  Birds. 

Ibis,  p.  751 . 


Dr.  Paola  Manfredi 


DOLISTENUS  MENOZZII  X.  SP.  DELLA  EAMIGLIA  PLA- 
TYDESMIDAE  (MIRIAPODI  COLOBOGXATI)  :  E  ALTRI 
MIRIAPODI  DELLA  CALABRIA. 


Il  sig.  C.  Menozzi,  del  Laboratorio  Entomologico  di  Chiavari, 
ebbe  la  cortesia  di  inviarmi  alcuni  Miriapodi  da  lui  raccolti, 
anni  fa,  a  Sambiase  di  Calabria. 

Dopo  le  collezioni  di  Cavanna  e  di  Eanzago,  illustrate  dal 
Eanzago  stesso  nel  1874  e  1875,  non  mi  consta  che  la  fauna 
calabra  sia  stata  oggetto  di  altre  ricerche. 

L’ elenco  delle  specie  che  il  Eanzago,  in  2  successivi  lavori, 
cita  per  la  Calabria  è  il  seguente  : 

Glomeris  giittata  Risso  (^) 
Polvdesmiis  complanatus  Latr.  (~). 
P.  parvnlus  n.  sp.  (-ì 
Strongylosoma  pallipes  Brandt  (-) 
Craspedosoma  AVagae  Gerv.  {^) 
Dolisteuns  Savii  Fauz.  (2) 
Piestodesmus  pallidns  u.  sp.  (~) 
Lysiopetalnm  foetidissimum  Savi  (~) 
L.  cariiiatiim  Brandt.  (2) 

Jiilns  neinoreiisis  Koch  (^) 

J.  terrestris  L.  (~) 

J,  al])ipes  Koch.  (~) 

J.  sabnlosns  L. 

J.  Boleti  Koch 
J.  pnnctatus  Leach  (-) 

J.  londinensis  Leach  (~) 

yxeniis  lagurns  Latr. 


Scutigera  longipes  Lam. 
Lithobins  fasciatns  Newp.  (C 
L.  Targionii  n.  sp.  (M 
L.  forcipatns  De  Geer  (^) 

L.  grossipes  Koch  (~) 

L.  montanus  Koch  ('-) 
Scolopendra  Hispanica  Newp.  (2) 
Crvptops  Savignvi  Leach  (^) 
Geophilns  electricus  Koch  (2) 

G.  maxillaris  P.  Gerv.  (-) 

G.  Cavaunae  n.  sp.  (-) 

G.  proximns  Koch  (~) 

G.  laevipes  Koch  (~) 

G.  longicornis  Leach  (2) 

G.  pnnctiventris  Ne^vp. 

G.  crassipes  Koch  (~) 


(1)  Fanzago  F.  I  Chilopodi  italiani.  Atti  Soc.  Veneto-Trentina  di  Scienze  Natu¬ 
rali.  Padova  V.  Ili  f.  1.  1874. 

(2)  Fanzago  F.  Miriapodi  della  Calabria,  ibid.  V.  IV.  fase.  1,  1875. 


D0L1STENUS  MENOZZII  N.  SP.  ECO. 


269 


Le  specie  da  me  determinate  sono  : 

Chilopodi 

Botìiropolys  fasciatiis  Newp.  =  Litliohius  f.  Newp.) 

B.  eìongatus  Newp.  subsp.  calahriis  subsp.  n. 

Scolo'pendra  cingulata  Latr. 

Se.  dalmatica  Koch 

llimaniariiim  gabrielis  L. 

Clino'podes  flaviclns  escherichiì  Verh. 

Chaetechelyne  vesuviana  Newp. 

Diplopodi 

Doìistenus  Menozzii  sp.  n, 

Bothropoìys  eìongatus  Newp.  calabrus  subsp.  n. 

1  raccolto  da  C.  Menozzi  a  Sambiase  di  Calabria. 

Lungh.  mm.  24  ;  larghezza  al  10'*  tergite  min.  3. 

Colorazione  come  la  subsp.  alpinus  Brolemann  (L,  con  testa 
e  tergiti  anteriori  fortemente  punteggiati. 

Capo  più  largo  del  10'*  tergite  ;  antenne  spezzate  al  40'’-42'* 
articolo  (tuttavia  la  loro  lunghezza  —  di  mm.  13  —  supera  già 
la  metà  del  corpo).  Ocelli  non  molto  numerosi,  disposti  in  file 
irregolari. 

Coxosterno  come  nella  subsp.  alpinus^  con  9-^9  piccoli 
denti.  Femore  con  punteggiature  fitte  ed  evidenti. 

Tergiti  come  alpinus. 

Pori  coxali  ineguali,  mediocri  e  piccoli,  in  molte  file  e 
molto  numerosi  (20-30). 

La  spinulazione  delle  zampe  differisce  un  po’  da  quella  di 
alpinus.,  riportata  da  Brolemann  op.  cit.  ; 


p. 

A.  tr.  P. 

F. 

T. 

A.  tr.  P. 

F. 

T. 

IV. 

—  —  a  m  p 

a  m  p 

a  m  p  D: 

—  —  a  m  p 

a-p 

a-  - 

2 

—  —  a  m  p 

a  m  p 

a  m  p 

—  —  a  m  p 

a-p 

a-p 

3 

—  —  a  m  p 

a  m  p 

a  m  p 

—  —  a  m  p 

a-p 

a-p 

(1)  Brolemann  H.  W.  Élenients  d’uiie  Faune  des  Myriapodes  de  France  —  Imp. 
Toulousaine  —  1930. 


270  P.  MANFREDI 


p. 

A. 

tr. 

P. 

P. 

T. 

A. 

tr. 

P. 

P. 

T. 

4 

— 

— 

a  m  p 

a  m  p 

a  m  p 

— 

— 

a  m  p 

a-p 

a-p 

5 

— 

— 

a  m  p 

a  m  p 

a  m  p 

— 

— 

a  m  p 

a-p 

a-p 

6 

— 

— 

a  m  p 

a  m  p 

a  in  p 

— 

— 

a  m  p 

a-p 

a-p 

7 

— 

— 

a  m  p 

a  in  p 

a  in  p 

— 

— 

a  in  p 

a-p 

a-jD 

8 

— 

— 

a  m  p 

a  m  p 

a  m  p 

— 

— 

a  m  p 

a-p 

a-p 

9 

— 

— 

a  m  p 

a  m  p 

a  m  p 

— 

— 

a  in  p 

a-p 

a-p 

10 

— 

— . 

a  m  p 

a  m  p 

a  m  p 

a 

— 

a  m  p 

a-p 

a-p 

11 

— 

— 

a  m  p 

a  m  p 

a  m  p 

a 

— 

a  m  p 

a-p 

a-p 

12 

— 

m 

.  a  m  p 

a  in  p 

a  m  p 

a 

— 

a  m  p 

a-p 

a-p 

13 

— 

m 

a  m  p 

a  m  p 

a  m  p 

a 

— 

a  m  p 

a-p 

a-p 

14 

a 

m 

a  m  p 

a  m  p 

a  -  p 

a 

— 

a  m  p 

--P 

--P 

15 

a 

m 

a  in  p 

a  m  - 

a  -  - 

a 

— 

a  m  p 

--P 

— 

A  B 

Fig.  1.  —  BotJiropolis  elongatus  calabrus  cf- 

A  •  zampa  sinistra  del  14®  paio  ;  prefeniore. 

B  -  zampa  sinistra  del  15®  paio  ;  prefemore. 


La  formula,  secondo  Ribaut,  è  dunque  : 


in  F 

p  P 

a  T 

in  T 

p  T 

15 

14 

15 

13 

14 

0 

15 

13 

0 

14 

V 

D 


15 

13 


f 


DOLISTEMUS  MENOZZII  N.  SP.  ECO. 


271 


e  differisce  ben  poco  (solo  in  V  in  T  e  V  p  T)  da  quella  di 
B.  eìongatus  aìpinus. 

Le  differenze  più  notevoli  si  rilevano  nelle  zampe  del  14"  e 
15"  paio  del  . 

Zampe  del  14"  paio  :  il  prefemore  è  conformato  come  nella 
subsp.  corsictts  Leger  Dubosq  ;  ossia  compresso  lateralmente  e 
rigonfiato  a  clava  verso  l’ estremo  distale  ;  quivi  però,  in  luogo 
di  un  pennello  di  peli,  reca  un  cuscinetto  peloso  poco  sporgente, 
stretto  ed  allungato  (fig.  1  A).  La  D  p  P  è  normale  e  diritta, 
anziché  uncinata,  come  in  corsicus. 

Zampe  del  15'^  paio  :  prefemore  esile  nella  parte  prossimale; 
rigonfiato  a  circa  della  lunghezza  con  un  cuscinetto  sporgente, 
finemente  peloso  (fig.  1  B). 

Le  spine  D  a  m  p  P  sono  normali  :  non  vi  è  —  come  si  nota 
in  aìpinus  —  nessun  pennello  di  peli  presso  la  spina  posteriore. 
Le  zampe  del  15"  paio  sono  molto  lunghe,  più  della  metà  della 
lunghezza  del  corpo. 

*  I  rapporti  di  lunghezza  sono;  femore  —  capo  97"/^  ;  tibia  —  capo 
113"/o  ;  tarso  —  capo  tarso  —  femore  114"/^,.  Il  prefeinore 

è  di  pochissimo  più  corto  del  femore  ;  e  questo  è  più  corto  della 
tibia  e  del  tarso,  che  sono  quasi  uguali. 

O  sconosciuta. 

Clinopodes  fìavidiis  escherichii  Verh. 

Ascrivo  a  questa  specie  2  esemplari,  un  ^  ed  una  9  5  re¬ 
tando  però  che  il  colore  è  olivastro  scuro  ;  e  che  sul  quartultimo 
sternite  i  pori  sono  riuniti  in  un  campo  subtriangolare,  che  non 
giunge  a  della  lunghezza  dello  sternite  stesso. 

A  quanto  mi  consta,  questa  subspecies  non  era  ancora  stata 
osservata  in  Italia  ;  il  suo  habitat  si  estende  alla  Albania,  Dal¬ 
mazia,  Montenegro,  Scutari,  Anatolia,  Caucaso,  Siria,  ecc. 

Bolisteniis  Menozzii  n.  sp. 

1  raccolto  a  Sambiase  di  Calabria,  nel  maggio  1920. 

Lungh.  mm.  26  ;  largh.  mm.  1. 

Numero  dei  semiti  71. 

Colore  giallo,  soffuso  di  bruno. 

Capo  triangolare,  privo  di  ocelli,  sparso  di  molti  peli  assai 
fini.  Antenne  brevi,  di  7  articoli,  di  cui  i  primi  5  e  l’ultimo  sono 


272 


P.  MANFREDI 


subeguali,  il  VI  è  più  lungo  e  grosso:  quattro  brevi  coni,  recanti 
ognuno  una  spina,  all’  apice  dell’  antenna,  rappresentano  l’ Vili 

articolo.  Articoli  V  e  VI  muniti  di  clave  sen¬ 
sitive  (fìg.  2). 

Il  labbro  è  finemente  peloso,  e  presenta 
una  breve,  ma  netta  incisura  mediana  nel 
margine  anteriore. 

Mascelle  lunghe  :  la  divisione  in  due 
articoli  non  è  molto  evidente.  L’ articolo  pros¬ 
simale  non  è  in  alcun  modo  differenziato  a 
formare  le  gitcuicie.  L’articolo  distale  è  ab¬ 
bastanza  complesso  (assai  più  che  nel  congenere  D.  savii  Fanz., 
almeno  stando  alla  descrizione  e  figura  di  Berlese  (^)),  e  vi  si 
può  riconoscere  (fig.  3)  il  pezzo  basale  (b)  e  il  pezzo  intermedio  (in) 


Fig.  2.  —  DoUstenus 
Menozzii.  Antenna. 


SU  cui  si  articola  il  robusto  dente  principale  (dp)  ;  il  dente  in¬ 
terno  (di)  è  fiancheggiato  da  tre  denti  minori.  Accanto  a  questi 
una  porzione  finemente  increspasta  e  dentellata  (  1  )  jmò  conside- 


(1)  Behlesk  a.  Acari,  Myriopoda  et  Scorpìoms  hucusque  in  Italia  reperta. 
Patavii,  1881.  Fase.  Vili,  N.  2. 


DOLISTENUS  MENOZZII  N.  SP.  ECO. 


27B 


rarsi  come  il  pezzo  lamellare  delle  mascelle  dei  Diplopodi  Chilo- 
gnati.  Anche  la  piastra  masticatoria  è  accennata,  in  modo  rudi¬ 
mentale,  da  alcuni  dentini  nel  margine  interno  della  piastra  ba¬ 
sale  (m). 

Il  gnatochilario  (fig.  4)  è  simile  a  quello  di  T).  savii  Fanz., 
figurato  da  Berlese  (op.  cit.)  e  da  Verhoeff  (i)  ;  però  presso  l’apice 
degli  stipiti  si  osservano  da  ogni  lato  due  sottili  appendici  cilin¬ 
driche,  con  setole  finissime,  che  credo  si  possano  considerare  equi¬ 
valenti  ai  palpi  del  gnatochilario  delle  forme  più  evolute.  Il  pro- 
mentum  è  rudimentale,  e  la  sua  punta  non  sporge  (come  nella 
fig.  8  di  Berlese,  op.  cit.)  fra  le  due  lamelle  linguali. 


Fig.  4.  —  Dolistenus  Menozzi. 
Gnatochilario. 


Fig.  5.  —  Dolistenus  Menozzn. 
Gonopodio  anteriore. 


Tergite  I  ellittico,  senza  solco  mediano,  nè  carene  laterali.  I 
seguenti  sono  provvisti  di  solco  mediano  e  di  carene  poco  spor¬ 
genti  e  alquanto  rigonfie,  a  margine  laterale  intero.  L’angolo  an¬ 
teriore  è  arrotondato,  e  il  posteriore  pure  ;  solo  nella  metà  poste¬ 
riore  del  corpo,  questo  angolo  si  fa  lievemente  sporgente.  Tutta 
la  superficie  è  coperta  di  peli  minuti  e  fitti,  ed  è  priva  di  tubercoli. 

Zampe  brevi,  esili,  fragili.  La  fine  espansione  vitrea  osservata 
da  Verhoeff  (op.  cit.)  all’estremità  dell’unghia  delle  zampe  IV- 


(1)  Vekhoefk  k.  Beitràge  zur  Kenntuiss  valadrìitisclier  Mifriovoden.  VII. 
Aufs.  Deber  Diplopoden  aus  QriecJiland.  Zool.  Jalirb.  XIII,  1900.  (p.  172-204). 


274 


P.  MANFREDI 


Vili  del  manca  nella  nuova  specie,  fino  al  VI  paio  ;  e  si 
osserva  sull’  Vili  (del  VII  non  posso  dir  nulla,  perchè  entrambe 
le  zampine  erano  andate  perdute  ). 

I  gonopodi  anteriori  (fig,  5),  molto  ricchi  di  setole,  appaiono 
indistintamente  articolati,  e  sembrano  incavati  a  cucchiaio  presso 

la  estremità.  I  posteriori  (fig.  6)  diffe¬ 
riscono  da  quelli  di  I).  savii  Fanz. 
perchè,  anziché  terminare,  come  chia¬ 
ramente  si  riconosce  nella  fig.  10  di 
Berlese  (op.  cit.),  con  2  appendici  di- 
gitiformi  che  si  incrociano,  presentano 
l’ultima  j)oi'zione  cilindrica  alla  base, 
e  divergente  all’  apice  in  3  rami  di¬ 
stinti. 

9  sconosciuta. 


Fig.  6.  —  DoListenus  Menozzn. 


Gonopodio  posteriore. 


Dolistenus  Savii  Fanz.  e  D.  Menozzii  mihi  sono  le  sole  specie 
sinora  note  del  genere.  Nel  lavoro  citato  più  sopra,  Verhoeff 
mette  in  dubbio  la  identità  degli  esemplari  da  lui  raccolti  in 
Grecia  (Monte  Ithome,  Messenia)  con  quelli  di  Calabria,  senza 
tuttavia  precisare  i  caratteri  che  gli  suggeriscono  tale  dubbio. 

Sarebbe  interessante  conoscere  la  struttura  delle  mascelle 
degli  esemplari  greci,  giacché  è  particolarmente  notevole  il  fatto 
che,  mentre  le  mascelle  hanno  una  struttura  quasi  uniforme  in 
tutto  il  gruppo  dei  Diplopoda  Eugnatha,  fra  i  Colobognatha  si 
possano  rilevare  in  questo  organo  delle  differenze  specifiche,  quasi 
più  rilevanti  di  quelle  dei  gonopodi. 

Il  gen.  Dolisiemis  appartiene  alla  famiglia  dei  Platydesmidae 
(superordiue  Colobognata),  assai  povera  di  generi  e  di  specie  (se 
si  accettila  il  gen.  Platydesmus,  sud  americano,  con  15  specie)- 
E  dunque  particolarmente  importante  di  segnalarne  le  forme 
nuove  ;  tanto  più  che,  per  esser  poco  comuni,  e,  sotto  molti  ri¬ 
spetti,  indubbiamente  primitive,  la  loro  conoscenza  riesce  di  par¬ 
ticolare  interesse. 

Miltiìio,  Acquario  Civico^  geuìiaio  1934  -  XII. 

Riassunto.  —  Elenco  di  Miriapodi  della  Calabria  con  descrizione  di 
una  nuova  snbsp.  Both ropolgs  elougatus  calahrus  ;  ed  una  nuova  specie 
Baliste n us  Menozzii. 


Dr.  Paola  Manfredi 


MIRIAPODI  DELLA  SOMALIA  ITALIANA 

CHILOPODI 


Una  modesta  raccolta  di  miriapodi  della  Somalia  italiana  si 
è  venuta  formando  in  questi  ultimi  anni  al  Museo  Civico  di  Storia 
Naturale  di  Milano,  per  opera  di  vari  donatori. 

Il  primo  nucleo  fu  raccolto  dal  noto  esploratore  Vittorio  Tedesco 
Zammarano,  che  di  tanto  prezioso  materiale  arricchì  le  collezioni 
del  nostro  Museo,  al  ritorno  dai  suoi  viaggi  negli  anni  1921-22. 

Diversi  esemplari  furono  donati  poi  da  altri  viaggiatori  o  da 
residenti  in  Somalia  ;  e  nel  1931  il  collega  Dr.  Scortecci  riportò 
pure,  da  un  viaggio  in  Migiurtinia,  una  trentina  di  esemplari. 
Dal  Prof.  Lranchini,  della  P.  Univ.  di  Modena,  ci  pervennero  gli 
esemplari  raccolti  dai  Dottori  Puffini,  Talamonti,  Taddia  e  Vene- 
roni,  in  Somalia  e  a  Hodeida. 

Si  tratta,  dunque,  di  materiale  raccolto  un  po’  a  caso,  qua  e 
là  ;  e  ben  lontano  dal  rappresentare,  nejopure  con  qualche  appros¬ 
simazione,  la  fauna  miriapodologica  della  regione.  Per  di  più,  i 
raccoglitori  si  sono  lasciati  attrarre,  quasi  tutti,  dalle  forme 
maggiori  e  più  vistose,  ed  hanno  trascurato  le  minori  ;  in  questo 
modo,  almeno,  io  credo  di  dover  spiegare  la  completa  assenza  di 
rappresentanti  di  generi  e  sjDecie,  già  noti  per  la  regione  o  già 
raccolti  nei  paesi  circostanti,  e  quindi,  con  molta  probabilità,  esi¬ 
stenti  anche  in  Somalia. 

E  da  augurare  che  successive  raccolte  permettano  di  comple¬ 
tare  e  approfondire  la  conoscenza  della  fauna  della  nostra  colonia. 

Il  presente  lavoro  —  in  cui  mi  sono  limitata  allo  studio  dei 
Chilopodi  —  deve  dunque  considerarsi  come  una  nota  preliminare; 
in  una  prossima  comunicazione  riferirò  intorno  ai  Diplopodi. 

Diversi  autori  si  sono  occupati  dello  studio  dei  Miriapodi 
africani  ;  fra  gli  altri  è  recente  un  vastissimo  lavoro  di  Attems 
sui  Miriapodi  del  Sud  Africa.  La  regione  somala,  però,  ha  avuto 
una  scarsissima  trattazione  :  nessun  autore  se  ne  è  occupato  in 
modo  particolare  ;  solo  occasionalmente  si  trova  qualche  citazione 
in  lavori  riguardanti  regioni  finitime,  o  raccolte  fatte  in  limitate 
località  0  zone. 


276 


P.  MANFREDI 


Elenco  sistematico 

dei  Chilopodi  raccolti  nella  Somalia  italiana» 

Scutigeromorpha 

1  Pseìliophora  anìiuUgera  Yerli. 

Un  esemplare,  raccolto  al  Villaggio  Duca  degli  Abruzzi 
(marzo  1933)  da  U.  Uiechter. 

Specie  descritta  da  Verhoeff  (20)  per  l’Africa  orientale  te- 
desca  ;  e  probabilmente  comune  in  tutta  la  regione.  E  pure  pro¬ 
babile  cbe  si  accompagnino  ad  essa  altre  specie  e  generi  della 
famiglia,  abbondanti  nei  paesi  finitimi  e  non  ancora  raccolti  in 
Somalia. 


Scolopendromorpha 

2  Scolopendra  morsitans  L. 

Belli  e  grossi  esemplari  di  questa  specie  provengono,  si  può 
dire,  da  tutte  le  parti  della  Somalia  (Villaggio  Duca  degli  Abruzzi, 
Barderà,  Alessandra,  Dante,  Carderò,  Lugh  Dolo)  e  da  tutti  i 
raccoglitori.  Mancano  invece  nelle  raccolte  del  Dr.  Scorterei. 
Siccome,  date  le  sue  cospicue  dimensioni,  questa  scolopendra  non 
può  esser  passata  inosservata  al  raccoglitore,  sarebbe  interessante 
avere  maggior  copia  di  dati,  per  spiegare  queste  lacune. 

E  specie  ubiquista  ;  Silvestri  la  elenca  per  la  zona  del  Giuba 
(14  e  16)  e  per  la  Somalia  meridionale  (15);  quasi  tutti  gli  A. A. 
la  ricordano  per  le  regione  circostanti  :  Attems  |)er  la  Etiopia  (1), 
per  il  Kilimandjaro  (2),  per  la  Uganda  (3)  ;  Pocock  per  la  re¬ 
gione  del  Kenia  (10)  ecc.  ;  compare,  si  può  dire,  in  tutti  gli 
elenchi  faunistici  di  tutte  le  regioni  dell’Africa  tropicale  ed 
australe. 

3.  Scolopendra  valida  valida  H.  Lue.  Att. 

Ho  trovato  pochi  esemplari  di  questa  specie  nelle  raccolte 
del  Dr.  Scortecci,  provenienti  da  Mogadiscio,  Gallacaio,  Rocca 
Littorio. 


MIRIAPODI  DELLA  SOMALIA  ITALIANA  277 

È  molto  meno  difinsa  della  specie  precedente,  in  tutto  il 
continente  africano.  Sembra  mancare  nel  sud- Africa  (Attems  4); 
è  presente  nella  Eritrea  (Brolemann  7}  e  nel  Kamerun  (Attems  5); 
e  nella  Regione  dei  Monti  Goolis  (Somalia  settentrionale  (Pocock 
11).  Il  suo  habitat  si  estende  alla  Siria,  Arabia,  Socotra,  Persia, 
Isole  Canarie  (Attems  5). 

4.  Scolopendra  canidens  canidens  Xewp. 

Il  solo  esemplare  avuto  in  esame  fu  raccolto  dal  Dr.  Taddia 
ad  Agedabia  (Somalia). 

Questa  scolopendra,  che  abita  molte  regioni  europee  ed 
asiatiche,  ed  i  paesi  dell’  Africa  mediterranea  (Cirenaica,  Marocco, 
Algeria,  Tunisia  ed  Egitto),  non  era  mai  stata  raccolta,  prima 
d’ ora,  nell’  Africa  tropicale  nè  australe.  La  sua  comparsa  in 
queste  regioni  non  deve  però  stupire,  dato  l’intensificarsi  degli 
scambi  fra  i  vari  paesi,  e  la  facilità  con  cui  questi  robusti  e  re¬ 
sistenti  animaletti  possono  viaggiare,  annidati  fra  i  legnami,  le 
merci,  le  stuoie,  ecc.. 

5.  Tracliycormoceplicolns  afer  Mein. 

Riferisco  a  questa  specie  un  esemplare  raccolto  da  Fiechter 
al  Villaggio  Duca  degli  Abruzzi,  i  cui  caratteri  rispondono  bene 
alla  descrizione  di  Attems  (5).  Solamente  il  II  articolo  del  telo- 
podite  della  II  mascella  porta  una  costola  marcata,  terminata  da 
una  robusta  spina,  mentre  Attems,  op.  cit.  pag.  51  dice:  «II  telo- 
poditglied....  oline  ausgesprochene  Kante,  mit  sclilankem  Dorn  ». 

Specie  assai  diffusa  nell’  Africa  centrale  :  citata  da  Ribaut, 
per  l’Etiopia  e  l’Africa  orientale  (12)  ;  da  Attems  (2)  per  la 
regione  del  Kilimandjaro  -  Meni  ;  per  il  Sudan  egiziano  e  Xord- 
Uganda  (3)  ;  da  Silvestri  per  1’  Uganda  (17)  e  il  Ruwenzori  (18). 

A  proposito  di  questo  genere  e  del  seguente  devo  notare  che 
i  caratteri  del  labbro  e  degli  stigmi,  usati  da  Attems  (5)  nella 
chiave  analitica  per  i  generi  della  tribus  Scolopendrini,  non  mi 
sono  sembrati  molto  evidenti  nè  sicuri.  Xon  ho  ]3erò  avuto  fra 
mano  materiale  sufficiente  per  poter  esporre  un  sicuro  giudizio 
in  proposito. 


278 


P.  MANFREDI 


6.  Arthrorhahdics  somaìus  n.  sp. 

Alcuni  esemplari,  raccolti  da  I.  Zanetti  (  febbraio  1932)  fra 
Bender  Cassim  e  Candala  (Somalia),  mi  hanno  indotta  alla  crea¬ 
zione  di  questa  nuova  specie.  (Il  Dr.  Verhoeff,  a  cui  ho  inviato 
in  esame  un  esemplare,  mi  conferma  trattarsi  di  specie  nuova). 

Lunghezza  min.  74. 

Colore  giallo  pallidissimo  uniforme,  od  olivastro  (materiale 
conservato  in  alcool).  Antenne  chiare. 

CajDO  finemente  punteggiato,  senza  solchi  longitudinali  nè 
trasversali  ;  il  margine  posteriore  del  capo  ricopre  appena  il  mar¬ 
gine  anteriore  del  I  tergite. 

Antenne  brevi  (raggiungono  apjoena  il  margine  anteriore  del 
III  tergite)  ;  di  16-18  articoli,  di  cui  8  o  10  nudi,  sicché  l’antenna 
è  pelosa  solo  nella  metà  distale,  (ed  anche  meno). 

La  piastra  dentaria  dei  piemascelle  è  più  lunga  che  larga,  a 
margine  anteriore  quasi  diritto  ;  porta  4  -j-  4  denti,  di  cui  solo 
l’esterno  è  ben  distinto;  gli  altri  3  sono  j^iù  o  meno  fusi  (fig.  1). 


Fig.  1.  —  Artlirorliabdus  somalus.  Fig.  2.  —  ArtJirorhabdus  somalus. 

Piastra  dentaria  dei  piemascelle.  Coxopleure  e  sternite  XXI. 

Il  II  articolo  del  telopodite  del  II  paio  di  mascelle  manca  di 
costola  marcata,  e  reca,  in  qualche  esemplare  una  spina  robusta, 
in  altri  due  spine  esili. 

Tergiti  dal  II  al  XX  con  solchi  longitudinali  evidenti  :  il 
XXI  ha  un  solco  mediano  marcato,  e  il  margine  posteriore  arro¬ 
tondato.  L’orlo  laterale  in  qualche  individuo  è  limitato  al  XXI 
tergite  :  in  altri  comincia  a  vedersi  sul  segmento  XIX. 

Sterniti  con  punteggiature  rade  ;  solchi  longitudinali  dal  II 
al  XX;  il  XXI  ha  lati  paralleli,  e  margine  posteriore  quasi  tronco. 

Il  prolungamento  delle  coxopleure  è  conico,  lunghetto,  con 
3  spine  apicali,  una  subapicale,  ed  una  basale;  l’area  porosa, 
stretta,  non  oltrepassa  in  lunghezza  lo  sternite  XXI  (fig.  2). 


MIRIAPODI  DELLA  SOMALIA  ITALIANA 


‘279 


Le  zampe  posteriori  non  sono  molto  ingrossate  ;  la  lunghezza 
del  prefemore  è  circa  la  sua  larghezza;  le  molte  spine  (12  a 
18),  piuttosto  sottili  e  brevi,  sono  disposte  irregolarmente  :  8  a  11 
inferiormente  ;  4  a  7  sul  lato  interno  ;  dorsalmente  0.  La  spina 
angolare  del  prefemore  è  a  2-4  punte.  L’unghia  terminale  non  è 
più  lunga  del  II  articolo  del  tarso,  ed  ha  il  margine  inferiore 
tagliente.  Mancano  le  unghiette  accessorie.  Tarsi  I-XVIII  con 
spina.  Gli  stigmi,  a  triangolo  stretto  e  allungato,  hanno  l’ orlo 
esterno  —  peritrema  —  foggiato  a  lobi  irregolari,  come  nella 
fig.  74  pag.  58  di  Attems  (5)  ;  ma  nel  fondo  del  calice,  quasi 
all’  orlo  delle  labbra,  si  notano  alcuni  coni  cespugliosi,  in  tutto 
simili  a  quelli  di  Scolopendra. 

La  nuova  specie  presenta  qualche  somiglianza  con  A.  mjòhergi 
Krpl.  del  Distretto  di  Kimberley,  per  il  colore  giallo  pallido  ;  le 
antenne  corte  di  17  art.  ;  la  mancanza  di  solco  mediano  sulle 
anche  dei  piemascelle  ;  forma  e  lunghezza  dell’area  porosa  delle 
coxopleure.  Si  differenzia  però  nettamente  per  le  antenne  nude 
sin  quasi  alla  metà  ;  i  4  denti  dei  piemascelle  parzialmente  fusi; 
la  presenza  di  solchi  sui  targiti  2  e  3  ;  il  prolungamento  coxo- 
pleurale  lungo  e  conico,  con  1  spina  basale  ;  e  il  maggior  numero 
di  spine  sul  prefemore  XXI. 

La  chiave  analitica  di  Attems  (5)  a  pag.  59  dovrebbe  cosi 
completarsi  : 


^  Antenne  allungate  di  20-26  art.  Prefemore  ecc.  A.  pygmaeus 
)  Antenne  corte,  di  17  art.  4 


Prolungamento  coxopleurale  breve  senza  spina  la¬ 
terale.  Solchi  longitudinali  sui  tergiti  4-20  ;  A.  mjòbergi 


4 


Prolungamento  coxojDleurale  lungo  conico,  con 
spina  laterale.  Solchi  longitudinali  dal  II 
terg.  al  XX.  Antenne  nude  fin  quasi  a  metà 
lunghezza  ;  A.  somalus 


Di  questa  specie  ho  avuto  fra  mano  anche  un  esemplare 
raccolto  a  Hodeida  (Asia  Minore)  dal  Dr.  Veneroni. 

Per  spiegare  la  coesistenza  di  questa  specie  nella  Somalia  e 
nell’Asia  Minore,  si  potrebbe  forse  pensare  alla  facilità  dei  tra¬ 
sporti  passivi;  ma  occorre  anche  prendere  in  considerazione  quanto 


280 


P.  MANFREDI 


Stefanini  (19)  ha  messo  in  evidenza,  a  proposito  di  altri  elementi 
faunistici  e  floristici  della  Somalia  settentrionale,  alcuni  dei  quali 
sono  di  origine  sicuramente  asiatica. 

Arthrorhabdiis  somalus  verrebbe  dunque  a  confermare  — 
per  quanto  riguarda  .  gli  Artropodi  —  l’ ipotesi  formulata  per  i 
molluschi  terrestri,  per  i  rettili  e  gli  anfibi,  e  per  alcuni  elementi 
floristici  :  che  al  popolamento  della  Somalia,  specialmente  nella 
sua  parte  settentrionale,  abbia  contribuito,  in  misura  più  o  meno 
larga,  1’  Asia  occidentale  e  meridionale. 

7.  Asanada  hrevicornis  Mein. 

Da  varie  località  provengono  gli  esemplari  che  ho  esaminato: 
Cfardo  (Somalia),  Dr.  G.  Scortecci  ;  Bender  Cassim,  Candala 
(Somalia),  I.  Zanetti  ;  Hafun  (Migiurtinia),  Cav.  A.  Liberati. 
Tutti  concordano  pienamente  con  la  descrizione  degli  A. A.  e  di 
Attems  (5). 

Secondo  Attems  (op.  cit.)  la  specie  abita  le  regioni  dell’  Hi- 
malaya,  Oberburma,  Beef  Island,  Andamanen,  iSiew  Guinea. 
Bibaut  (13),  in  un  elenco  di  miriapodi  —  ricavato  da  lavori  di 
altri  Autori  —  cita  A.  hrevicornis  per  le  is.  di  Patta,  Manda  e 
Lamu  e  per  Mombasa  (x4fr.  orient.  britannica)  ;  Brolemann  (8) 
ne  fa  menzione  per  la  regione  Thies-Kayes  (  Afr.  occidentale). 

La  specie  deve  dunque  ritenersi  nuova  per  la  Somalia. 

8.  Ethmostigmus  trigonopodus  Leach. 

Si  può  dire  che  tutti  i  raccoglitori  abbiano  catturato  qualche 
esemplare  di  questa  vistosissima  specie,  che  può  sorpassare  i 
12  cm.  di  lunghezza.  Nella  collezione  del  nostro  Museo  figurano 
jiarecchi  individui  catturati  al  Villaggio  Duca  degli  Abruzzi 
(Somalia^  da  U.  Piechter  (uno,  fra  questi,  è  lungo  14  cm.  !)  ; 
ad  Alessandra  (Somalia)  dal  Dr.  Buffini  ;  ad  Agedabia  (Somalia) 
dal  Dr.  Taddia  ;  ad  Obbia- (  Somalia)  da  L.  Boschis  ;  a  Vittorio 
d’ Africa  (Somalia)  dai  P.lli  Urbinati;  fra  Gelib  e  Bidi  (Basso 
Giuba)  da  V.  T.  Zammarano  ;  a  Gardo  (Migiurtinia)  da  L.  Bo¬ 
schis. 

Il  colore  di  questi  esemplari  è  molto  variabile,  dal  giallo 
chiaro,  al  giallo  verdastro  marginato  di  verde,  al  verde  chiaro 
orlato  di  scuro  ;  al  verde  scuro. 


MIRIAPODI  DELLA  SOMALIA  ITALIANA 


281 


E  una  delle  specie  più  diffuse  in  tutta  1’  Africa  centrale  e 
meridionale  ;  è  menzionata  da  quasi  tutti  gli  Autori,  e  già  nota 
anche  per  la  Somalia. 


9.  Rhysida  nuda  Newp.  somala  n.  subsp. 

Parecchi  esemplari  si  trovano  fra  il  materiale  portato  da  V. 
T.  Zammarano  e  provengono  da  Balli  (Basso  Uebi)  ;  moltissimi 
furono  raccolti  a  Gelib  (Somalia)  dal  Br.  Rufiùni.  Per  i  caratteri 
che  dirò  più  sotto,  questo  materiale  non  può  essere  ascritto  a 
nessuna  delle  subspecie  già  note  di  R.  nuda. 

Antenne  di  21  articoli,  ma  corte  tanto  che  raggiungono  ap¬ 
pena  il  V  tergile  ;  i  due  primi  articoli  e  il  terzo,  come  in  R. 
nuda  nudai. 

Piastra  dentale  dei  piemascelle  con  4  4  o  5  -f  5  denti. 

Tergiti  e  sterniti  come  in  R.  nuda  nuda. 

Il  prolungamento  coxopleurale  è  conico,  lunghetto,  con  2 
spine  apicali  ;  P  area  porosa  lo  occupa  quasi  per  intero,  lasciando 
libera  soltanto  una  stretta  zona  sotto  1’  apice  spinoso. 

I  paio  di  zampe  con  1  spina  tarsale  anteriore  ;  dal  II  al  IV 
0  V  paio,  2  spine  tarsali  ;  i  seguenti  con  1  spina  tarsale.  Tutti 
con  due  spine  ungueali. 

II  prefemore  delle  zampe  anali  è  sempre  senza  spine  ;  e 
manca  pure  della  salina  angolare. 

Colore  azzurro  olivastro,  con  zampe  più  chiare  ;  quelle  del' 
20'’  e  21"  paio  generalmente  sono  azzurrine. 

Lunghezza  lino  a  77  min. 

10.  Rhysida  liiliobioides  Xewp.  ahessynica>  Att. 

Un  esemplare  nella  raccolta  Zammarano,  proveniente  dal 
Medio  Uebi  (Somalia)  ;  uno  raccolto  a  E1  Bur  (Somalia)  da  E. 
Bovone  ;  ed  uno  a  Dante  (Somalia)  dal  Dr.  Talamonti. 

Questa  sottospecie  è  descritta  da  Attems  (5)  su  materiale 
dell’ Abissinia  ;  e  la  descrizione  si  attaglia  esattamente  ai  tre 
esemplari  somali,  salvo  per  il  colore  :  quello  di  E1  Bur  è  oliva¬ 
stro  :  e  gli  altri  due  sono  gialli,  più  o  meno  pallidi. 

Non  conosco  altre  citazioni  per  questa  sottospecie  ;  mentre 
la  sottospecie  R.  liiliobioides  'paucidens  Poc.  è  già  stata  raccolta 
in  Somalia. 


282 


P.  MANFREDI 


Geophilomorpha 

11.  Mecislocephahis  insularis  H.  Lue. 

Un  individuo  fu  raccolto  da  Zamniarano  a  Balli  (Basso  Uebi); 
altri  provengono  da  Gelib,  a  mezzo  Dr.  Ruflini. 

Benché.  Attems  ('4  bis)  dichiari  questa  specie  ubiquista  nelle 
regioni  tropicali,  non  compare  con  molta  frequenza  nei  lavori 
sulla  fauna  africana.  Xe  ho  trovato  la  citazione  in  Attems  (6)  per 
r  Angola  ;  e  in  Brolemann  (9)  per  il  Dahomei.  Mi  risulterebbe 
dunque  nuova  per  P  Africa  orientale. 

Pur  avendo  stabilito  di  rimandare  le  considerazioni  generali 
ad  una  prossima  nota,  in  cui  tratterò  dei  Diplopodi  somali,  non 
230SSO  omettere  un  accenno  alle  molte  e  notevoli  lacune  di  questa 
jDiccola  collezione. 

Basta  ricordare  la  mancanza  della  Scolopendra  snbspinipes 
Leach,  che  è  comunissima  in  tutti  i  paesi  trojiicali  ;  del  Tracliy- 
cormocephaìus  niirabdis  Por.,  già  raccolto  in  Somalia,  nell’Africa 
orientale  tedesca,  e  in  molte  altre  regioni  africane  ;  di  tutte  le 
s^iecie  del  genere  CormocephahiSj  ra^opresentate  in  molte  parti 
dell’  Africa  tropicale  ;  del  genere  Pseudocryptops  (fra  cui  Ps. 
ìcaUieri  Poc.,  dell’ Abissinia  e  della  Somalia)  ;  dei  generi  Otostig- 
rnn^  ed  AAlpe^^  j^ure  molto  diffusi;  di  tutti  i  Cryptopini  {Crypios^ 
Tìdgonocrypjtos  ed  Otocryptops)  :  di  Rliysida  lithobioides  paiici- 
dena  Poc.,  già  nota  jier  la  Somalia,  e  di  altre  specie  congeneri 
dell’Africa  orientale,  nella  sola  famiglia  degli  Scolopendromorplia] 
dei  generi  Orya^  Orplinaeiis^  Enrytion  per  i  Geopliilomorplia  : 
jier  com^irendere  quanto  ancora  rimanga  da  fare,  jDrima  che  della 
fauna  somala  si  possa  dare  un  quadro  che  risjionda  —  almeno 
sommariamente  —  alla  realtà. 

Tuttavia  il  fatto  che,  .pur  fra  cosi  gravi  lacune,  in  un  elenco 
che  comjirende  soltanto  11  specie,  si  trovano  rappresentati  8 
generi  diversi;  una  sj^ecie  [Scolopendra  canidens  canidens 
Xevqi.)  nuova  joer  l’ Africa  tropicale  ;  una  [Mecistocephaliis  ùisti- 
laris  H.  Lue.)  nuova  per  l’Africa  orientale;  nonché  una  specie 
ed  una  sottos^iecie  nuove  M  scienza  [Artlirorliabdus  somahis 
e  Pìiysida  nuda  somala),  valga  a  giustificare  la  imbblicazione 
di  questa  nota. 

Milano.  Acquario  Cicico,  dicembre  19S3  XIL 


MIRIAPODI  DELLA  SOMALIA  ITALIANA 


283 


Riassunto.  —  Elenco  di  Cliilopodi  raccolti  nella  Somalia  italiana  ; 
descrizione  di  ima  specie  ed  ima  sottospecie  nuove  [Arthrorh.ahflAns 
somalus,  e  Rhysida  nuda  Xewp.  siibsp.  somala). 


BIBLIOGRAFIA 


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et  dans  l’Afriqiie  Orientale.  Mn/n  Soc.  Ent.  de  Erculee  76.  (499-514). 

13)  —  1914.  ALn’iopodes  :  en  Resiiltats  scientitìqiies  dii  AMyage  de  Ch. 

Alliiaiid  et  R.  Jeannel  en  Afriqiie  Orient.  Paris.  (1-35). 

14)  Silvestri  1.  1895.  Chilopodi  e  Diplopodi  ;  in  Risultati  zoologici 

della  esplorazione  del  Giuba  e  dei  suoi  affluenti  compiuta  dal 
Capitano  Ah  Bottego  4/m.  AIus.  Genova  15  (481-490). 


284  P.  MANFREDI  -  MIRIAPODI  DELLA  SOMALIA  ITALIANA 

lo)  — ■  1897.  Cliilopodi  e  Dìplopodi  raccolti  dal  Gap.  V.  Bottego  durante 
il  suo  secondo  viaggio  nelle  regioni  dei  Somali  e  dei  Galla.  Ann. 
Museo  Genova  17,  (301-307 j 

16)  —  1898.  Cliilopodi  e  Diplopodi  dell’ ultima  spedizione  Bottego.  Ann. 

Museo  Genova  19,  (13.5-143). 

17)  —  1908.  Collezioni  zoologiche  fatte  nell’ Uganda  dal  Dr.  Bayon. 

Ann.  Aluseo  Genova  4  (457-478). 

18)  —  1909.  Il  Ruwenzori  :  Miriapodi.  Parte  Scientifica  Voi.  I.  Milano. 

U.  Hoepli.  (319-3.55). 

19)  Stefanini  G.  1930.  Sui  rapporti  biogeografici  della  Somalia  Italiana. 

Atti  Congresso  Geogr.  Italiano  V.  III.  (12  pag). 

20)  Verhoeff  K.  1904.  Uelier  die  Gattungen  der  Spinnenasseln.  Stz. 

Ber.  Ges.  Naturf.  Berlin  1904  (24.5-285). 


.CONSIGLIO  DIRETTIVO  pel  1933 


Presidente-.  De  Marchi  Dotfc.  Ooinm.  Marco,  Via  Borgonuovo  23 
(1932-33). 

Brizi  Prof.  Comm.  Ugo,  Viale  Romagna  33. 
(1933-34). 

Mariani  Prof.  Comm.  Ernesto,  Via  ladi¬ 
no  41  (1932-33). 

Segretario:  Moltoni  Dotfc.  Edgardo,  Museo  Civico  di  Storia  Nat. 
(1932-33). 

Vice-Segretario  :  Desio  Prof.  Cav.  Ardito,  Via  privata  Livorno  3 
(1933-34). 

Archivista:  IMauro  log.  Gr.  Uff.  On.  Francesco,  Piazza  S.  Am¬ 
brogio  14  (1932-33). 

/  Airaghi  Prof.  Carlo,  Via  Podgora  7. 

Micheli  Dotfc.  Lucio,  Via  Carlo  Goldoni^  32. 
Parisi  Dotfc.  Bruno,  Museo  Civico  di  Storia 
Naturale. 

Pugliese  Prof.  Angelo,  Via  Enrico  Besana  18 
Supino  Prof.  Cav.  Felice,  Via  Ariosto  20 
Turati  Confce  Gr.  Uff.  Emilio,  Piazza  S.  Ales¬ 
sandro  6. 

Cassiere:  Dotfc.  Ing.  Federico  Bazzi,  Via  Borghetfco  5  (1933). 
Bibliotecario  :  Dora  Setti. 


Consiglieri  :  ' 


V  ice-Presidenti 


(1932-33) 


ADUNANZE  SOCIALI 


Seduta  del  18  dicembre  1932 
Presiede  il  Presidente  Boti.  Marco  Be  Marchi 

Aperta  la  seduta  alle  ore  14,40  il  Presidente  dà  la  parola  al 
Segretario  che  legge  il  verbale  dell’ultima  adunanza  per  P ajipro- 
vazione.  Il  verbale  è  approvato,  indi  passando  alle  letture  il  Prof. 
B.  Parisi,  in  mancanza  dell’Autore,  presenta  la  memoria  del  Prof. 
I.  SciACCHiTANO  dal  titolo  :  I  Gordii  del  Museo  di  Milano. 

La  Dott.  P.  Manfredi  illustra  i  Mirìa'podi  della  Grotta  di 
Santa  Maria  Maddalena  sul  Monte  Vallestra  (Reggio  Emilia). 

Pinite  le  letture  il  Presidente  indice  la  votazione  dei  due 
Revisori  del  Bilancio  Consuntivo  1932,  che  dà  il  seguente  risul¬ 
tato  :  Prof.  L.  G.  Nangeroni  e  Dott.  Claudio  Barigozzi. 

Viene  in  seguito  nominato  Socio  effettivo  il  sig.  Corrado 
Calvassina  (Lecco),  proposto  da  M.  De  Marchi  e  Ed.  Moltoni. 

La  seduta  è  chiusa  alle  ore  15. 

Il  Segretario  :  Dott.  Ed.  Moltoni 

Seduta  del  5  febbraio  1933 
Presiede  il  Presidente  Boti.  Marco  Be  Marchi 

Letto  ed  approvato  il  verbale  dell’  ultima  seduta  il  Presi¬ 
dente  dà  la  parola  al  Prof.  E.  Supino  che  riassume  i  Primi  re¬ 
sultati  degli  studi  sulla  Fauna  delle  risaie. 

Le  letture  della  Prof.  L.  Gianferrari,  in  mancanza  dell’ A., 
vengono  rimandate  alla  prossima  seduta. 

Il  Dott.  G.  Scortecci,  ottenuta  la  parola,  illustra  i  suoi  studi 
sugli  Anfibi  somali  e  sulle  raccolte  zoologiche  e  questioni  zoo- 
geografiche  della  Somalia  italiana. 


ADUNANZE  SOCIALI  DELL'ANNO  1933 


287 


Il  Dott.  Ed.  Moltoni  ricorda  le  catture  dell’ Aquila  impe¬ 
riale  in  Italia  dando  pure  notizie  sulla  distribuzione  geografica 
di  questo  singolare  rapace. 

Il  Dott.  Moltoni  presenta  la  nota  preliminare  della  Dott.  M. 
Racah  dal  titolo  :  Contributo  allo  studio  delle  espansioni  ner¬ 
vose  dei  muscoli  striati  dei  Pesci. 

Il  Presidente,  terminate  le  letture,  illustra  il  Bilancio  Con¬ 
suntivo  del  1932,  indi  lo  mette  in  votazione. 

Viene  approvato  ad  unanimità  con  un  voto  di  speciale  plauso 
per  il  Presidente. 

La  votazione  indetta  per  la  nomina  di  un  Vice  Presidente, 
del  Vice  Segretario  e  del  Cassiere  dà  il  seguente  risultato  : 

Vice  Presidente  :  Prof.  Comm.  Ugo  Brizi 
Vice  Segretario  :  Prof.  Cav.  Ardito  Desio 
Cassiere  :  Ing.  Dott.  Federico  Bazzi. 

Riesce  pure  eletta  Socio  effettivo  la  Direzione  del  Museo 
entomologico  «  Pietro  Rossi  »  (Duino),  proposta  da  B.  Parisi  e 
F.  Bazzi. 

Presentate  le  pubblicazioni  giunte  in  omaggio  la  seduta  è 
chiusa. 

Il  Segretario  :  Dr.  Ed.  Moltoni 


Seduta  del  12  marzo  1933 
Presiede  il  Presidente  Dott.  Alarco  De  Marchi 

Letto  ed  approvato  il  verbale  della  seduta  precedente,  il  Pre¬ 
sidente  dà  la  parola  alla  Prof.  L.  Gtianferrari  che  presenta  le 
seguenti  memorie  :  Xuove  catture  di  Cyprinodon  nella  Somalia 
Italiana  :  Regressione  cavernicola  ed  embriologia  sperimentale  ; 
Cyprinodon  Zaccarinii  n.  sp.  della  Migiurtinia  :  Nuova  varietà 
di  Cyprinodon  Zaccarinii  ;  Figure  del  Museo  Civico  di  Storia 
Naturale  di  Milano  :  «  Emilio  Cornalia  ». 

Ha  quindi  la  parola  il  Prof.  L.  Fenaroli  che  dà  notizie 
delle  sue  recenti  ricerche  nelle  Alpi  di  tipologia  forestale. 

La  memoria  del  Signor  C.  Koch  dal  titolo  :  Osservazioni 
circa  una  nuova  interpretazione  della  sistematica  del  genere 


288  ADUNANZE  SOCIALI  DELl’  ANNO  1933 

Anthopliagus,  viene  letta  in  mancanza  dell’ Autore  dal  Dr.  M. 
De  Marchi. 

Il  Presidente  dopo  aver  dato  conoscenza  e  commentato  il 
Bilancio  Preventivo  sociale  per  il  1933  lo  mette  in  votazione  ; 
viene  approvato  all’  unanimità. 

Si  procede  quindi  alla  votazione  per  la  nomina  di  nuovi  soci  ; 
risultano  eletti  a  maggioranza  quali  soci  effettivi  il  Signor  Prof. 
Sebastiano  Calabro  (Torino)  jDroposto  da  L.  Kegri  e  L.  Paiteri 
e  VIng.  Tclien  Ni  Kia  (Bruxelles)  proposto  da  S.  De  Capitani 
ed  Edg.  Moltoni. 

Presentate  le  pubblicazioni  giunte  in  omaggio,  la  seduta  è 
chiusa. 

p.  Il  Segretario  :  Prof.  L.  Penargli 

Seduta  del  21  maggio  1933 
Presiede  il  Vice  Presidente  Prof.  E.  Mariani 

Il  Presidente  scusata  P  assenza  del  Doti.  Marco  De  Marchi 
invita  il  Segretario  a  dar  lettura  del  verbale  della  seduta  prece¬ 
dente.  Il  verbale  è  letto  ed  approvato. 

Prima  di  dar  inizio  alle  letture  il  Prof.  Mariani  commemora 
brevemente  i  Soci  defunti  Prof.  Elvezio  Cantoni,  appartenente  alla 
nostra  Società  del  1878,  ed  il  Dott.  Gerolamo  Serina. 

Il  Dott.  B.  Parisi  dà  notizia  di  nn  singolare  adattamento 
di  nn  granchio  della  Cina  nelle  acque  dell’  Elba. 

La  Prof.  L.  Gianferrarl  illustra  i  suoi  recenti  studi  sul 
genere  Barba  s  ed  iCiprinidi  cavernicoli  somali. 

Il  Dott.  G.  Ferri  presenta,  corredandola  con  tavole  colorate 
dal  vero,  la  sua  nota  sui  Funghi  parassiti  di  funghi. 

Terminate  le  letture  e  presentate  le  pubblicazioni  giunte  in 
omaggio  la  seduta  è  chiusa. 

Il  Segretario  :  Dr.  Edgardo  Moltoni 


Seduta  del  25  giugno  1933 

Presiede  il  Presidente  Dott.  Marco  De  Marchi 

Dopo  che  fu  letto  ed  approvato  il  verbale  della  precedente 
adunanza  il  Dott.  Edg.  Moltoni  fa  conoscere  ulteriori  osserva- 


ADUNANZE  SOCIALI  DELL’ ANNO  1933  289 

zioni  da  lui  fatte  nelle  garzai  e  di  Greggio  {Vercelli)  e  di 
Casalino  fXovaraJ. 

La  Dott.  T.  Stolz  Picchio  rende  note  le  sue  considerazioni 
sulla  Ho  smina  long  ir  os  tris  in  rapporto  agli  stadii  di 
sviluppo  e  la  classificazione.  • 

Il  Segretario,  in  mancanza  dell’Autore,  legge  il  sunto  della 
lettura  del  Dott.  L.  Pacciolà  su  V  Ophidion  harhatum,  L. 
e  la  sua  vescica  natatoria.  Il  Prof.  B.  Parisi  osserva  che  non 
essendo  sufficiente  la  lettura  del  sunto  presentato  sarebbe  utile, 
prima  di  autorizzarne  la  pubblicazione,  esaminare  ulteriormente 
il  manoscritto.  Si  dà  mandato  alla  Presidenza  di  voler  curare 
quanto  sopra. 

Il  Dott.  G.  Scortecci  presentale  sue  note  sulV Atractaspis 
Scliudtzei  e  sui  Pristurus  della  Somalia' italiana comunica 
inoltre  la  descrizione  di  un  nuovo  rettile  il  L  eptoty  plilop  s 
y  emeni  cu  s. 

Isella  votazione  per  la  nomina  a  Socio  effettivo  riescono  eletti 
la  Dott.  Livia  Piroccìii  (Milano),  proposta  da  T.  Stolz  Picchio 
e  da  B.  Scbreiber  e  V  Ing.  Vincenzo  Alannucci  (Milano),  pro¬ 
posto  da  Edg.  Moltoni  e  St.  Mannucci. 

Il  presente  verbale  viene  letto  ed  approvato  seduta  stante. 

Il  Segretario  :  Dr.  Edgardo  Moltoni 


Seduta  del  26  novembre  1933 
Presiede  il  Presidente  Dott.  Marco  De  Marchi 

Aperta  la  seduta  il  Presidente  dà  la  parola  al  Dott.  Ed. 
Moltoni  che,  in  mancanza  dell’  A.  presenta  la  memoria  della 
Dott.  Erancesca  Cavallini  dal  titolo  :  Molluschi  acquatici  del 
Pavese. 

Indi  la  Dott.  P.  Manfredi  illustra  i  Miriapodi  della  Somalia 
pervenuti  recentemente  al  Museo  Civico  di  St.  Nat.  di  Milano. 

Il  Prof.  B.  Parisi,  in  mancanza  dell’Autore,  presenta  il  lavoro 
del  sig.  A.  Scbatmayr  del  Museo  di  Duino  riguardante  i  Risultati 
scientifici  della  spedizione  entomologica  di  S.  A.  S.  il  Principe 
A.  della  Torre  e  Tasso  nelV Africa  settentrionale  e  Sicilia. 


290 


ADUNANZE  SOCIALI  DELL’ ANNO  1933 


Terminate  le  letture  il  Presidente  rende  note  alcune  tratta¬ 
tive  avvenute  tra  la  Presidenza  ed  il  Ministero  dell’  Educazione 
iSlazionale  riguardo  il  Regolamento  della  nostra  Società. 

Prima  di  passare  alla  votazione  della  nomina  a  Socio  effet¬ 
tivo  dei  signori  proposti  all’  0.  d.  g.  il  Presidente  si  compiace 
di  poter  notificare  che  il  Socio  Effettivo  Dott.  G.  B,  Fioridia  ha 
chiesto  il  passaggio  a  Socio  Perpetuo. 

Sono  riusciti  eletti  Soci  effettivi  i  seguenti  signori  :  Dott. 
Francesco  Pesce  (Longarone),  proposto  da  M.  Cengia  Sambo  e 
Ed.  Moltoni  ;  Prof.  R.  Ciferri  (Pavia),  proposto  da  B.  Parisi  e 
Ed.  Moltoni. 

Presentate  le  pubblicazioni  giunte  in  omaggio,  tra  le  quali 
hanno  speciale  interesse  alcune  annate  di  periodici  gentilmente 
donate  dall’  Ing.  Dott.  Cav.  Serafino  De  Capitani,  la  seduta  è 
chiusa. 


Il  Segretario  :  Dott.  Edgardo  Moltoni 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI 


AFRICA 

1.  South  African  Museuin  —  Cape  Town  (1898  Annals,  1903 

Report). 

2.  Durhan  Museum  —  Durhan  (1914  Annals). 

3.  Natal  Museum  —  Pietermaritzburg  (1906  Annals^  1906  Re¬ 

por  t). 

4.  Transvaal  Museum  —  Pretoria  (1909  Annals). 

5.  Société  entomologique  d’ Egypte  —  Cairo  (1908  Bulletin.^ 

1908  Mèmoires). 

6.  Société  d’Histoire  naturelle  de  l’Afrique  du  Nord  —  Alger 

(1924  Bulletin). 

7.  Station  Oceanographique  de  Salamhò  —  Salamhò  (Tunisia) 

(1933  BiiUettin). 

8.  East  Africa  and  Uganda  IS aturai  History  Society  —  Nai¬ 

robi  (1914  Journal). 

AMERICA  DEL  NORD 

CANADA 

9.  Dominion  of  Canada.  Department  of  Agriculture,  Entomo- 

logical  Branch  (1918  Circular). 

10.  Nova  Scotian  Institute  of  Science  —  Halifax  (1870  Procee- 

dings). 

11.  (jreological  and  Naturai  History  Survey  of  Canada  —  Ot¬ 

tawa  (1879  Rapport  annuel.  1883  Catalog.  Canaclian  Ptants^ 
1885  Contr.  canad.  Palaeontology  e  altre  pubblicazioni). 

12.  Canadian  Institute  —  Toronto  (1885  Proceedings^  1890 

Iransactions). 


MESSICO 

13.  Instituto  geologico  de  Mexico  —  México  (1898  Boletin,  1903 
Parergones^  cont.  col  titolo  Anales). 


292 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI 


14.  Sociedad  mexicana  de  Biologia  (1920  Revista), 

15.  Insti  luto  de  Biologia  —  Mexico  (1930  Anales). 

STATI  UNITI 

16.  The  Michigan  Academy  of  Science  —  Ann.  Arhor  (1904 

Annual  Rejiort,  1918  Miscellaneous  Puhlicatioìis ,  1917-18 
Occasionai  Papers  of  thè  Museum  of  Zoology^  1923 
Paper s  of  thè  Alichigan  Academy  etc.). 

17.  Maryland  Geological  Sarvey  —  Baltimore  (1897  Reports). 

18.  University  of  California  —  Berkeley,  California  (1902  Pu- 

blications). 

19.  American  Academy  of  Arts  and  Sciences  —  Boston  (1868 

Proceedings). 

20.  Boston  Society  of  Naturai  History  — •  Boston  (1862  Procee¬ 

dings,,  1866  Memoirs,  1869  Occasionai  Papers). 

21.  Buffalo  Society  of  Naturai  Sciences  —  Buffalo  N.  Y.  (1886 

Bulletin). 

22.  Museum  of  Comparative  Zoòlogy  at  Harvard  College  — 
Cambridge,  Mass.  (1863  Bulletin,,  1864  Memoirs). 

23.  Field  Museum  of  Naturai  History  —  Chicago  (1895  Publi- 

cations). 

24.  Davenport  Academy  of  Naturai  Sciences  —  Davenport, 
lowa  (1876  Proceedings). 

25.  lowa  Geological  Survey  —  Des  Moines,  lowa  (1893  Annual 

Reporl). 

26.  Indiana  Academy  of  Science  —  Indianapolis,  Indiana  (1895 

Proceedings). 

27.  Cornell  Universi t}^,  Agricultural  Expeidment.  Station  — 

Ithaca,  New  York  (1915  Annual  Report,  1917  Bulletin,, 
1917  Memoirs). 

28.  Wisconsin  Academy  of  Sciences,  Arts  and  Letters  —  Ma¬ 

dison  (1895  Transactions,  1898  Bulletin). 

29.  University  of  Montana  —  Missoula  (1901  Bulletin). 

30.  Connecticut  Academy  of  Arts  and  Sciences  —  New-Haven 

(1866  Trans  ac  tions). 

31.  Binngham  Oceanographic  Collection  —  New-Haven  (1927 

Bulletiìi,  1929  Occasionai  Papers). 

32.  American  Museum  of  Naturai  History  —  New-York  (1887 

Bulletin,  1893  Memoirs,  1907  Anthropological  Papers,  1920 
is aturai  History,  1924  A.  M.  Novitates). 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI  293 

33.  Academy  of  Naturai  Sciences  —  Philadelphia  (1878  Pro- 

ceedings,  1884  Journal). 

34.  American  Philosophical  Society  —  Philadelphia  (1899  Fro- 

ceedings). 

35.  Geological  Society  of  America  —  Pochester,  N.  Y.  (1890 

Bidlelin). 

36.  California  Academy  of  Sciences  —  San  Francisco  (1854 

Pì'oceedings^  1868  Memoirs^  1880  Occasionai  Papers,  1884 
Bulletin). 

37.  The  Missouri  Botanical  Garden  —  St.  Louis  Mo.  (1898 

Annual  Repor t). 

38.  Washington  UniversitjT-  —  St.  Louis.  Mo.  (1913  Publi- 

cations). 

39.  Roosevelth  Wild  Life  —  Syracuse  (1925  Bulletin,  1926 

Annals). 

40.  Kansas  Academy  of  Science  —  Topeka,  Kansas  (1883 

Transaciions). 

41.  Tufts  College  - — •  Tufc,  Mass.  (1908  Studies). 

42.  University  of  Illinois  —  Urbana,  111.  (1916  Alonograplis). 

43.  United  States  Geological  Survey  —  Washington  (1872 

Annual  Report,  1873  Report,  1874  Biùlletin,  1883  Mi¬ 
nerai  Resources,  1890  Monographs,  1902  Pro/'ess.  Papers, 
1902  Water  Supply  ayid  Irrigation  Paper'). 

44.  Smithsonian  Institution  —  Washington  (1855  Ann.  Report, 

1910  Miscellaneous  Collections). 

45.  United  States  National  Museum  —  Washington  (1884  Bul¬ 

letin,  1888  Proceedings,  1889  Annual  Repiort,  1892  Special 
Bulletin,  1905  Contribulions  from  thè  U.  S.  N.  Herhariurn). 

46.  National  Academy  of  Sciences  of  thè  U.  S.  of  America  — 

Washington,  Publication  Office  Easton  (1^1^  Proceedings). 

47.  Carnegie  Institution  of  Washington  —  Washington  (1905). 

48.  Marine  Biological  Lahoratory  —  Wood  Hole,  Mass.  (1926 

Biological  Bulletin). 

ISOLE  HAWAII 

49.  Bernice  Panahi  Bishop  Museum  —  Honolulu  (1899  Memoirs, 

1900  Occasionai  Papers,  1922  Bulletin). 


294- 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI 


AMERICA  DEL  SUD 

ARGENTINA 

50.  Academia  Nacional  de  Ciencias  en  Cordoba  (1884  Boletin). 

51.  Museo  Nacional  de  Buenos  Aires  —  Buenos  Aires  (1867 

Anales). 

52.  Sociedad  Physis  para  el  cultivo  y  difusiòn  de  las  ciencias 

naturales  en  la  Argentina,  —  Buenos  Aires  (1912  Boletin). 

55.  Sociedad  Cientifica  Argentina  —  Buenos  Aires  (1921  Anales). 

54.  Universidad  Nacional  de  Tucuman  —  Tucuman  (Pubblica¬ 

zioni  diverse). 

BRASILE 

55.  Instituto  Oswaldo  Cruz  —  Rio  de  Janeiro  -  Manguinhos 

(1909  Memorias). 

56.  Museu  Paulista  —  San  Paulo  (1895  Revista). 

57.  Eolia  Clinica  et  Biologica  —  S.  Paulo  (dal  1929). 

58.  Museu  Nacional  de  Rio  de  Janeiro  (1876  Archivos,  poi  Re¬ 
vista). 

59.  Escola  sup.  de  Agricultura  e  Medicina  Veterinaria  — 
Nictheroy  (1918  Archivos). 

URUGUAY 

60.  Museo  de  Historia  Naturai  —  Montevideo  (1894  Annales). 

kS  \  k 

BORNEO 

61.  The  Sarawak  Museuin  —  Saraw^ak  (1911  Journal). 

GIAPPONE 

62.  Imperiai  University  of  Tòhoku,  Sendai  (1912  Reports). 

63.  Experimental  Station  of  Eorestry  —  Taihoku  (1911  Icones 

Plantarum  F ormo  sana  rum) , 

64.  Kyoto  Imperiai  University  —  Kyoto  (1924  Memoirs  of  thè 

College  of  Science). 

65.  Imperiai  University  of  Japan  —  Tokyo  (1860  Calendar.^ 

1898  Journal). 

66.  Tok}^  Universi!}^  of  Literature  and  Science.  (1932  Science 

Reports). 


ISTITUTI  scientifici  C0R,RISP0NDE]STI 


\, 


A 


295 


67.  Zoological  Institute,  College  of  Science,  Imperiai  University 

of  Tokyo  (1903  Contribution  from  thè  Zoological  Institute). 

68.  National  Research  Council  of  Japan,  Department  of  Edu- 

cation  (1922  Japanese  Journal  of  Botany^  Geology  and 
Geography).  ’ 

-69.  Academy  Ueno  Park  —  Tokyo  (1926  Proceeding  of  thè 
Imperiai  Academy). 


INDIA 


70.  Geological  Survey  of  India  —  Calcutta  (1858-59  Memoirs, 

1861  Memoirs  :  Palaeontologia  indica.^  1868  Records,  1898 
General  Report). 

71.  Asiatic  Society  of  Bengal  —  Calcutta  (1913  Journal  and 

Proceedings,  1913  Memoirs). 

72.  Zoological  Survey  of  India,  Indiali  Museum  —  Calcutta 

(1877  Annual  Report.,  1903  Memoirs.,  1909  Records). 

73.  Agricultural  Research  Institute  and  Principal  of  thè  Agri- 

cultural  College  —  Pusa  Bengal  (1906  Memoirs,  Botanical 
Series  and  Entomological  Series,  1910  Report,  1906  Re¬ 
port  on  thè  Progress). 

74.  Colombo  Museum  —  Colombo,  Ceylon  (1913  Spolia  Zey- 

lanica). 

ISOLE  FILIPPINE 

75.  Bureau  of  Science  of  thè  Government  of  thè  Philippine 

Islands  —  Manila  (1916  The  Philippine  Journal  of 
Science). 

SIAM 


76.  Siam  Society  —  (1927  Jowmal) 


A  U  S  T*R  A  L  I  A 

77.  Royal  Society  of  South  Australia  —  Adelaide  (1891  Tran- 
,  sactions  and  Proceedings,  1901  Memoirs). 

78.  Royal  Society  of  Tasmania,  The  Tasmanian  Museum  — 
Hobart  (1913  Papers  and  Proceedings). 

79.  Royal  Society  of  New  South  Wales  —  Sydney  (1876  Jour¬ 
nal  and  Proceedings). 

80.  Australiaii  Museum  —  Sydney  (1882  Report,  1890  Records). 

81.  Queensland  Museum  —  Brisbane  (1892  Annals,  Memoirs). 

» 

( 


20 


296 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI 


EUROPA 

AUSTRIA 

82.  Naturwissenschaftlicher  Verein  flir  Steiermark  —  Graz 

(1906  Mitteilunge'ìi). 

83.  Natnrwissenchafr.l.  inedizinischer  Verein  zu  Innsbruck  (1870 

BericTit). 

84.  Anthropologische  Gesellscliaft  —  Wien  (1870  Mitteilungen). 

85.  Geologische  Sfcaatsanstalt  —  Wien  (1850  Jahrbiich,  1852 

Ahhandlungen,  1871  ^^érhandlungen). 

86.  Naturhistorisches  Museuin  —  Wien  (1886  Annalen). 

87.  Zoologisch-botanische  Gesellscbaft  —  Wien  (1853  Verhand- 

liingeri). 

BELGIO 

88.  Académie  Royale  de  Belgi que  —  Bruxelles  (1865  Annuaive 

et  Bidletiìi,  1870  Mémoires). 

89.  Musée  Roy.  d’Histoire  nat.  de  Belgique  —  Bruxelles  (1877 

Annales^  1882  Biilletin,  1903  Mémoires). 

90.  Sociéfcé  Belge  de  géologie,  de  paléontologie  et  d’ li37-drologie 

• — ■  Bruxelles  (1888  Bidletin). 

91.  Société  entomologiqne  de  Belgique  —  Bruxelles  (1857  An~ 

nales,  1892  Mémoires). 

92.  Société  Royale  zoologique  et  malacologique  —  Bruxelles 

(1863  Annales.^  1872  Procès-verbcmx  des  Sèances). 

93.  Société  Ro3^ale  de  botanique  de  Belgique  —  Ixelles-les- 

Bruxelles  (1862  Bulletvis). 

94.  Société  ejitoinologique  namuroise  — ■  Nainur  (1923  Revue 

mensuelle). 

95.  Musée  du  Congo  Belge  —  Tervueren  (Pubblicazioni  diverse). 

BULGARIA 

96.  Institutions  Royales  d’Histoire  Naturelle  —  Sophia  (1928 

Bidlettin). 

CECOSLOVACHIA  . 

97.  Société  des  Sciences  de  Bohème  —  Praga  (1910  Jahreshe- 

richl,  ora  Resumé  da  compie  venda.,  1890  Sitzungsbe- 
richte^  ora  Mémoires). 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI  297 

98.  Académie  des  Sciences  ;  Ceske  Akademie  ved.  a  Umeni 

Fraglie  (1908  Bulletin  et  Rozpravy). 

99.  Club  Mycologique  Tcbecoslovaque  à  Fraglie  —  Fraga 

(1924  Mykologia  Bulletin). 

DANZICA 

100.  Naturforscheiide  Gresellscliaft  —  Danzig  (1881  Schrìflen). 

101.  Westpreussich.  botanisch-zoologischer  Verein-Danzig  (1908 

Berichl). 


FINLANDIA 

1Q2.  Societas  prò  fauna  et  flora  fennica  —  Helsingsfors  (1848 
Noliser,  1875  Acta,  1876  Meddelanden). 

103.  Acta  forestalia  fennica.  —  Helsingsfors  (1913). 

104.  Societas  Zool -botanicae  fennicae  —  Helsingsfors  (1923 

Annales). 

FRANCIA 

105.  Société  Fiorimontane  —  Annecy  (1860  Revue). 

106.  Société  des  Sciences  physiques  et  natiirelles  de  Bordeaux 

(1867  Alèmoires^  1895  Procès  veròaux). 

107.  Société  Linnéenne  de  Bordeaux  —  Bordeaux  (1838  Actes). 

108.  Académie  des  Sciences,  belles-lettres  et  arts  de  Savoie  — 

Chambéry  (1851  Alémoires,  1879  Documents). 

109.  Société  nationale  des  Sciences  naturelles  et  mathémati- 

ques  de  Cherbourg  (1855  3Iémoires). 

110.  Société  d’Agriculture,  Sciences  et  Industries  —  Lyon  (1867 

Amiales). 

111.  Université  de  Lyon  (1891  Annales). 

112.  Institut  de  Zoologie  de  l’ Université  de  Montpellier  et 

Station  Zoologique  de  Cette  (1885  Travaux,  1905  Alè- 
nioires,  1903  Sèrie  mixle  :  Alérnoires). 

113.  Muséum  d’ Histoire  Naturelle  de  Marseille  [1^01  Annales). 

114.  Société  des  Sciences  naturelles  de  F  Quest  de  la  France 

—  Nantes  (1908  Bulletin). 

115.  Annales  des  Sciences  naturelles,  zoologie  et  paléontologie 

etc.  —  Faris  (1905  Annales). 

116.  Muséum  d’Histoire  Naturelle  —  Faris  (1878  Nouvelles  Ar- 

chives.,  1895  Bidletin). 


298 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI 


117.  Societé  d’Antliropologie  de  Paris  —  Paris  (1894  Bulletin). 

118.  Société  géologique  de  Prance  —  Paris  (1872  Bullelin). 

119.  Sociéfcé  zoologique  de  Prance  —  Paris  (1920  Bulletin). 

120.  Uiiiversitè  de  Reimes  —  Rennes  (1902  Jravaux  scienti fiques). 

121.  Académie  des  Sciences,  arts  et  lettres  —  Rouen  (1877 

Précis  analytique  eie.). 

122.  Société  libre  d’ émulation,  du  commerce  et  de  l’ industrie 

de  la  Seine  Inférieure  —  Rouen  (1873  Bulletin). 

123.  Société  d’histoire  naturelle  —  Toulouse  (1867  Bulletin). 

124.  Société  d’Histoire  Naturelle  de  Colmar  —  Colmar  (1925 

Bulletin). 

GERMANIA 

125.  Naturhistorischer  Verein  --  Augsburg  (1855  Bericht). 

126.  Botanisclier  Verein  der  Provinz  Brandenburg  —  Berlin 

(1859  Verhandlimgen). 

127.  Gesellscbaft  naturforschender  Preunde  in  Berlin  —  Ber¬ 

lin  (1895  Sitzungsbericlite^  1908  Archiv  fùr  Biontologie). 

128.  Sclilesisclie  Gesellscbaft  fiir  vaterlandische  Cultur  —  Bre- 

slau  (1857  Jahresheynchl,  1923  Jahrbùcher). 

129.  Verein  fiir  Naturkunde  zu  Cassel  —  Cassel  (1880  Be¬ 

richt,  1897  Abhandlungen  und  Bericht). 

130.  Naturwissenschaftlicher  Verein  —  Karlsruhe  (1922  Ver- 

handlungen). 

131.  Naturwissenscbaftliclie  Gesellscbaft'  Isis  —  Dresden  (1862 

Sitzungsbericlite  und  Abhandlungen). 

132.  Pbysikalisch-mediciniscbe  Societat  —  Erlangen  (1865  Bit- 

zungsberichte). 

133.  Senkenbergisebe  naturforsebende  Gesellscbaft  —  Prank- 

furt  am  Main  (1871  Bericht,  1896  Abhandlungen). 

134.  Naturforsebende  Gesellscbaft  —  Preiburg  i.  Baden  (1890 

Bericht). 

135.  Zoologiscbes  Museum.  Hamburgisebe  Universitàt  —  Ham¬ 

burg  (1887  Mitteilungen). 

136.  Naturwissenscbaftlicber  Verein  —  Hamburg  (1846  Ab¬ 

handlungen,  1877  Verhandlungen). 

137.  Baverische  Akadeinie  der  Wissenschaften  —  Mlincben 

(1832  Abhandlungen,  1860  Sitzungsberichte). 

138.  Ornitbologiscbe  Gesellscbaft  in  Ba3^ern  —  Miincben  (1899 

Verhandlungen). 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI 


299 


189.  Mùnchener  Entomologische  Gresellschaft  —  Miinchen  (1924 
Mitteilungen). 

140.  Nassauischer  Verein  fùr  Natnrkunde  —  Wiesbaden  (1856 

Jcihrbucher) . 

INGHILTERRA 

141.  Cardiff  Natiiralists  Society  —  Gardiff  (1917  Transactions). 

142.  Dove  Marine  Laboratory  —  Cullercoats,  Northumberland 

(1912  Report). 

143.  Royal  Physical  Society  —  Edinburgh  (1858  Proceedìngs). 

144.  Geologi cal  Society  of  Glasgow  (1865  TransactAons). 

145.  Liverpool  Geological  Society  —  Liverpool  (1922  Frocee- 

dnigs). 

146.  Geological  Society  of  London  —  London  (1911  The  Qiiav- 

terly  Journal). 

147.  Royal  Society  —  London  (1860  Phil.  Transactions^  1862 

Proceedìngs). 

148.  Zoological  Society  —  London  (1833  Transactions,  1848 

Proceedìngs). 

149.  British  Museuni  of  Naturai  History  —  London  (1895  Ca¬ 

taloghi  e  pubblicazioni  varie). 

150.  Literary  and  philosophical  Society  —  Manchester  (1855 

Memoirs,  1862  Proceedìngs). 

151.  Marine  Biological  Association  of  thè  United  Kingdom. 

The  Plymouth  Laboratory  —  Plymouth  (1893  Journal). 

IRLANDA 

152.  Royal  Irish  Academy  —  Dublin  (1877  Transactions,  1884 

Proceeding). 

153.  Royal  Dublin  Society  —  Dublin  (1877  The  Scientific  Pro¬ 

ceeding  s  and  Transactions). 

154.  Department  of  Agriculture  and  Technical  Instructions  for 

Ireland  (Eisheries  Brandi)  —  Dublin  (1902  Report). 

ITALIA 

155.  R.  Accademia  di  scienze,  lettere  ed  arti  degli  Zelanti  — 

Acireale  (1889  Rendiconti  e  Memorie). 

156.  Société  de  la  Flore  Valdótaine  —  Aosta  (1909  Bidletin). 

157.  Ateneo  di  scienze,  lettere  ed  arti  —  Bergamo  (1875  Atti). 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI 


300 

158.  Accademia  delle  scienze  dell’  Istituto  di  Bologna  (1856 

Memorie,  1858  Rendiconti). 

159.  Laboratorio  di  Entomologia  del  B.  Istituto  Agrario  di 

Bologna  (1928  Bollettino). 

160.  Ateneo  di  Brescia  —  Brescia  (1845  Commentari). 

161.  Accademia  Grioenia  di  Scienze  Naturali  —  Catania  (1834 

Atti,  1888  Biillettino). 

162.  Biblioteca  Nazionale  Centrale  di  Firenze  —  Firenze  (1886 

Bidlettino). 

163.  «  Bedia  n  Giornale  di  entomologia,  pubblicato  dalla 

B.  Stazione  di  entomologia  agraria  in  Firenze  (1903). 

164.  B.  Istituto  Botanico  di  Firenze  —  Firenze  (1922  Pubbli¬ 

cazioni). 

165.  Società  botanica  italiana  —  Firenze  (1872  Nuovo  Giornale 

botanico.  Memorie,  1892  Bnllettino). 

166.  Società  entomologica  italiana  —  Genova  (1869  Bidlettino, 

1922  lìfemorie). 

167.  Società  Ligustica  di  Scienze  naturali  e  geografiche  —  Ge¬ 

nova  (1890  Atti). 

168.  Biblioteca  Nazionale  di  Brera  —  Milano. 

169.  Le  Grotte  d’  Italia  —  Milano  (dal  1927). 

170.  Società  Lombarda  per  la  pesca  e  l’Acquicoltura  —  Milano 

(1899  Bollettino). 

171.  Touring  Club  Italiano.  —  Milano  (1922  Le  vie  d' Italia, 

Le  vie  d’Italia  e  dell’ America  latina). 

172.  B.  Istituto  Lombardo  di  scienze  e  lettere  —  Milano  (1858 

Atti,  1859  Memorie,  1864  Rendiconti). 

173.  B.  Società  italiana  d’igiene  —  Milano  (1897  Giornale). 

174.  Società  dei  Naturalisti  —  Modena  (1866  Annuario,  1883 

Atti). 

175.  Istituto  Zoologico,  B.  Università  di  Napoli  (1904  Annuario). 

176.  Società  di  Naturalisti  —  Napoli  (1887  Bollettino). 

177.  Società  Beale  di  Napoli.  Accademia  delle  scienze  fisiche 

e  matematiche  —  Napoli  (1862  Rendiconto,  1863  Atti). 

178.  Orto  Botanico  della  B.  Università  di  Napoli  (1903  Ballet¬ 

tino). 

179.  Accademia  Scientifica  Veneto-Trentino-Istriana  —  Padova 

(1872  Atti,  1879  Bidlettino). 

180.  B,  Accademia  palermitana  di  scienze,  lettere  ed  arti  — 

Palermo  (1845  Atti,  1885  Bollettino). 

181.  B.  Istituto  ed  Orto  Botanico  di  Palermo  (1904  Bollettino). 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI  301 

182.  Il  Naturalista  Siciliano  —  Palermo  (dal  1896  con  inter¬ 

ruzioni). 

183.  Società  di  scienze  naturali  ed  economiche  —  Palermo 

(1865  Giornale,  1869  Bullettinó). 

184.  Società  toscana  di  scienze  naturali  —  Pisa  (1875  Atti  e 
Memorie,  1878  Processi  verbali). 

185.  R.  Scuola  Sup.  d’Agricoltura  in  Portici.  — -  (1907  Bollettino 
del  Laboratorio  di  Zoologia  generale  e  agraria). 

186.  Reale  Accademia  Medica,  Policlinico  Umberto  I.  —  Roma 

(1883  Atti.  1886  Bidlettinó). 

187.  R.  Accademia  dei  Lincei  —  Roma  (1876  Transunti  e  Ren¬ 

diconti,  1904  Memorie). 

188.  R.  Comitato  geologico  d’Italia  —  Roma  (1870  Bollettino). 

189.  Reale  Società  Geografica  italiana  —  Roma  (1870  Bollettino). 

190.  Società  italiana  delle  scienze  detta  dei  Quaranta  —  Roma 

(1862  Memorie). 

191.  Società  zoologica  italiana.  Museo  Zoologico  della  Regia 

Università  —  Roma  (1892  Bollettino). 

192.  P.  Accademia  Roveretana  —  Rovereto  (1861  Atti). 

193.  R.  Accademia  di  Agricoltura  —  Torino  (1871  Annali). 

194.  R.  Accademia  delle  Scienze  —  Torino  (1865  Atti,  1871 

Memorie). 

195.  Musei  di  zoologia  ed  anatomia  comparata  della  R.  Univer¬ 

sità  di  Torino  —  (1886  Bollettino). 

196.  Museo  civico  di  storia  naturale  —  Trieste  (1877  Bollettino 

della  Società  Adriatica). 

197.  Ateneo  Veneto  —  Venezia  (1864  Atti,  1881  Rivista). 

198.  R.  Istituto  Veneto  di  scienze,  lettere  ed  arti  —  Venezia 

(1860  Atti). 

199.  Accademia  di  agricoltura,  commercio  ed  arti  —  Verona 

(1862  Atti  e  Memorie). 

200.  «  Scientia  ii.  Rivista  internazionale  di  sintesi  scientifica. 

(1926). 

201.  Studi  Trentini  —  Rivista  della  Società  per  gli  Studi  tren¬ 
tini.  Trento  (dal  1926). 

202.  Reale  Accademia  d’Italia  —  Roma  (1932  Annuario,  Me¬ 

morie). 

LITUANIA 

203.  Paculté  des  Sciences  de  l’Université  de  Litliuanie  — 

Kaunas  (1926  Mémoires). 


302 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI 


LETTONIA 

204.  Société  de  Biologie  de  Lettonie  —  Biga  (1929  Bullettirì). 

NORVEGIA 

205.  Bergens  Museum  —  Bergen  (1911  Aarbok  e  Aarsheretnings). 

206.  Bibliothèque  de  P  Université  B.  de  Norvège  —  Cristiania 

(1880  Archiv). 

207.  Société  des  Sciences  de  Cristiania  (1859  Forhandlinger). 

208.  Stavanger  Museum  —  Stavanger  (1892  Aavsberetning). 

PAESI  BASSI 

209.  Musée  Teyler  —  Harlem  (1866  Archives). 

210.  Société  Hollandaise  des  Sciences  à  Harlem  (1880  Archives 

nèerlandaises), 

211.  Geologisch  Bureau  wor  liet  Nederlandsche  Miyngebied  te 

Heerlen  —  Heerlen  (1928  Yaarversìag). 

POLONIA 

212.  Service  géologique  de  Pologne  —  Varsavia  (1921-22  Bid- 

letin). 

213.  Institi!  M.  Nenki  —  Varsovie  (1921  Travaux). 

214.  Société  Polonaise  des  Naturalistes  Lwòw  ul  Dlugosza 

(1925  Kosinos). 

PORTOGALLO 

215.  Academia  Polytechnica  do  Porto  —  Coimbra  (1906  Annaes 

scienti  ficos). 

216.  Eolia  Anatomica  Universitatis  Conibrigensis  —  Coimbra 

(dal  1926). 

217.  Direcao  dos  Servicos  Geologicos  —  Lisboa  (1885  Comuni- 
caco  es). 

218.  Instituto  de  Anatomia,  Eaculdade  de  Mèdicina  da  IJniver- 
sidade  de  Lisboa  (1914  Archivo). 

ROMANIA 

219.  Société  des  Sciences  de  Cluj  —  Cluj  (1921  Bulletin) 

220.  Siebenburgischer  Verein  fiir  Naturwissenscbaften  —  Her- 

mannstadt  (1857  Verhandlungen). 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI 


303 


RUSSIA 

221.  Académie  des  Sciences  de  Russie  —  Leningrad  (1860-1914 

poi  1924  Bulletin). 

222.  Sociétó  des  Naturalistes,  Université,  (Laboratoire  de  Zoo¬ 

logie)  —  Leningrad  (1898  Section  de  Zooloogie,  1897 
Sec.  de  Botanique,  1897  Sec.  de  Geologie  et  de  Minera¬ 
logie,  1897  Comptes  Rendu). 

223.  Société  entomologique  de  Russie  (Musée  Zoologique  de 

l’Academie  des  Sciences)  —  Leningrad. 

224.  Institute  of  Comparative  Anatomy  of  thè  First  Univer¬ 

sity  Moscow  —  (1924  Revue  zoologique  russe). 

225.  Comité  géologique,  Académie  des  Sciences  de  Russie  — 

Leningrad  (1925  Travaux). 

226.  Institute  de  recherches  biologique  à  l’Universitè  de  Perm 

—  Perm,  Zaimka  (1926  Bulletin'). 

227.  Biolog.  Wolga  Station  —  Saratow  (1925  Arbeiten). 

SPAGNA 

228.  Junta  de  Ciencias  Naturales  de  Barcelona  —  (Pubblicazioni 

varie  dal  1917). 

229.  Sociedad  Iberica  (già  x4ragonesa  de  Ciencias  Naturales) 

—  Zaragoza  (1902  Boletvn). 

230.  Reai  Sociedad  Espanda  de  Historia  Naturai  —  Madrid 

G897  Actas  Anales.  1901  Boletin.  1903  Meinorias). 

\  1  1  j 

231.  Broteria,  Revista  Liiso- Braxileira.,  Colegio  del  Pasaje.  La 

Guardia  (Pontevedra)  (dal  1902). 

232.  Instituto  Espaìiol  de  Oceanograha  —  Madrid  (1916  Me- 

morias^  1924  Notas  y  resumenes). 

SVEZIA 

233.  Universitas  Lundensis  —  Lund  (1883  Acta). 

234.  Académie  Royale  suèdoise  des  Sciences  —  Stockholm  (1864 

Handlingar ^  1865  Fói'handlingaì'.i  1872  Bìhang.,  1903  Arkiv). 

235.  Kongl.  Vitterhets  Historie  och  Antiquitets  Akademiens  — 

Stockholm  (1864  Antiquayùsk-Tidskviff^  1872  Mdnadsblad). 

236.  Bibliothèque  de  1’  Université  d’Upsala  (Institution  géolo¬ 

gique)  —  Upsala  (1891  Meddelanden,  1894  BiUletin). 


304 


ISTITUTI  SCIENTIFICI  CORRISPONDENTI 


SVIZZEEA 

237.  Naturforschend©  Gesellschaft  —  Basel  {l'èbiiVerhandlungen). 

238.  Naturforsohende  Gresellscliaft  —  Bern  (1855  Mittheihmgen). 

239.  Société  helvétique  des  Sciences  naturelles  —  Bern  (1834-47 

Actes  o  Verliandlungen^  1860  Nouveauoc  Mémoires). 

240.  Naturforschende  Gesellschaft  —  Chur  (1854  Jahreshericht). 

241.  Insti  tilt  national  genevois  —  Genève  (1861  Bulletin^  1863 

Mémoires). 

242.  Société  de  physique  et  d’  liistoire  naturelle  —  Genève 

(1859  Mémoires.^  1885  Compie  Rendu  des  Sèances). 

243.  Società  Ticinese  di  Scienze  Naturali  —  Lugano  (1904 

Bollettino). 

244.  Société  Vaudoise  des  Sciences  naturelles  —  Lausanne 

(1853  Bullelin^  1922  Memoires). 

245.  Société  des  Sciences  naturelles  —  Neuchàtel  (1836  Mè- 

moires,  1846  Bulleiin). 

246.  Zùrcher  naturforschende  Gesellschaft  —  Ziirich  (1856 

Vierteljahrsschrift,  1901  Neujahrsblatt). 

247.  Commission  géologique  suisse  (Société  helvétique  des 

Sciences  naturelles)  —  Zùrich  (1862  Matèviaux  ponr  la 
Carte  géologique  de  la  Suisse). 

UNGHERIA 

248.  Bureau  Central  Ornithologique  Hongrois  —  Budapest  (1896 

Aquila^  Zeitsclirift  filr  Ornitkolcgie). 

249.  Ungarisch-geologischer  x4nstalt  —  Budapest  (1863  Fdld- 

tani,  1872  Mitteilungen^  1883  Jahreshericht). 

250.  Museo  nazionale  ungherese.  —  Budapest  (1897  Annales). 


ELENCO  DELLE  PUBBLICAZIONI 


RICEVUTE  IN  DONO  DALLA  SOCIETÀ 


1)  SuNAMOTO  Etsujiro  :  The  Elephant  —  (Voi.  1-2)  Tokyo 

1931-32. 

2)  Elorentino  Ameghino  :  Mamiferos  fósiles  de  Patagonia  y 

otras  cuestiones  —  La  Piata  1918. 

3)  Elorentino  Ameghino  :  Ungulados,  aves  y  desdentados  — 

La  Piata  1920. 

4)  Comi  Clelia  :  Le  anomalie  riscontrate  negli  aconidi  coltivati 

nella  Chanousia  durante  1’  anno  1929  —  Torino  1932. 

5)  Comi  Clelia  :  Sulla  sensibilità  al  contatto  dei  fiori  del  genere 

«  Gentiana  »  —  Poma  1928. 

6)  Parsali  Egidio  ;  Aggiunte  al  prodromo  della  Plora  Umbra 

—  Firenze  1933. 

7)  Penìa  Carla  :  Contributo  allo  studio  del  Paleogene  dell’  isola 

di  Podi  (Egeo)  —  Poma  1933. 

8)  Watters  P.  a.  :  The  intra-atomic  quantity  —  Peno  (Ne- 

vada)  1933. 

9)  Tillyard  P.  F.  :  The  panorpoid  complex  in  tbe  Britisb 

Pbaetic  and  Lias  (Br.  Mus.)  —  London  1933. 

10)  Bullettin  Société  Centrale  Forestière  de  Belgique.  — 

Année  38-39,  Bruxelles  1931-1932. 

(dono  Ing.  De-Capitani). 

11)  Bollettino  Società  Geologica  Italiana  —  Voi.  43-52,  1924- 

1933.  Poma. 

(dono  Ing.  De-Capitani). 


INDICE 


Cavallini  F.,  Molluschi  acquatici  del  pavese  f continua)  'pag. 


Facciolà  L.,  L’  Ophidton  harhatum  Linn.  e  la  sua 

vescica  natatoria  ........ 

Fenaroli  L.,  Saggi  di  tipologia  forestale  .  .  .  » 

Gianferrari  L.,  Cyprinodon  Zaccarinii  n.  sp.  della 

Migiurtinia  ......... 

—  iSTuova  varietà  di  Cyprinodon  Zaccarinii  .  .  » 

Koch  C.,  Osservazioni  circa  una  nuova  interpretazione 
della  sistematica  del  genere  Anthophagus  Gravh. 

(Col.  Staph.)  (con  1  Tav.)  .  .  .  .  .  » 

Kutassy  A.,  Su  alcuni  Aleg alodus  del  Monte  Campo 

dei  Fiori  (Varese)  (con  2  Tav.)  ....  » 


Manfredi  P.,  Doìistenus  Alenozzii  n.  sp.  della  fami¬ 
glia  Platydesmidae  (Miriapodi  Colobognati)  ;  e  altri 
Miriapodi  della  Calabria  ...... 

—  Miriapodi  della  Somalia  Italiana.  Chilopodi  .  .  » 

M Ditoni  Ed.,  Ulteriori  notizie  sulle  Garzale  di  Greggio 

(Vercelli)  e  di  Casalino  (Uovara)  (con  3  Tav.)  .  » 

—  Elenco  degli  uccelli  raccolti  dalla  Spedizione  ita¬ 

liana  al  Karakoram  1929  (VTI)  comandata  da 
S.  A.  E.  il  Duca  di  Spoleto ...... 

—  Elenco  degli  uccelli  raccolti  dal  Prof.  G.  Scortecci 

nella  Somalia  Centrale  e  Settentrionale  nel  1931  .  » 

Raucci  T.,  Ricerche  sulla  struttura  dei  muscoli  addut¬ 
tori  dei  bivalvi  ........ 

Schatzmayr  A.,  -Risultati  scientifici  delle  spedizioni 
entomologiche  di  S.  A.  S.  il  Principe  Alessandro 
Della  Torre  e  Tasso  nell’  Africa  settentrionale  e 
in  Sicilia  ......... 

Scortecci  G.,  Anfibi  della  Somalia  Italiana  (con  5  Tav.)  » 

—  Note  su  Atractaspis  Scliuìtzei  Sternfeld  .  .  » 

—  Leptotyplììops  yemenicus  sp.  n.  .  '  .  .  .  » 


174 

157 

71 


82 

86 


136 


232 


268 

275 

91 

209 

243 

219 


167 

5 

89 

165 


308 


INDICE 


Scortecci  G.,  Descrizione  preliminare  di  nuove  specie 
e  sottospecie  del  genere  PHsturus  della  Somalia 
Italiana  ......... 

Stolz-Picchio  T.,  Considerazioni  sulla  Bosìnina  longi- 
rostris  0.  D.  M.  . 

Turati  E.,  Lepidotteri  della  spedizione  di  S.  A.  R.  il 
Duca  di  Spoleto  al  Caracorum  nel  1929 

Cronaca  Sociale 

Consiglio  Direttivo  pel  1933  .  .  .  .  . 

Verbali  delle  Sedute  .  .  .  .  . 

Istituti  scientifici  corrispondenti  .  .  .  .  . 

Elenco  delle  pubblicazioni  donate  .  .  .  . 


pag. 

242 

» 

144 

» 

191 

^pag. 

285 

» 

286 

» 

291 

» 

305 

PRESENTED 

3  APR 1934 


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SUNTO  DEL  REGOLAMENTO  DELLA  SOCIETÀ 


(data  di  fondazione;  16  gennaio  18ò6) 


Scopo  della  Società  è  di  promuovere  in  Italia  il  progresso  degli 
studi  relativi  alle  scienze  naturali. 

I  Soci  possono  essere  in  numero  illimitato:  effettivi^  perpetui,  bene¬ 
meriti  e  onorari. 

I  Soci  effettivi  pagano  L.  40  all’anno,  in  una  sola  volta,  nel  primo 
bimestre  óelV anno,  e  sono  vincolati  per  un  triennio.  Sono  invitati  par¬ 
ticolarmente  alle  sedute  (almeno  quelli  dimoranti  nel  Regno  d’Italia) 
vi  presentano  le  loro  Memorie  e  Comunicazioni,  e  ricevono  gratuita¬ 
mente  gli  Atti  e  le  Memorie  della  Società  e  la  Rivista  Natura. 

Chi  versa  Lire  400  una  volta  tanto  viene  dichiarato  Socio' perpetuo» 

Si  dichiarano  Soci  benemeriti  coloro  che  mediante  cospicue  elargi¬ 
zioni  hanno  contribuito  alla  costituzione  del  capitale  sociale. 

A  Soci  onorari  possono  eleggersi  eminenti  scienziati  che  contribui¬ 
scano  coi  loro  lavori  all’incremento  della  Scienza. 

La  proposta  per  V  ammissione  cVun  nuovo  Socio  effettivo  o  perpetuo 
deve  essere  fatta  e  firmata  da  due  soci  mediante  lettera  diretta  al  Con¬ 
siglio  Direttivo  (secondo  l’Art.  20  del  Regolamento). 

Le  rinuncie  dei  Soci  effettivi essere  notificate  per  iscritto 
al  Consiglio  Direttivo  almeno  tre  mesi  prima  della  fine  del  3®  anno  di 
obbligo  o  di  ogni  altro  successivo. 

La  cura  delle  pubblicazioni  spetta  alla  Presidenza. 

Tutti  i  Soci  possono  approfittare  dei  libri  della  biblioteca  sociale, 
purché  li  domandino  a  qualcuno  dei  membri  del  Consigljo  Direttivo  o 
al  Bibliotecario,  rilasciandone  regolare  ricevuta  e  colle  cautele  d’uso 
volute  dal  Regolamento. 

Crii  Autori  che  ne  fanno  domanda  ricevono  gratuitamente  cinquanta 
copie  a  parte,  con  copertina  stampata,  dei  lavori  pubblicati  negli  Atti 
e  nelle  Memorie,  e  di  quelli  stampati  nella  Rivista  Natura. 

Per  la  tiratura  degli  estratti,  oltre  le  dette  50  copie  gli  Autori 
dovranno  involgersi  alla  Tipografia  sia  per  l’ordinazione  che  per  il 
pagamento.  La  spedizione  degli  estratti  si  farà  in  assegno. 


INDICI']  DEL  FASCICOLO  IIl-IA' 


A.  ScHATZMAYR,  Risultati  scientitici  delle  spedizioni 
entomologiche  di  S.  A.  S.  il  Principe  Alessandro 
Della  Torre  e  Tasso  nell' Africa  settentrionale  e 
in  Sicilia  .  .  .  .  .  .  .  .  pcifj.  167 

F.  Cavalijm,  Molluschi  acquatici  del  pavese  iconAiìnuC)  »  174 

E.  Turat  .  Lepidotteri  della  spedizione  di  S.  A.  R,  il 

Duca  di  Spoleto  al  Caracorum  nel  1929  .  .  »  191 

Ed.  Moltom.  Elenco  degli  uccelli  raccolti  dalla  Sj^e- 
dizione  italiana  al  Karakoram  1929  (VII)  coman¬ 
data  da  S.  A.  R.  il  Duca  di  Spoleto  .  .  ,  »  209 

T.  Raucci,  Ricerche  sulla  struttura  del  muscoli  addut¬ 
tori  dei  bivalvi  .  .  .  .  ^  .  ,  »  219 

-  A.  Kutassy,  Su  alcuni  Megalodas  del  Monte^  Campo 

dei  Fiori  (Varesei  (con  2  Tav.)  .  .  »  232 

Ct.  ScoRTECcq  lOescrizione  preliminare vdi  nuove  specie 
e  sottospecie  del  genere  Pri&tiirus  della  Somalia 


Italiana  .  .  .  .  .  .  .  .  .  »  242 

Ed.  Moltoni,.  Elenco  degli  uccelli  raccolti  dal  Prof. 

G.  Scortecci  nella  Somalia  Centrale  e  Settentrio¬ 
nale  nel  1931  .  .  •  .  .  .  »  245 

P.  Manfredi,  Dólisteaus  Menozzii  ii.  sp.  della  fami¬ 
glia  Platydesmidae  (Miriapodi  Colobognati)  ;  e  altri 
Miriapodi  della  Calabria  .  .  .  '  .  .  »  268 

—  Miriapodi  della  Somalia  Italiana.  Chilopodi  .  .  »  275 

Consiglio  Direttivo  pel  1933  .  ' .  .  .  »  285 

Verbali  delle  Sedute  .  .  .  .  -  .  .  V  .  »  286 

Istituti  scientificrTCorrispond enti  .  ..  .  .  .  »  291 

Elenco  delle  pubblicazioni  donate  .  .  .  /M  .  »  305 


Nel  licenziare  le  bozze  i  Signori  Autori  sono  pregati  di  notifi¬ 
care  alla  Tipografia  il  numero  degli  estratti  che  deside¬ 
rano,  oltre  le  50  copie  concesse  gratuitamente  dalla  Società, 
Il  listino  dei  prezzi  g)er  gli  estratti  degli  Atti  da  picbhlicarsi 
nel  1933  e  il  seguente  : 


COPIE 

^  25 

50 

75 

100 

Pag.  4 

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00 

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L.  12.— 

L.  17.— 

L.  22.— 

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u  31. — 

u  39. — 

U  16 

18.  - 

n  28.— 

ii  SI. — 

u  50.— 

NB.  -  La  coperta  stampata  viene  considerata  come  un  ^  /4  di  foglio. 


Per  d.eliber azione  del  Consigtio  Direttivo,  le  pagine  concesse 
gratis  a  ciascun  Socio  sono  ridotte  a  12  per  ogni  volume  degli 
Atti  ed  a  8  per  ogni  volume  di  Xatura,  che  vengono  portate  a 
10  se  il  lavoro  ha  delle  figure. 

Nel  caso  che  il  lavoro  da  stampare  richiedesse  un  maggior 
numero  di  pagine,  queste  saranno  a  carico  delV  Autore  (L.  25 
per  ogni  pagina^  degli  «  Atti  »  e  di  «  Natura  »y.  N^a^  spesa 
delle  illustrazioni  è  a  carico  degli  Autori. 

I  vaglia  in  pagamento  di  Natura,  e  delle  quote  sociali  devono  es¬ 
sere  diretti  esclusivamente  al  Dott.  Edgardo  Moltoni,  Museo  Civico 
di  Storia  Naturale,  Corso  Venezia,  Milano  (1I3Ì. 


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